In città non si placano le reazioni a seguito della mancata approvazione dell'emendamento per l'alluvione del primo ottobre. Per Sinistra e Libertà i politici messinesi e siciliani dimenticano “dettagli” importanti sperando di poter nascondere le responsabilità del governo “amico”
L’emendamento della vergona, così come è stato subito ribattezzato, presentanto dal capogruppo Udc al Senato Gianpiero D’Alia e sottoscritto anche dall’opposizione, in cui si richiedeva di destinare cento milioni di euro per l’alluvione di Messina, ha scatenato un vero e proprio terremoto politico.
Non sono mancate la reazioni, reazioni che tuttavia, se numericamente paragonate alle centinaia di dichiarazioni rilasciate a pochi giorni di distanza dalla tragedia, dagli esponenti del mondo politico locale e nazionale, non reggono il confronto…in negativo. Gli attacchi più duri, oltre a giugere naturalmente dall’opposizione, sono arrivati dall’ex-ministro della difesa Martino e dal proponente D’Alia. Il primo ha evidenziato come il dramma della città dello Stretto sia stato nettamente declassato rispetti ai fatti verificatesi in altre zone d’Italia, il secondo ha invece fatto riferimento alla costruzione del Ponte sullo Stretto e, soprattutto, alla facilità con cui il governo ha reperito i fondi sia per dare il via ai cantieri che per ricapitalizzare la la società Stretto di Messina. D’Alia, riscuotendo inevitabile approvazione tra le file dei “no pontisti”, ha infine proposto di bloccare la realizzazione dell’infrastruttura creando un comitato di mobilitazione.
Sull’argomento tornano oggi anche gli esponenti di Sinistra e Libertà che accusano i parlamentari siciliani di avere, purtroppo, la memoria corta: «Appena una settimana fa, a seguito della presentazione dell’emedamento, Buzzanca si dichiarava soddisfatto dell’iniziativa, segno di grande responsabilità. Oggi – affermano Ialacqua, Ginatempo e Restifo – sappiamo tutti come è andata a finire. I cento milioni sono spariti perché, come dice l’On. Martino, Tremonti e Calderoli hanno deciso altrimenti. Il sindaco minimizza e dice he si sta lavorando per farli rientrare dalla finestra, mentre l’on. Stagno D’Alcontres garantisce che il ministro dell’Ambiente sta recuperando 1 miliardo di euro per il dissesto idrogeologico in Italia (senza dire se Messina sarà ricordata in questo progetto). C’è qualcuno però che ha la memoria corta – continuano gli esponenti di Sinistra e Libertà. – Si dimentica l’on. Martino che il capo del governo è Berlusconi. Si dimentica l’on. D’Alcontres che il ministro Prestigiacomo è nel governo e poteva intervenire. Si dimenticano tutti che è il governo che aveva fatto proprio l’emendamento. Si dimenticano tutti, e soprattutto l’On. Buzzanca che gli è molto vicino, che l’on. senatore Nania non solo era fra coloro che potevano votare e far votare un provvedimento a favore di Messina, ma che Nania è uno dei reggenti del PDL per la Sicilia, nonché membro della commissione Territorio, Ambiente e beni ambientali del Senato, dove avrebbe potuto e potrebbe perorare la causa di Messina. Ha votato a favore o contro l’emendamento dei cento milioni? Secondo notizie apparse su organi d’informazione on-line sembra che addirittura il senatore Nania non abbia neanche partecipato al voto. Tutti con la memoria corta!».
Una riflessione che, soprattutto ripensando a come i politici di casa nostra hanno votato, o peggio ancora non votato, in occasione della seduta in senato, potrebbe essere condivisa, indipendentemente dai colori di appartenenza. Un’amara ma purtroppo reale constatazione, che non sembra far altro che dare conferma a quanto pensato e “visto” nell’ultimo mese: quella di Messina è un tragedia dimenticata, una fotografia già “sbiadita”, già in bianco e nero…
(foto Dino Sturiale)
(correlato in basso l’articolo sulla votazione dei senatori
