Lombardo alza lo scudo dell'autonomia: «Sicilia, difendiamoci dagli ascari della politica e dai pupi della mafia»

Lombardo alza lo scudo dell’autonomia: «Sicilia, difendiamoci dagli ascari della politica e dai pupi della mafia»

Lombardo alza lo scudo dell’autonomia: «Sicilia, difendiamoci dagli ascari della politica e dai pupi della mafia»

martedì 13 Aprile 2010 - 15:09

Il presidente della Regione ha parlato per oltre un'ora dell'inchiesta che lo coinvolge per concorso esterno in associazione mafiosa. Fa pochi nomi ma non lesina bacchettate ovunque. Soprattutto alla Provincia di Catania

Pochi nomi, molti sassolini tirati fuori dalla scarpa. E’ un’autodifesa che appare decisa e non certo mirata ad una eventuale caduta del governo. Anzi. Raffaele Lombardo si presenta con fermezza, a volte con ironia, altre con rabbia, davanti ai deputati e ai giornalisti assiepati nell’aula del Parlamento regionale. Un folto mazzo di fogli in mano, un discorso durato poco più di un’ora durante il quale Lombardo ha alzato lo scudo sull’inchiesta che lo vede indagato per concorso esterno in associazione mafiosa presso la Procura di Catania, come emerso dalla fuga di notizie del 29 marzo scorso. E da lì, dall’indagine parte Lombardo, nel discorso che vi riproponiamo in versione pressoché integrale.

«Può apparire incredibile che per una vicenda giudiziaria che investe il presidente della Regione, mettendo a repentaglio la stabilità del governo, chi vi parla non ha ricevuto neppure un avviso di garanzia. Sembra incredibile, ma è vero. Calunnie mi sono piovute da una sorta di magistratura parallela, rappresentata da certa stampa. Chiedo scusa se ho determinato un equivoco che voglio chiarire: parlando di invio degli ispettori, non invitavo il ministro a fare la stessa cosa a Catania, dove venivo aggredito grazie ad una fuga di notizie che il Procuratore della Repubblica definiva dovute ad una manovra politica. Semmai lamentavo una palese disparità per l’intervento, quello fulmineo, di un’altra Procura laddove, ad opera degli stessi giornalisti, si era registrata analoga fuga di notizie».

«Un’aggressione mediatica, quella del 29 marzo, congegnata da menti raffinata, costruita su voci e intercettazioni, a partire dalle dichiarazioni di un ex collaboratore di giustizia, per le quali era stata per ben due volte richiesta l’archiviazione presso gli uffici competenti della magistratura catanese. Di tale Avola, queste dichiarazioni, un pluriomicida e rapinatore, che risulta personaggio “non attendibile, dalla personalità inquietante”, la sua scelta di collaborare con la giustizia ritenuta “non affidabile”, ritenuto solito accusare “grossi nomi della politica e della finanza”. Uomo che non ho mai visto, e col quale ho chiesto di essere messo a confronto. Non ho mai usato auto di cui lui parla, mai frequentato bar da lui citati, mai incontrato il boss della mafia orientale, Santapaola, come invece accusato. Non ho frequentato nessuno delle persone che mi si accusa di aver incontrato».

«Dalle conversazioni di tal Frisenna emerge un frenetico lavorio da parte di generi che non ho, avendo solo figli maschi. Tante le intercettazioni, di tale Frisenna. In alcune si parla di rapporti col deputato nazionale Torrisi e col senatore Firrarello (suocero di Castiglione, ndr), definito da lui il suo “padrino”. Si parla di un accordo con Berlusconi, «mi sta bene Lombardo candidato presidente», dice ai suoi amici, «tanto muore di morte naturale, lo fanno “attaccare”, te lo dice il sottoscritto. Per una sciocchezza , per le assunzioni che ha fatto alla Multiservizi, sono già preparati. La sinistra, la sinistra!».

«Mi si accusa di aver ricevuto favori elettorali, mentre tutto questo avveniva a Paternò. Comune dove doveva sorgere uno dei quattro grandi termovalorizzatori siciliani. Io parlo con chiunque, è bene che lo sappiate tutti, chiunque mi contatta per telefono o via sms, per inviare un appunto o per incontrarmi. E tutto questo è registrato nei tabulati del mio cellulare. Tutto è memorizzato nelle schede compilate per ciascuna delle persone che mi incontra. Non ho costruito nessuna barriera attorno a me, nessun tramite. Né di amici, né di parenti. Certo, chiunque risponde delle sue azioni o delle sue omissioni, delle sue virtù o dei suoi vizi, ma nessuno mi ha proposto di intervenire per affari più o meno leciti, per forniture o appalti. Sono stato vicesindaco, assessore ai lavori pubblici, presidente della Provincia, presidente della Regione: i dirigenti di questi enti hanno un cognome e un nome e godono di ottima salute: ho chiesto che si accerti se mi sono occupato di cose illecite o se ho fatto pressioni illecite».

