Consiglio, rinviata a mercoledì la discussione sugli stadi. Molini Gazzi: la politica è vicina ai lavoratori

Consiglio, rinviata a mercoledì la discussione sugli stadi. Molini Gazzi: la politica è vicina ai lavoratori

Redazione

Consiglio, rinviata a mercoledì la discussione sugli stadi. Molini Gazzi: la politica è vicina ai lavoratori

martedì 05 Agosto 2008 - 16:50

Aperture domenicali: approvato l'ordine del giorno di Serra che chiede un regolamento preciso. Passa anche il documento Gennaro: solidarietà e impegno per i dipendenti della Molini Gazzi

Quattro ordini del giorno, uno rinviato in commissione, un altro alla seduta di domani, uno votato in pochi minuti e all’unanimità e l’altro dibattuto per circa due ore perdendone completamente di vista il punto focale. Una seduta fiume, quella del consiglio comunale di oggi, iniziata con il classico ritardo di oltre un’ora rispetto alle 10.30 previste e conclusa intorno alle 16.30. Tanta la carne al fuoco, tanta anche la confusione tra gli addetti ai lavori, compreso un ufficio di presidenza che si sta attirando -antipatie- trasversali, tante anche le spaccature interne alle coalizioni, quando non agli stessi gruppi consiliari.

STATUTO ATO06

La prima si è palesata con il punto all’ordine del giorno relativo all’approvazione dello statuto del consorzio Ato06. Il capogruppo del Pd Marcello Greco chiede il rinvio in commissione ma deve incassare le posizioni contrarie di colleghi di coalizione e del suo gruppo, come Tani Isaja, tanto che lo stesso Greco si renderà protagonista di una sfuriata decisamente sopra le righe, definendo «una vergogna» la perentorietà dei termini imposta dalla Regione. Perentorietà messa in discussione da una nota dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) secondo la quale la stessa Regione avrebbe prorogato i termini, inizialmente fissati per oggi, a settembre. Basta l’Anci o deve giungere la notifica ufficiale da Palermo? Questo il dubbio che rende -pepato- il dibattito in aula e che crea alleanze trasversali tra centrodestra e centrosinistra. Alcuni come Capurro, Ticonosco e Saglimbeni appoggiano la richiesta di rinvio, altri come Isaja, Calabrò, Pergolizzi e Fazio sono contro. Alla fine vince il sì con 8 no e 9 astenuti, con Felice Calabrò (Genovese Sindaco) che chiede lumi sul mancato funzionamento di uno dei tabelloni che riportano i votanti, spiegando che così i -pianisti- d’aula hanno vita facile.

MOLINI GAZZI

L’ordine del giorno di Gaetano Gennaro (Pd – Democratici per Messina) finalmente approda in consiglio, ma decisamente -limato- e rivisto rispetto alla stesura originaria, dove si chiedeva di impegnare l’amministrazione a rivedere la destinazione urbanistica dell’area dello stabilimento, passata con l’ultima modifica del Prg da industriale a edificabile, livello B-1. Il documento, di solidarietà e di disponibilità politica da parte del consiglio nei confronti dei lavoratori, viene votato all’unanimità, impegnando «l’amministrazione, la deputazione regionale e quella nazionale, ognuna per il proprio ruolo, ad attivarsi prontamente per evitare la chiusura dell’azienda» e «ad investire del problema la Commissione Regionale per l’impiego».

APERTURE DOMENICALI

La discussione più ampia si apre attorno all’ordine del giorno presentato da Salvatore Serra di Risorgimento Messinese. Un documento con il quale il consigliere si limita a chiedere che l’amministrazione predisponga «un regolamento atto a disciplinare l’apertura e la chiusura di tutte le attività commerciali presenti sul territorio messinese, al fine di tutelare tutti i lavoratori oltre ad impartire regole certe e senza possibilità di interpretazioni». Si apre invece un dibattito del tutto fuorviante rispetto al punto focale dell’ordine del giorno, andando a discutere in sostanza sul sì o no alle aperture domenicali. Tanto che chi vota in maniera contraria, come Paolo Saglimbeni del Pd, lo fa perché ritiene che la chiusura domenicale degli esercizi commerciali rappresenti «una perdita di competività» del territorio messinese, perdendo di vista la ragione del voto stesso. «Noi chiediamo regole certe – puntualizza Nino Carreri di Risorgimento – e soprattutto una garanzia per lavoratori ed esercenti». Alla fine l’analisi più schietta, per quanto disarmante, la fa Calabrò: «Abbiamo parlato per ore del nulla». Per la cronaca, dopo l’intervento del paziente assessore all’Annona Pinuccio Puglisi («il provvedimento, attualmente in progress, verrà discusso nuovamente con sindacati e associazioni di categoria»), l’ordine del giorno viene approvato.

CONCESSIONE DEGLI STADI

Sono quasi le 16 quando si dovrebbe andare a discutere del quarto ordine del giorno, presentato da Nello Pergolizzi del Pdl, concernente la proposta di revoca della concessione degli stadi San Filippo e Celeste al gruppo Franza (tra il pubblico anche alcuni rappresentanti dei tifosi organizzati). L’aula è però andata pian piano svuotandosi, del centrosinistra rimangono solo in quattro, Gennaro e tre del gruppo Genovese sindaco (il capogruppo Calabrò, Simona Contestabile e Daniele Zuccarello). Il resto del Pd diserta anche la votazione precedente sull’ordine del giorno Serra, in aula rimangono una ventina di consiglieri, così la conferenza dei capigruppo, nella quale si sarebbe posta anche la questione di rinviare la discussione in commissione, decide di posticipare il tutto a domani mattina alle 10.30, non senza qualche ultima scaramuccia con il presidente del Consiglio Pippo Previti, che chiude baracca mentre Melazzo chiedeva la parola. «Il Consiglio si aggiorna a domani alle 10.30» sentenzia Previti. Tutti a casa, allora, al prossimo gettone di presenza.

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