Dal 2004 al 2009 nessun conto approvato per la mancata nomina del Collegio dei Revisori. Importanti spese previste e liquidate, mentre l’attività amministrativa restava ferma. Tutti i paradossi di una struttura finalmente avviata, superando la difficile ombra di mille contraddizioni
E’ bastato sfogliare solo alcune pagine dei “vecchi” bilanci dell’Autorità d’Ambito Ato3 Idrico Messina, per capire quanto complesso sia stato, per l’attuale amministrazione provinciale, uscire dal guado amministrativo e finanziario venutosi a creare dopo anni di buchi e silenzi. Sei anni di conti non approvati, di spese previste, liquidate ma mai “verificate” dall’organo competente. Una struttura di cartone per la quale è servita un’opera importante di risanamento, tale da rimettere in piedi la baracca e puntare diritto agli obietti prefissati. Diversi passi sono stati compiuti. Lo abbiamo ripetuto più volte, specie in concomitanza delle varie sedute dell’Assemblea dei Sindaci nel corso delle quali, finalmente, è stato partorito qualcosa. Condivisibili o meno, sono state prese delle decisioni (vedi correlati in basso): rinnovata la composizione della Sto, approvato il Pot, scelta la strada dell’affidamento del servizio ad una società in house (possibilità ancora da verificare). Ma è importante sapere cosa è successo prima di tutto ciò per comprendere fino in fondo la difficile situazione ereditata, all’ombra di gestioni “discutibili”.
Proprio per questo un passaggio fondamentale che ha permesso alla società d’ambito di tornare sul giusto binario è stato rappresentato dalla nomina dei revisori dei conti, giunta con Delibera della Conferenza n.5 del 3 dicembre 2009. I componenti, Pietro Gugliotta, Filippo Spadaro e Vincenzo Trignano, insediatisi il 20 gennaio 2010, hanno subito dovuto affrontare forse l’emergenza più complessa dell’Ato3 Idrico. Quella riguardante i bilanci, non approvati per anni proprio per la mancanza del propedeutico parere del Collegio, fino alla fine dello scorso anno mai nominato. All’appello mancavano nell’ordine i Bilanci relativi agli anni 2005, 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010 ed i Conti Consuntivi 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009. Un’analisi avviata dallo stesso Collegio, dalla quale sono emerse parecchie anomalie “sia di carattere formale che sostanziale”, così come scritto nelle singole relazioni redatte. Al di là dei pareri espressi, sono state “registrate” spese e costi assurdi per una macchina che negli anni aveva prodotto davvero poco.
Per avere un quadro generale di quale fosse la situazione fino a qualche tempo fa, “basta” leggere il responso di una verifica Ministeriale datata 13 giugno 2007, al termine della quale sono state evidenziate delle anomalie di natura amministrativa e contabile nella gestione della società d’ambito. Questi i parametri non rispettati: omessa individuazione della forma di gestione entro il termine perentorio dell’11.11.06; mancato avvio delle procedure per l’affidamento al gestore unico del “sistema idrico integrato” in contrasto con la normativa vigente, causa del mancato utilizzo dei finanziamenti comunitari; mancata nomina del collegio dei Revisori contabili; mancata approvazione dei bilanci; mancata corresponsione da parte dei Comuni, obbligatoriamente aderenti all’Ato degli importi dovuti per le spese di finanziamento, nonché la mancata attivazione da parte dell’organismo delle procedure di recupero previste; mancato contenimento della spesa per il personale sostenuta nel 2006 nei limiti dell’1% della corrispondente spesa sostenuta nel 2004; mancata riduzione del 10% dei compensi relativi a incarichi di consulenza in essere alla data del 30 settembre 2005; anomalie varie nella compilazione dei libri contabili; necessità di rivedere l’entità dell’importo assegnato all’economo per lo svolgimento dell’ordinario servizio.
Tanti altri elementi emergono poi dalle già citate le relazioni dei Revisori. Gli stessi hanno registrato ad esempio che i bilanci fino al 2007 non rispecchiavano il modello e le indicazioni previste per i rendiconti degli enti locali (DPR 194/96). A seguito del controllo è poi filtrato che sul libro mastro non risultavano correttamente registrate, per ogni capitolo di riferimento, alcune determine d’impegno di spesa, dunque non è stato per loro possibile verificare prontamente l’effettiva capienza del singolo capitolo stesso.
Sulla corretta gestione del personale dirigente i Revisori hanno avanzato alcune perplessità di carattere formale, in quanto i dirigenti avevano un contratto di lavoro con l’Ato, mentre fungeva da sostituto d’imposta la Provincia Regionale di Messina, che redigeva il relativo modello Cud. Gli emolumenti corrisposti ai dirigenti dipendenti dell’Ato venivano direttamente pagati in via anticipatoria dalla Provincia Regionale di Messina, così come previsto dall’art.7 del regolamento di organizzazione e funzionamento Sto, che ha avanzato ogni anno richiesta di rimborso pari a 367.689,60 euro. Ricordiamo, per una struttura praticamente “immobile”.
Problemi anche con il libro mastro, che per il Collegio presentava evidenti carenze in particolare per le spese del personale antecedente al 2008, in quanto non tutti i Comuni avevano inviato la documentazione necessaria per una corretta ricognizione contabile, tanto che i Revisori hanno invitato il nuovo Dirigente della Sto ad effettuare, come già fatto per il 2008 e il 2009, una ricognizione di tutti i residui al fine di un loro riaccertamento.
I revisori hanno inoltre scritto che non sussiste un inventario dei beni, tanto che non è stato possibile attestare la completezza e l’attendibilità dei conti. Evidenziato inoltre che nell’anno 2007 la dirigenza della Sto si è fornita di beni strumentali mai utilizzati e per importi elevati. “Sarà compito dell’attuale dirigenza provvedere alla utilizzazione o alla dismissione di tali beni nell’interesse dell’Ato”. si legge. Rilevata inoltre la mancanza del regolamento di contabilità: “La contabilizzazione delle spese e delle entrate non è stata correttamente tenuta – spiegano i tre componenti -, tant’è che il libro mastro presenta irregolarità nelle annotazioni”. Nel corso degli anni, infine, non è stato fatto ricorso ad anticipazioni di tesoreria, constatato il mancato incasso dei trasferimenti da parte dei Comuni convenzionati. Per far fronte agli impegni di pagamento assunti dalla Società d’Ambito nella sua fase iniziale, è stata così la Provincia Regionale di Messina ad anticipare a favore dell’Ato le somme richieste.
Domani, per capire ancora meglio cosa è successo in questi anni, riporteremo una scheda “anno per anno” rispondente alle varie anomalie riscontrate e riportate nelle relazioni sottoscritte dai Revisori dei Conti.
