A chiederlo i consiglieri comunali di Risorgimento Messinese Nino Carreri e Salvatore Serra
Si faccia chiarezza sulla demolizione dei fabbricati produttivi abusivi, avviata in questi giorni nelle zone di Maregrosso e della Via Don Blasco, al fine di trovare una soluzione condivisa sulla nuova collocazione degli stessi. A chiederlo Nino Carreri e Salvatore Serra, consiglieri comunali di Risorgimento Messinese, il movimento di Fabio D’Amore, i quali da un lato elogiano la bonifica di Maregrosso, ma dall’altro denunciano la poca chiarezza sul futuro del tessuto produttivo esistente in quell’area, dove «è stato attivato un autolesionistico meccanismo di autodistruzione del tessuto produttivo esistente». I due consiglieri ribadiscono «di condividere pienamente la scelta di porre un freno al dilagante abusivismo che è diventato un tratto caratteristico del territorio messinese e quindi l’assoluta necessità di bonificare tutte le zone sfregiate da anni di mancati interventi preventivi, che hanno ridotto l’affaccio centro sud della città vera terrà di conquista, ma non possiamo non ricordare che quanto finora tacitamente consentito è diventato un sottomodello di sviluppo, caratterizzato da manufatti -fuorilegge-, ma che comunque contribuiscono e in maniera percentuale certamente non risibile a formare il -Pil- messinese».
Carreri e Serra chiedono dunque all’amministrazione comunale se prima ancora di avanzare con i bulldozer comunali contro ogni forma di abusivismo non fosse stato meglio proporre un sostenibile progetto di sviluppo delle attività che insistono nel territorio da bonificare, valutando preventivamente il trasferimento presso siti idonei alle attività che, con un colpo di spugna, si vorrebbero far cessare, come se per Messina tutto ciò fosse un -di più- di cui poter tranquillamente fare a meno. «Non saremo certamente noi di Risorgimento messinese a difendere coloro che hanno impropriamente occupato zone preposte a ben altra destinazione d’uso, ma riteniamo che allo stato dei fatti e consapevoli della crisi economica in cui versa il territorio, trovare una soluzione per far continuare le attività altrove, prima ancora di radere al suolo l’esistente,sarebbe stata la scelta più logica e ed in linea con un comportamento da -buon padre di famiglia-. Siamo convinti che la stragrande maggioranza dei cittadini messinesi concorda nella necessità di riappropriarsi di zone di incomparabile bellezza, per tanti anni negati alla pubblica fruizione, ma è anche vero che un sistema sociale fortemente disagiato come quello messinese, che vuole comunque reagire ponendo le basi per il proprio futuro su una robusta riconversione ambientale, non può comunque prescindere dalla capacità economica di attuare i piani di sviluppo e quindi da un sistema produttivo che non può essere (visto il tempo di vacche magre) esclusivamente basato sui trasferimenti regionali o statali. Da qui la necessità di permettere ai messinesi laboriosi di continuare a produrre indicandone preventivamente, soprattutto i luoghi dove farlo. Senza almeno in questo affidarsi alla divina Provvidenza e soprattutto evitando la classica frase -questo poi lo vedremo-».