«Posso dire che nessuno di questo governo contratta premi o tangenti, e anzi, questo governo ha assestato i colpi più duri agli affari della mafia. E così faremo fin quando il popolo e Dio vorranno. Non è casuale la pressione che subiamo e io particolarmente subisco rispetto a questa scelta di fermezza. Io non dico che siamo migliori di quelli che c’erano o ci saranno, ma è così, abbiamo assunto iniziative antimafia tra le migliori in Italia. Se c’è una ragione in più perché questa legislatura si dovrà completare, al di là della mia situazione (sono pronto a render conto di ogni mia scelta), per continuare e completare questo grande, faticoso, difficilissimo impegno di cambiamento, nonostante le pressioni, le previsioni sinistre riportate nelle conversazioni del Frisenna e pronunziate dai suoi riferimenti politici. E credo che non basti questa sola legislatura».

«E’ stato detto che avrei favorito le cosche nei settori dei rifiuti e della sanità. La sanità: abbiamo eliminato gli extrabudget, abbiamo fatto qualche gara che ha portato ad un risparmio di un centinaio di milioni di euro, che ha fatto ridurre del 40 per cento circa il costo dei vaccini, abbiamo rispettato un piano di rientro quasi impossibile, ma al di là di questo è il clima che è cambiato. Dove sarebbe stato questo aiuto? Dovrebbero chiederlo all’assessore o a ciascuno dei direttori generali. La risposta è sempre la stessa: nessun intervento da parte di chi vi parla. Si è parlato dell’intervento attraverso l’utilizzo dei fondi strutturarli: qualcuno mi dovrebbe spiegare come. E la formazione professionale: appena insediati abbiamo legiferato il blocco delle assunzioni. Li avremmo favoriti nel settore dell’energia: come, con il no netto all’eolico? Se è possibile, anticipando la stessa magistratura, che ha attestato la presenza di Cosa Nostra in questo campo. E poi i rifiuti: qui parla da sé la relazione adottata in giunta. Lì si attesta l’infiltrazione della mafia in quel sistema, con una società in particolare, l’Altecoin. E’ presente in alcuni termovalorizzatori, anche in quello che doveva nascere a Paternò. Tutto solo ora è diventato scelta politica efficace e coerente. Solo più avanti si coglierà il nesso con molte delle vicende di cui si è letto in questi giorni. Basterà accertare le proprietà, i passaggi di proprietà, e i nomi e cognomi sono già scritti sulle carte. I nomi e i prestanome, le contrade e le discariche, più o meno abusive, per rifiuti pericolosi, e i mattoni che si sono confezionati a partire da quelle argille lesive, e la autorevolissime raccomandazioni che sono intervenute. Ci sono tutti questi nomi e questi cognomi. Questa relazione l’abbiamo consegnata alla Procura di Palermo e abbiamo dato vita ad un’agenzia speciale per coordinare le iniziative di contrasto a Cosa Nostra».

«Voglio rivolgere un appello al ministro della Giustizia, ma anche ai siciliani e ai gruppi del parlamento nazionale: io dovrei sostenerlo, ma mi si consenta di chiedere che non si abolisca lo strumento delle intercettazioni. Né se ne limiti l’impiego. Basta salvaguardare la vita privata, certo i rischi ci sono e lì bisogna vigilare. Per combattere la criminalità si usi questo strumento e lo si usi fino in fondo. Guai a tornare indietro. L’obiettivo finale di questa fuga di notizie del 29 marzo, non casuale e con una mano politica, è ripristinare un passato che i siciliani ritengono vada archiviato. Ecco in cosa si concreta questa iniziativa: impedirci di adottare una finanziaria di riforme serie e sostanziali, costringendoci a subire invece una leggina che a stento sia sufficiente per tirare a campare. Una finanziaria senza la quale la legge sui rifiuti non troverebbe copertura finanziaria e si tornerebbe al vecchio sistema. Credo sinceramente che dovrà essere ripreso il tema energetico. Si dovrà inserire, perché no, qualche elemento di semplificazione burocratica, che si accompagni all’aumento delle entrate piuttosto che alla riduzione delle spese. Si riprenda il tema della ripubblicizzazione del servizio idrico, a conseguenza di quanto il parlamento nazionale ha fatto legiferando in materia. Una finanziaria che riduca sperperi e sprechi. Che guardi ai settori economici in crisi e risolva il più possibile la piaga del precariato».

