I deputati fanno passerella, i consiglieri attaccano e l'ordine del giorno viene approvato alle ventitre e dodici
Seduta di consiglio straordinario oggi pomeriggio a Palazzo dei Leoni, convocato per discutere sul ruolo del Province e del loro futuro. Una seduta che come da indirizzo del Consiglio Direttivo dell’Unione delle Province Italiane (Upi), si svolge con l’obiettivo di approvare un ordine del giorno comune in tutti i consigli provinciali italiani, affinché si solleciti il Governo e il Parlamento alla rapida approvazione di norme per la semplificazione e la razionalizzazione delle funzioni di ogni livello di governo previsto dalla Costituzione, a partire dall’approvazione del disegno di legge delega sul federalismo fiscale e dalla presentazione in Consiglio dei Ministri del complesso dei provvedimenti relativi all’individuazione delle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Province e alla scrittura della nuova Carta delle autonomie locali. Un indirizzo dal quale Ricevuto ritiene di doversi distaccare vista la particolarità degli assetti regionali. Presenti oltre ai consiglieri, l’intera giunta provinciale, i sindaci di alcuni comuni della provincia, i deputati regionali Cateno De Luca, Giovanni Ardizzone, Giuseppe Picciolo, il senatore Gianpiero D’Alia, il parlamentare Francesco Stagno D’Alcontres, il presidente del consiglio comunale di Messina Pippo Previti e alcuni rappresentanti dei sindacati.
Ad introdurre la seduta il Presidente della Provincia Nanni Ricevuto, che esordisce sciorinando una serie di numeri in materia di spesa pubblica: «Lo Stato spende 66 miliardi l’anno per i comuni, 14 miliardi per le province, 78 per altri enti e consorzi. In che direzione si dovrebbe andare secondo voi in un’ottica di tagli?». E poi ancora: «Sapete quanti enti hanno compiti nei diversi territori provinciali italiani? 63 bacini indriferi montani, 191 consorzi di bonifica, 1099 enti parco e aeree protette, 91 ato acque, 131 ato rifiuti, 90 unioni dei comuni, 196 comunità montane, 600 enti strumentali regionali (formazione professionale, aziende per il turismo). Dati che la dicono lunga sui veri sprechi, sulla vera capacità di assolvere a competenze che hanno un vero rapporto con il territorio. Perché non si pensa ad un riordino dell’assetto istituzionale facendo riferimento agli altri Paesi europei? In Europa le riforme istituzionali hanno portato ad un netto consolidamento del livello di governo intermedio”. Si entra nello specifico della Sicilia, Regione dotata di Autonomia Speciale. Il governo in carica va va proprio in direzione del decentramento. «Noi chiediamo, nella specificità regionale, l’adeguamento della normativa al trasferimento di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, di formazione del personale, di polizia amministrativa, di agricoltura e pesca e sui fondi RCA». Dunque aumento di compiti per le province ed eliminazione degli enti e organi inutili. Infine l’ultima riflessione: “L’abolizione delle province, comporterebbe con la riforma sul Federalismo fiscale il passaggio da un forte centralismo statale ad un centralismo regionale”.
Su questo passaggio, stessa linea d’onda per il senatore Gianpiero D’Alia, primo tra i presenti “celebri” a salire in passerella, che rincara la dose e poi dichiara: «Ringrazio Ricevuto per l’invito, un po’ meno l’Upi. Lo dico apertamente con polemica, l’Upi invece di organizzare questi incontri, doveva sedersi con il Governo per trattare la riforma in tema di Federalismo. Le province a cui pensa lei e pensiamo noi, sono purtroppo diverse da quelle attuali, in Sicilia abbiamo la legge 9 che ha rinnovato ruolo e competenze in materia di decentramento regionale, ma nel resto d’Italia non è così. Per questo credo che le province o devono essere dotate di compiti prestabiliti o devono essere eliminate». Il leader dell’Udc, tra l’altro primo firmatario di un disegno di legge di riforma costituzionale per la soppressione delle province, considera fondamentali anche le “Aree metropolitane”, e nello specifico quella dello Stretto. Da questo punto di vista arriva la proposta: «Deputati e senatori siciliani e calabresi si mettano insieme per gettare le basi per un sistema di servizi che sia davvero tale e che si unisca sotto un disegno che metta insieme le due province».
Annuncia invece un “ripensamento” del Governo nazionale rispetto a quanto detto in campagna elettorale sulle province, il deputato Francesco Stagno D’Alcontres, che rilancia il ruolo soprattutto in tema di programmazione e pianificazione. Dopo altri interventi tra i quali di Previti, Picciolo e dei sindaci di Castroreale e Villafranca, l’aula va pian piano svuotandosi, scatenando le critiche dei consiglieri. Il primo a manifestare il proprio disappunto è il capogruppo degli Autonomisti-Mpa Nino Bartolotta, ma ancora più duro e Carlo Cerreti (Mpa), che definisce quella che si rappresenta in consiglio una vetrina oscena, anche perché si trattava di un dibattito e non è di un convegno. «Forse noi abbiamo la “cultura dei paesani” vicino ai problemi della gente, mentre questi deputati hanno la cultura dei “grandi salotti”. Preciso che qui partecipo perché mi ha convocato il presidente del consiglio provinciale e il presidente della Provincia, non perché l’ha organizzata l’Upi. Questi sindacati e “sottogovernini” andrebbero aboliti. Nonostante ciò che è successo in settimana ci tengo a sottolineare che per noi il vero baluardo di freschezza, è rappresentata da Ricevuto, novità che riguarda i fatti. Ultime dimostrazioni, il ruolo di contatto con i comuni a seguito delle alluvioni, ma ancora di più il risultato storico ottenuto stamattina su ordine e mandato del consiglio provinciale: la nascita di un ufficio dell’Anas su Messina». Sullo stesso tenore l’intervento di Pino Galuzzo (Gioventù della Libertà), che ha poi ribadito l’esigenza di un ruolo rafforzato dell’Ente provinciale.
Prima di approvare l’ordine del giorno viene proposto un emendamento da Pippo Rao, che però non verrà approvato. Il consigliere del Pd chiedeva di inserire “lo scioglimento delle province nel caso di mancata applicazione dell’articolo 118 della costituzione (principio di sussidarietà)”. In pratica o si assegnano le competenze o si va verso la scomparsa delle province. Al rifiuto il Partito Democratico abbandona l’aula facendo cadere il numero legale.
La maggioranza “chiama” i rinforzi, e alle 23:12 il consiglio provinciale approva il seguente ordine del giorno con 25 voti favorevoli e 1 contrario:
“Il consiglio provinciale fa voti nei confronti dello Stato affinché si realizzi l’immediata conferma e conseguente corresponsione dei fondi per la viabilità secondaria (ex Legge Bersani), sottratti per dare copertura finanziaria all’abolizione dell’ICI, e mai più restituiti, malgrado i solenni impegni e l’esigenza di intervenire strutturalmente nell’assetto viario della Sicilia. Fa altresì voti affinché il Governo Nazionale e il Governo Regionale, per le rispettive competenze, onorino gli impegni assunti solennemente per legge e consentano alle Province Regionali Siciliane di potere assolvere pienamente ai complessi compiti che le leggi d’Italia hanno stabilito siano competenze dell’area vasta Provinciale, quale dimensione ideale d’intervento per massimizzare i benefici e economizzare i costi. Inoltre si da mandato all’Amministrazione Provinciale di avviare in ogni sede le interlocuzioni per addivenire al più presto al nuovo assetto istituzionale amministrativo”.
