Il rapporto Svimez 2010 riletto attraverso i conti di Palazzo Zanca: aumentano, invece che diminuire, le spese correnti, non si riescono a spendere le risorse che arrivano (vedi i 13 milioni di euro per la mobilità urbana), si “investono” 400 mila euro sul turismo. E dal porto può passare la rinascita
Il Mezzogiorno è in crisi. Bella scoperta, si dirà. Eppure la “questione meridionale”, versione nuovo millennio, sembra lontana dall’agenda politica nazionale. Il punto è che il “fai da te”, bandiera del federalismo, non consola, perché quel poco che abbiamo o che potremmo avere viene sfruttato in minime percentuali se non nulle. E Messina, purtroppo, è lo specchio di questa realtà. Abbiamo riletto certi numeri della nostra città alla luce del rapporto Svimez 2010, il “bilancio” annuale dell’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. E la città dello Stretto si innesta in un sistema piuttosto omogeneo, non disdegnando, però, di accentuare alcuni difetti che sembrano congeniti da Roma in giù.
Spese correnti al top, non si investe
Si parta dalla finanza comunale stessa. Le spese correnti dei Comuni, dice lo Svimez, tra il 2007 e il 2009 sono cresciute, a livello nazionale, del 5,3%. Ma l’incremento maggiore si è avuto al Sud, +9,1%, a fronte del 3,4% al Nord e del 5,3% al Centro. Le spese correnti sono, di fatti, quelle per l’ordinaria amministrazione, per la gestione, appunto, “corrente” delle questioni di cui si occupa un Comune. E vanno in senso opposto alle spese in conto capitale, che si tirano fuori per investire e che richiederebbero “lungimiranza”. I dati del Comune di Messina, da questo punto di vista, sono eloquenti. Nel 2009 le spese correnti hanno raggiunto quota 233 milioni di euro, a fronte di appena 39 milioni di spese in conto capitale. E nel 2010 si prevede un incremento: saliranno a 279 milioni le spese correnti, ma di contro, almeno sulla carta, dovrebbero aumentare anche quelle in conto capitale, 101 milioni. Frutto anche della saggia decisione di Palazzo Zanca di destinare ad investimenti, e non alla spesa corrente, l’avanzo di amministrazione.
…e quello che arriva non si spende
Secondo lo Svimez «al peggior andamento del Mezzogiorno ha concorso una ridotta efficacia della politica regionale di sviluppo, nazionale e comunitaria, conseguente a una dimensione della spesa pubblica per investimenti assai inferiore a quanto programmato». Messina non sfugge da questo ragionamento: nel previsionale 2009 si immaginavano entrate per trasferimenti in conto capitale da Europa, Stato e Regione per 242,3 milioni di euro, in consuntivo, però, risultano appena 23,8 milioni, il 90 per cento in meno. E non è un caso che nel nuovo previsionale, quello 2010, si prevedano molte meno entrate alla stessa voce: 110 milioni di euro. Il punto è che quello che arriva non si riesce a spenderlo, per tanti motivi, compresa la farraginosità di un sistema burocratico che è un’anomalia tutta italica. Un esempio per tutti: i 13 milioni di euro del ministero dell’Ambiente che nel 2008 vennero annunciati per lo sviluppo della cosiddetta “mobilità sostenibile”: incremento della flotta pubblica di autobus con l’acquisto di mezzi a metano, incentivazione all’utilizzo del mezzo pubblico con interventi di messa in sicurezza della tranvia, realizzazione di nuove piste ciclabili, istituzione del servizio di -car sharing- e di -bike sharing-, realizzazione di centri di distribuzione urbana delle merci. I fondi sono arrivati in cassa a febbraio 2009, entro 14 mesi andavano spesi. Siamo nell’estate 2010 e il Comune è ancora in attesa che vengano approvati i Programmi operativi di dettaglio redatti. Un corto circuito c’è, pare evidente.
