Il premier definisce -dissenata- l'operazione di costituzione di gruppi autonomi in Parlamento e fa cadere il veto nei confronti del partito di Storace, annunciando l'ingresso di suoi uomini nell'esecutivo prima delle prossime elezioni. Glissa sulla volontà di Micciché di fondare il Partito dei Siciliani, mentre rivela di essere stato contattato da deputati centristi -leali- alla maggioranza che non vogliono seguire la linea tracciata da Casini e Cesa. Prima di tornare a Roma incontra Lombardo per una stretta di mano. Un tifone politico
Intensa giornata politica quella vissuta ieri sull’asse Taormina-Palermo-Roma. La presenza del premier Silvio Berlusconi nel centro jonico, in occasione della convention nazionale de La Destra di Storace, è divenuta occasione per parlare della complessa situazione venutasi a creare negli equilibri interni al centrodestra, anche in rapporto al nascente quarto governo siciliano che potrebbe vedere la luce dalla spaccatura di alcuni partiti, come PdL e Udc. E il Presidente del Consiglio, come nel suo stile, non le ha certamente mandate a dire. Tre le linee tracciate: ignora -ufficialmente- la volontà dichiarata dal PdL Sicilia, con Micciché che in giornata aveva annunciato la nascita del PPS, Partito dei Siciliani, comunque nelle intenzioni iniziali fedele al premier; annuncia la possibile alleanza con la parte dell’Udc che non vuole guardare a sinistra; attacca ancora una volta Fini, definendo -dissennata- l’operazione di costituzione di gruppi autonomi in Parlamento. E poi fa cadere il veto nei confronti de La Destra, voluto dallo stesso Gianfranco Fini, annunciando l’ingresso di uomini di Storace nella squadra di governo anche prima delle prossime elezioni, a partire dal Comune di Taormina ad esempio. Rimpasto locale alle porte?
Berlusconi arriva nel Palazzo dei Congressi di Taormina accolto da applausi scroscianti, così come quelli riservati all’esponente siciliano del partito di Storace, Nello Musumeci. Subito un messaggio rivolto agli alleati -ritrovati-: «Anche quando abbiamo avuto screzi lo abbiamo fatto sempre guardandoci negli occhi e in piena lealta». Poi il premier parla della situazione politica nazionale: «Non si tornerà alle urne prima del 2013, in Parlamento avremo l’appoggio di chi si aggiungera’ alla maggioranza per senso di responsabilita’ nei confronti del Paese». Autentica accellerata in vista dell’intervento in aula alla Camera del 28 settembre. Si dice poi rammaricato «per quello che ci ha portato il mese di agosto, in un momento gia’ difficile nella politica, quando il Paese riusciva a venir fuori da una drammatica crisi».
LA REPLICA DI FINI E LA GRANA MICCICHE’. «Per un minimo di serieta’ non vale la pena commentare». Cosi’ i leali a Gianfranco Fini stigmatizzano le parole di Berlusconi. «Se c’è un atto -dissennato- è l’espulsione di Gianfranco Fini dal Pdl, le parole di Silvio Berlusconi sono una -provocazione-». Ad affermarlo il parlamentare finiano Carmelo Briguglio: «Le riserve di ambienti internazionali e governi europei nei confronti del nostro Paese purtroppo sono ben altri a cominciare da una politica estera non lineare di cui i singolari rapporti con la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi sono un’evidenza non proprio apprezzata dai Paesi alleati. Le parole del presidente Berlusconi sono un atto di provocazione politica nella quale comunque non cadremo».
