Caso Fiera, il commissario D’Amore: Bitto non è credibile. E anche tredici dipendenti prendono le distanze

Caso Fiera, il commissario D’Amore: Bitto non è credibile. E anche tredici dipendenti prendono le distanze

Caso Fiera, il commissario D’Amore: Bitto non è credibile. E anche tredici dipendenti prendono le distanze

venerdì 11 Febbraio 2011 - 14:44

L’esponente dell’Mpa risponde alle accuse del segretario aziendale della Cisl: «Un dipendente già licenziato due volte e ancora in corso di giudizio non è nelle condizioni di poter esprimere giudizi diffamatori sull’operato di una macchina amministrativa che evidentemente non conosce». Lettera aperta di tredici lavoratori dell'Ente

Fabio D’Amore non ci sta e alza lo scudo sull’Ente Fiera e sulla sua gestione da commissario, che a fasi alterne lo vede protagonista da quasi tre anni, ormai. Il leader di Risorgimento messinese, avamposto sullo Stretto dell’Mpa di Lombardo, di cui è commissario cittadino, ci tiene prima di tutto a ribadire che «stante la messa in liquidazione della Fiera di Palermo, la Fiera di Messina rimane l’unica realtà fieristica siciliana in grado ancora oggi d’intercettare cospicui fondi comunitari (sono giacenti alla Regione 15 milioni di euro, che rischiamo di perdere se il Comune di Messina non indicherà un’area dove costruire la nuova cittadella fieristica)». Una stilettata con un destinatario preciso, di stanza a Palazzo Zanca. Dunque D’Amore entra nel merito della “pietra dello scandalo”, se così la si può definire, la lettera-denuncia di Giovanni Bitto, dipendente da anni dell’Ente Fiera, che ha firmato la sua nota inviata all’assessore regionale alle Attività produttive Marco Venturi come segretario aziendale Cisl.

«In merito alla cassa di risonanza offerta alla disamina del dipendente Giovanni Bitto – afferma D’Amore – faccio presente che le affermazioni pretestuose, destituite di fondamento e lesive dell’azione di risanamento posto in essere nei due anni del mio mandato di commissario straordinario, troveranno opportune verifiche nelle sedi competenti. Concludo ricordando che la credibilità del soggetto in questione (ancorché sfiduciato dallo stesso sindacato che sostiene di rappresentare) appare incrinata dai due licenziamenti per fatti gravissimi ed ancora in corso di giudizio. I drastici provvedimenti ai quali Bitto è stato sottoposto dai precedenti commissari e soprattutto la cronica assenza lavorativa nei periodi di maggior operatività della Fiera, ritengo lo pongano nelle condizioni di non poter esprimere giudizi diffamatori sull’operato di una macchina amministrativa che, per quanto affermato, sembra evidentemente non conoscere».

A prendere le distanze dalle dichairazioni di Bitto anche tredici dipendenti dell’Ente Fiera, che in una lettera aperta parlano di «ennesimo colpo sui dipendenti di questa amata-odiata Fiera di Messina. “Persone” legate al destino di un Ente che dovrebbe disegnari e pianificarsi su strategie economiche e politiche e al quale possono contribuire solo con il loro “onesto lavoro”. Non vogliamo oggi commentare certe illazioni fatte sul personale proprio da un collega, ma desideriamo comunicare tutto il nostro dispiacere come “esseri umani” colpiti da chi dovrebbe con noi condividere la giornata lavorativa. Siamo tredici lavoratori che negli anni hanno dovuto adeguarsi alle varie vicissitudini di una struttura traballante, con un unico obiettivo prioritario, la salvaguardia dello storico Ente Autonomo Fiera di Messina e conseguentemente dei posti di lavoro».

«Tredici persone – si legge ancora nella lettera – che si prodigano giornalmente e operano senza trincerarsi dietro mansioni e/o qualifiche, a dispetto di chi, invece, cerca alibi per rimanere inoperoso alimentando quotidianamente un clima di tensione e mortificando la professionalità e l’abnegazione dei colleghi. L’apertura alle innovazioni sui metodi di lavoro, la flessibilità, il riferimento ai nostri competitori più prossimi, le collaborazioni con gli esperti nei vari settori sui quali l’Ente vuole strategicamente puntare. E’ questo l’atteggiamento dei dipendenti della Fiera che desiderano essere messi nelle condizioni di poter produrre “manifestazioni fieristiche” degne di essere chiamate tali. E’ per questo obiettivo che vogliamo lavorare senza guardare se il collega è un ex co.co.co. o è stato assunto con un concorso. Vogliamo essere considerati un team di lavoro e non dei “rubastipendi”. Far prevalere rancori passati, far apparire i conflitti generalizzati quando sono solo del singolo non è corretto e non fa bene a nessuno, soprattutto all’immagine dell’Ente. Apprezziamo che la Cisl si sia dissociata dal comunicato redatto dal dipendente Giovanni Bitto e la invitiamo, in accordo con le altre sigle sindacali, a porre in essere tutte le azioni utili e necessarie a difesa e tutela dei lavoratori dell’Ente». Forse ai lavoratori non interessa guardare se i colleghi sono ex co.co.co. o siano stati assunti con un concorso e magari è anche giusto così. Ma al cittadino questo potrebbe interessare, perché l’Ente Fiera è, appunto, un ente pubblico. Di tutti. Non una roccaforte politica.

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