Interventi di mons. Montenegro, l'assessore Pio Amadeo, il direttore artistico del Teatro Vittorio Emanuele Marchetti e Pasquale Campagna, fratello di Graziella.
Una chiesa di San Luca gremita in ogni ordine di posto da ragazzini di scuole elementari e medie, insegnanti e genitori ha fatto da cornice stamani al convegno dibattito sul tema “La tua città, una cultura che ti accompagna-, organizzato dalla sezione juniores dell’associazione “Diquadalfaro- e moderata dalla giovane Eleonora Sturiale.
Forti e sentite le testimonianze che hanno arricchito l’incontro, aperto da un bellissimo messaggio dl vescovo ausiliario Monsignor Francesco Montenegro, il quale con il suo solito stile semplice ma al tempo stesso importante ha toccato il cuore dei presenti. «Io posso» è il verbo che secondo Montenegro, o Padre Franco come ama essere chiamato, deve essere sempre coniugato dai giovani per esprimere la forza della vita e la forza della città di Messina. E proprio sulla parola giovani il vescovo si è soffermato, dando ad ogni lettera che la compongono un significato particolare. «G sta per gioia, I per ideali, O per ottimismo, V per volontà, A per amore, N per neutralità e l’ultima I per intelligenza». Questi i valori che devono sostenere i ragazzi nel guardare il mondo «non con la tonalità di grigio che va tanto di moda oggi, ma con i tanti colori che esistono».
Anche Maurizio Marchetti, direttore artistico del Teatro Vittorio Emanuele, e Pio Amadeo, assessore provinciale alla Solidarietà sociale, hanno voluto dare il loro apporto al dibattito, il primo nelle vesti di uomo di cultura di questa città, il secondo in rappresentanza della politica.
Proprio sulla politica si sofferma Sonia Alfano (nella foto di Dino Sturiale), figlia del giornalista de “La Sicilia- Beppe assassinato dalla mafia 15 anni fa a Barcellona, ospite d’onore insieme a Pasquale Campagna, fratello di un’altra vittima della malavita, Graziella, che per una tragica casualità a soli diciassette anni fu uccisa a colpi di lupara 23 anni fa a Villafranca Tirrena. Due omicidi che attendono ancora un colpevole. «Non andrò a votare – afferma Sonia Alfano- per tornare peggio di prima. Con questa classe politica, pur non volendo fare di tutta l’erba un fascio, non c’è nulla da fare. Dobbiamo spazzarla via. Anche il Partito Democratico, che era stato presentato come una novità, in realtà ha solo resuscitato i cadaveri. Si deve dire la verità: stiamo lasciando un Paese in polpette. Io ho fatto delle scelte e vado avanti così». La Alfano parla anche di un principio, “La legge è uguale per tutti-, «che non è applicato. Ai miei figli dico sempre che non siamo stati in grado di dare un futuro. Dobbiamo capire i nostri errori e assumerci le nostre responsabilità. La classe politica sta calpestando lo stato di diritto. Berlusconi ha dichiarato che se tornerà al governo limiterà la legge sulle intercettazioni alle indagini per mafia e al terrorismo. Ma d’altronde è coerente alla linea che ha sempre seguito. Così come Mastella, che aveva detto che sarebbe stato il ministro dei detenuti. Confesso – continua la Alfano – che provo apprensione per questi ragazzi. Penso ai sacrifici che faccio per mandare a scuola i miei figli, e al terrore che un giorno mi dicano “vado fuori a studiare, a cercare lavoro-. Spetta a noi seguirli, aiutarli, e spetta a noi scendere nelle piazze. Spero che fra 3-4 mesi, quando si tornerà a votare, ci siano liste con ragazzi di 18, 23 massimo 25 anni, senza schieramenti alle spalle. Non hanno esperienza? Meglio inesperti che come i politici attuali». Sonia Alfano è vista come un esempio di lotta alla mafia, un esempio che vogliono seguire anche i ragazzi: «Se ce la facciamo noi, ce la possono fare pure loro. E ai ragazzi dico sempre: se dovessi tradirvi, sputatemi negli occhi. Abbiamo rovinato un Paese, con le azioni e quel che è peggio con l’indifferenza».
Particolarmente forte anche il discorso che la Alfano ha fatto ai ragazzi in platea, soprattutto il racconto della sua visita ai quartieri più malfamati di Napoli, Scampia su tutti. Dove il casco sul motorino non si indossa perché «qui lo mettono solo i killer», e dove a gestire lo spaccio di droga è un ragazzino di 11 anni e mezzo. Realtà crude, tremende, ma è dai ragazzi che deve ripartire, secondo Sonia Alfano, il Paese e la città: «L’unica parte sana siete voi».