Un’altra grana che il premier è obbligato ad affrontare è quella legata all’area scissionista che fa riferimento a Gianfranco Micciché, che ha già fatto sentire il proprio peso nella frattura interna al PdL manifestatasi nel governo siciliano. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio annuncia che è tutto pronto per fondare il Partito del popolo dei siciliani (Pps), e lo fa attaccando il coordinatore nazionale Ignazio La Russa definito un ”fascista”. Il premier ha ufficialmente glissato sull’argomento, ma prima di partecipare alla festa taorminese ne ha parlato con alcuni dirigenti siciliani criticando tempi, modi e contenuti dell’iniziativa di Micciché. Poi ha chiamato La Russa per manifestargli la propria solidarietà (in serata sono arrivate le scuse dello stesso Micciché, giudicate troppo in ritardo). Un ragionamento che però è anche politico, perché la decisione dello stesso Micciché di fatto indebolirebbe il PdL in Sicilia e favorirebbe il disegno Lombardiano. In serata, arriva poi un post dal blog di Gianfranco Micciche’ a firma StaffSud, la redazione: «l’incontro tra Silvio Berlusocni e Gianfranco Micciche’ e’ stato caratterizzato da tanta simpatia e cordialita’. Nessuna critica, come maliziosamente qualcuno ha raccontato, ne’ sui tempi, ne’ sui modi, ma un grande abbraccio fraterno che ha ulteriormente rinsaldato una collaborazione che dura da sempre».
L’UDC CONTINUA A SPACCARSI Le parole pronunciate ieri da Berlusconi contribuiscono ad allargare la spaccatura tra l’area siciliana e quella romana dell’Udc, il partito che fino ad oggi aveva patito meno le fratture interne collocandosi nel ruolo di bilancia politica nelle varie competizioni elettorali. Il capo del Governo fa riferimento a «molti deputati siciliani che vivono con disagio in un partito che ha una base di un solido elettorato moderato e cattolico e che vuole invece allearsi con la sinistra». Nessun riferimento diretto, ma il collegamento è evidente. «Non facciamo calcio mercato», spiega Berlusconi, che anzi racconta come sia stato lui oggetto di contatti da parte di alcuni deputati nei confronti della maggioranza, quei siciliani in dissenso con la linea di Casini e Cesa.
«I casi sono due: o Berlusconi, come ha fatto costantemente in questi 15 anni, mentre dialoga con l’Udc cerca di rubargli i dirigenti, oppure, seconda ipotesi, alcuni parlamentari siciliani dell’Udc, si sono presentati da lui col cappello in mano. In entrambi i casi si tratta di politica di bassa lega e di squallide manovre trasformistiche che, come sempre accaduto in passato, porteranno nuova linfa e voti al nostro partito. Quindi, caro Presidente Berlusconi, per favore continui cosi». Ad affermalo il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, al quale risponde in maniera piccante Saverio Romano, il segretario siciliano: «Immagino che Berlusconi si riferisse a Micciché‚ che oggi ha annunciato la nascita di un suo nuovo partito.Cesa, anziché‚ prendersela con Berlusconi e continuare ad insultare i deputati dell’Udc che hanno espresso dissenso con frasi come tradimento per un piatto di lenticchie e cappello in mano, si preoccupi invece di affrontare con la politica una questione tutta aperta dentro il nostro partito. Comprendo le ragioni di Berlusconi che ha interesse a coltivare il nostro dissenso. Non comprendo invece Cesa e Casini che stanno facendo di tutto per spingerci fuori».
L’INCONTRO CON RAFFAELE LOMBARDO Per l’arrivo di Berlusconi, Taormina e’ stata blindata, con la chiusura temporanea del teatro greco di Taormina per il disappunto di molti turisti, soprattutto stranieri che non hanno potuto visitarlo. Prima di lasciare la Sicilia il premier ha incontrato il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, all’aeroporto di Catania. E’ stato un incontro istituzionale e cordiale. Lombardo ha atteso il premier nella pista dello scalo di Fontanarossa, i due si sono salutati con una stretta di mano. «Al presidente Berlusconi – ha dichiarato Lombardo – regalero’ due teste di ceramica realizzate da uno dei piu’ bravi maestri artigiani di Caltagirone, cosi’ il premier potra’ portare con se’ un pezzo di vera Sicilia». (E.RIGANO)