L’incubo raccolta differenziata
Lo Svimez tocca anche un altro tasto dolente: evidenzia che le Regioni del Nord sono in linea con l’obiettivo posto per la raccolta differenziata dei rifiuti, 45,5%, quelle del Centro sono ancora lontane, attestate al 22,9%, quelle meridionali sono ferme ad appena il 14,7%. E Messina? L’ultimo rapporto, quello dell’agosto 2009, ci segnalava come “maglia nera” in Italia con un vergognoso 3,1 per cento. L’obiettivo ambizioso è di arrivare al 20 per cento entro la fine dell’anno. Sembra quasi utopistico, ma vedremo nei prossimi mesi quali dati verranno fuori. I centri per la raccolta differenziata sono certamente un buon viatico ma non bastano, anche perché a mancare è soprattutto una vera cultura della differenziata.
Turismo, che paradosso
Uno dei paradossi di questa città riguarda il turismo. Secondo lo Svimez, «nonostante un capitale turistico di grande pregio, certamente non inferiore a quello degli altri paesi mediterranei, l’area meridionale attrae solo il 19,2% delle presenze complessive delle regioni considerate. La concorrenza con gli altri paesi mediterranei va combattuta non tanto con la predisposizione di progetti locali definiti teoricamente dalle istituzioni, che poi non trovano riscontro reale nell’attività degli operatori. Occorrerebbe, invece, finalmente, realizzare un grande progetto Southern Italy, recuperando un’idea di qualche anno fa, naufragata per la scarsa collaborazione tra le Regioni». Definiamo un paradosso il turismo perché Messina è stata dichiarata dalla Regione città ad economia prevalentemente turistica. Il crocierismo, ok, e poi? Diamo un’occhiata ai numeri di Palazzo Zanca: Messina città turistica per il turismo spende nulla. 396 mila euro nel 2008, anche meno nel 2009 (379 mila euro), qualche spicciolo in più è previsto per il 2010, 409 mila euro. Comunque un’inezia. In quest’ottica lasciamo alla libera interpretazione il fatto che il Comune di Messina non abbia un assessore al turismo: la delega l’ha tenuta per sé il sindaco Buzzanca.
La logistica, croce e delizia
«Grazie alla posizione geografica e alla dotazione di porti e aeroporti – si legge nel rapporto Svimez – il Sud può svolgere un ruolo di cerniera negli scambi commerciali tra Europa, Mediterraneo e Paesi del Far East lungo la rotta del canale di Suez. La piattaforma sub-mediterranea, con i suoi oltre 250 milioni di abitanti, è una fonte di interscambio da valorizzare e la creazione di un’area di libero scambio tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo va in questa direzione». Ci sono i numeri a parlare: 178 dei 263 porti italiani sono localizzati al Sud. «Ma le infrastrutture a servizio degli scali meridionali – evidenzia lo Svimez – non sono adeguate, soprattutto per quel che riguarda la capacità di movimentazione delle aree di stoccaggio. Nel 2009 la portualità italiana ha registrato una brusca caduta dei volumi di traffico». Riuscirà Messina a raccogliere questa sfida? La “piattaforma logistica” di Tremestieri, così come è stata concepita, non potrà mai essere sufficiente a far collocare Messina su un piano di attrazione internazionale, né riuscirà a convogliare sullo Stretto ciò che altrimenti verrà dirottato a Catania e a Termini Imerese. L’idea portata avanti attraverso le strategie del Piau è quella di investire su un’area molto più vasta, che comprenda l’ex Sanderson e giunga fino a Contesse. Altrimenti tanto vale puntare lo sguardo sulla provincia, creando un vero polo distrettuale che assegni ai poli di Messina città e dell’area del Mela ruoli strategici integrati tra loro.
La “ricetta” dello Svimez
Secondo l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno «serve un profondo processo di ristrutturazione dell’apparato produttivo meridionale, che deve essere accompagnato da più efficaci politiche di sviluppo che pongano le condizioni per cogliere le sfide e le opportunità nel “nuovo” scenario che si aprirà all’uscita dalla crisi. Bisogna puntare su un Mezzogiorno come “frontiera” del Paese, verso il Mediterraneo. Una specifica politica per le aree deboli, pur se riformata, è ancora indispensabile, al fine di favorire i processi di modernizzazione, presenti anche al Sud, e le nuove opportunità del contesto competitivo internazionale che torneranno a presentarsi». I fondi Fas servirebbero proprio a questo. Ma quella dell’utilizzo che ne è stato fatto finora è tutta un’altra storia.
