La senatrice Anna Finocchiaro e il parlamentare Carmelo Briguglio credono in un’unione finalizzata a ripristinare le regole e cambiare la legge elettorale. D’Alia pensa alla Sicilia, “vota” per il sistema elettorale alla tedesca e insiste per la reintroduzione delle preferenze, così come l’esponente finiano. L’autore: «Società sotto stress»
Salone delle Bandiere gremito in occasione del dibattito organizzato al Comune di Messina per la presentazione del volume “L’Assedio, La Costituzione e i suoi nemici”, scritto dal costituzionalista messinese Michele Ainis. Esponenti di varie estrazioni politiche, professori universitari e semplici cittadini hanno accolto a palazzo Zanca l’ordinario di Istituzione di Diritto pubblico all’Università Roma Tre, tornato in città grazie alla Libreria Bonazinga che insieme all’Associazione Vince Messina ha curato l’evento. Accanto all’accademico la senatrice del Pd Anna Finocchiaro, il senatore dell’Udc Gianpiero D’Alia e il deputato di Fli Carmelo Briguglio. A moderare l’ex vice-sindaco di Messina e ordinario di Diritto Costituzionale dell’ateneo peloritano, Antonio Saitta.
Politica, riforme, Costituzione e tanto altro. Diversi gli spunti emersi dal confronto, stimolato dai contenuti del libro edito da Longanesi. A prendere per primo la parola è D’Alia, che parla di federalismo: «Il mio partito ha sempre espresso grosse perplessità sul progetto, sul federalismo fiscale ma più in generale su quello “istituzionale”». La palla passa alla Finocchiaro, chiamata ad esprimersi sulla condizione odierna della Costituzione: «Lo stesso Ainis lancia l’allarme. C’è il rischio che si vada avanti seguendo una sorta di prassi che trasforma il sentire comune in leggi non scritte dello Stato – spiega -. Un esempio? L’idea che il presidente del consiglio venga eletto direttamente dal popolo, quando non è così. Nell’immaginario collettivo lo si pensa perché nelle liste viene inserito il nome del candidato, un errore che abbiamo commesso anche noi in passato. E sulla base di questa concezione ci si può permettere di dire che giudici o altri tutori della legalità vogliono sovvertire un volere popolare. Berlusconi non vuole limiti e della Costituzione se ne frega». Per la senatrice del Partito Democratico, in assenza di una vera riforma, si corre il pericolo che il modello attuale venga sovvertito da «convenzioni imposte che riformano “indirettamente” la Costituzione». Una concezione «distorta» seconda la quale «chi come Futuro e Libertà difende la Carta, viene subito etichettato come “comunista”». Sulla Costituzione interviene anche Briguglio: «Ritengo che quando un “elemento” si trova sotto assedio se ne possa apprezzare meglio il valore. E lo dico ricordando con sincerità la mia area di provenienza, che storicamente diffidava da certe norme. Oggi Fli è fiera del proprio patriottismo repubblicano».
Capitolo sistema elettorale. «In condizioni politiche normali il bipolarismo rappresenterebbe la via maestra da seguire – continua Briguglio -. Ma anche i partiti dovrebbero adeguarsi ai dettami costituzionali. Per quanto riguarda le preferenze invece, ritengo che l’impianto vada uniformato. Alla Regione e negli enti locali la scelta diretta del candidato viene usata, alle Politiche no. La decisione di introdurre le “liste bloccate” è stata determinata da un condizionamento dovuto all’onda emotiva del post-tangentopoli, quando la preferenza era mitragliata dall’immagine corrotta della politica, dal peso della criminalità sulle elezioni e dal voto di scambio». Ovviamente d’accordo Gianpiero D’Alia, che con l’Udc è in prima fila da tempo per la reintroduzione del voto diretto al candidato. E sul sistema elettorale aggiunge: «Per me il modello migliore è il tedesco, quello che ha prodotto effetti meno dannosi». Un modello “equilibrato” che evidentemente farebbe diventare decisiva la posizione dell’Udc, come partito di centro.
Chiusura “politica” dedicata all’ipotesi di un governo di unità nazionale votato alla salvaguardia della Costituzione. «Abbiamo il dovere di dare al Paese un governo di resistenza costituzionale finalizzato al ripristino delle regole, all’adozione di misure economiche e alla modifica della legge elettorale – commenta la Finocchiaro -. In alcuni casi vanno fatte scelte responsabili anche se impopolari. Guardo con ammirazione a Futuro e Libertà, finalmente un partito di destra, europeo e moderno, con il quale ci si può confrontare anche se non d’accordo». Briguglio risponde per le rime “all’ammiccamento”: «D’accordo su un’unione per la difesa di principi e valori costituzionali. Anche con la previsione successiva di tornare a ricoprire i propri ruoli, secondo l’accezione di destra e sinistra». D’Alia si concentra invece sul contesto regionale: «All’Ars si deve lavorare intervenendo soprattutto in campo economico. Per fare ciò servono riforme condivise da maggioranza e opposizione, che devono finirla di beccarsi ma pensare alle necessità dei siciliani».
Prima di lasciare il Comune, intervento conclusivo riservato al vero protagonista, Michele Ainis, accolto da applausi scroscianti: «La risposta massiccia di presenti credo sia dovuta alla condizione generale della società, che si sente sottostress. Ciò perché il dibattito politico non si sofferma sulle riforme e sulle cose da fare, ma la “rissa” è per le regole del “gioco”. Una parte non le riconosce più e non riconosce neppure i guardiani delle stesse. E’ vero, il fantasma è una Costituzione plebiscitaria non scritta». (Foto Sturiale)