«E’ stato detto che sono un uomo in difficoltà, così come in difficoltà sono tutti i siciliani. Ma non sono in difficoltà dal 29 marzo, non ho motivo di essere “io” in difficoltà, anzi, dal 29 marzo mi sento più libero e più forte, così come il governo e questa assemblea dovrebbero sentirsi. Mi sono trovato in difficoltà dall’aprile 2008, non me lo immaginavo, se lo avessi saputo forse non mi sarei cimentato. Condivido lo stato d’animo di quanti lottano per rivendicare diritti e si affannano per arrivare alla fine del mese. Queste sono le difficoltà, le altre le supero. Renderà conto di ogni mia scelta, di ogni mia azione, di ogni mia parola».

«Non sono in difficoltà, ma non sono sorpreso. Il 9 dicembre, parlandovi da qui, io dicevo di subire uno stillicidio fatto di oltraggi e calunnie, ispirati da un tavolo trasversale ai partiti e agli schieramenti, nel quale si è progettato di far cadere il governo, da parte di quanti sono pronti a tutto. Con mezzi politici, mezzi mediatico giudiziari. Ad abbattere tout court questo governo. Non sono stato certo io a dissolvere questa coalizione, questa maggioranza. Mi si rimprovera di averla dissolta, quando si legge di previsioni di “morte naturale”, ad elezioni in corso. E sarei stato io a dissolvere questa maggioranza? Ricordo un disegno di legge, poi non portato avanti, di un partito ex alleato, che chiedeva di sfiduciare il presidente in presenza della metà più uno dei parlamentari. Ecco perché si converrà che non sono stato colto di sorpresa il 29 marzo».

«Bastava autorizzare una decina di parchi eolici, lasciar degenerare il sistema sanitario, distrarre qualche centinaio di milioni di euro dei fondi Fas, far sì che i siciliani pagassero salato per almeno 30 anni l’investimento per incenerire i rifiuti, e non avremmo avuto nessuna difficoltà. Avremmo vissuto felici e contenti. Bastava assumere qualche centinaio di amici, giusto per toglierci i questuanti sotto casa, e far sì che tutto restasse com’era. E magari sarebbe bastato farci fare tanti bei discorsi. Le difficoltà le abbiamo volute, e so bene che ci aspetta ancora un grande lavoro, e mille difficoltà. Perché questa Sicilia diventi produttiva, competitiva e libera da tutte le mafie, facendosi trovare pronta alla sfida del federalismo, che non sarà rose e fiori. Le mille critiche le ho riviste sintetizzate nella mozione di sfiducia presentata a Silvio Milazzo».

«Il discorso non può che andare alle nostre alleanze. A questa formazione autonomista che vuole portare avanti le riforme con chi vuole farle. Il Pd e un’ala riformista hanno avviato questa linea e in poche settimane sono state approvate le riforme. E con quale partecipazione: i rifiuti con quasi tutti i deputati. Il rapporto con il Pd è quanto di più limpido e alla luce ci sia, non portato avanti all’insegna dell’inciucio o del compromesso, non alla chetichella come accade nella mia provincia di provenienza, dove il candidato presidente della Provincia di centrosinistra, sconfitto, fa il consulente del presidente di centrodestra. Stiamo tentando di avviare, tra mille limiti e difficoltà, questa piccola rivoluzione del nostro modo di pensare, in una Sicilia governata negli anni da prefetti o viceré. La Sicilia è stata governata da ascari che hanno sovrinteso, con fini di lucro, ai saccheggi elettorali e ai saccheggi delle infinite risorse della nostra terra. Sono questi ascari politici, più o meno famosi, gli alleati naturali dei capimafia, perché fanno lo stesso mestiere, vigilano sul saccheggio e sullo sfruttamento. Un governo autonomista, per quella che è la sua azione politica, è una minaccia mortale, che combattono con tutti i mezzi. I loro pupi, pupi dei grandi poteri, dei grandi partiti, dei grandi potentati, si affannano a dare una mano, ad aggredire, ad attaccare. E qualcuno si presta a dargli una mano, qualcuno che non dovrebbe in questa immane commedia che si è recitata in Sicilia. Ci auguriamo di interromperla questa recita. Lasceremo ai nostri nipoti l’esperienza che questo si può fare. Abbiamo il dovere di lottare contro gli ascari e i pupi della mafia e della politica, che spesso coincidono».

«Io difendo il mio onore. Infangando me – ha concluso Lombardo – hanno infangato la mia terra. Io tengo a questo onore, alla mia libertà e, tanto perché sia chiaro, tengo anche alla mia vita. Se la Sicilia sarà forte nel difendersi dai sicari che assolvono o assolveranno, potrà vincere. E noi abbiamo il diritto di servirla, costi quel che costi».

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