Il tribunale di Catania ha dichiarato decaduto il sindaco di Acicatena: caso identico a quello del primo cittadino di Messina. Che ha ancora due giorni per evitare a Messina un nuovo commissariamento. Il sondaggio di Tempostretto.it: dite la vostra
Qualora servisse, è giunta una nuova conferma a quello che è ormai un dato di fatto: Messina si avvia ad un più che probabile commissariamento. Sarebbe il terzo consecutivo, un record di cui andare poco fieri. C’è solo una persona che può evitare questa nuova beffa: è il sindaco Giuseppe Buzzanca. Che ha ancora due giorni di tempo per optare fra la carica di primo cittadino e quella di deputato regionale. Lui finora ha escluso questa ipotesi: andrà fino in fondo, lo ha detto a chiare lettere. Assumendosi in pieno, però, la responsabilità delle elezioni anticipate.
Dicevamo della nuova conferma. E’ arrivata dal Tribunale di Catania, che ha emesso la sentenza di decadenza dalla carica del sindaco di Acicatena e deputato regionale Raffaele Pippo Nicotra, accogliendo un ricorso presentato dall’attuale assessore provinciale al Bilancio Ascenzio Maesano, già sindaco del paese etneo proprio prima di Nicotra. Ad assistere Maesano, manco a dirlo, l’avvocato “anti-incompatibilità”, il legale “pigliatutto”, Antonio Catalioto. Il tribunale ha riconosciuto l’incompatibilità tra l’ufficio di deputato regionale e la sopravvenuta carica di sindaco. Un’incompatibilità sancita, del resto, dalla Corte Costituzionale.
Il 22 settembre anche il Tribunale di Messina, nel caso in cui Buzzanca dovesse rimanere fermo nella sua posizione, si pronuncerà sulla questione. E a questo punto l’esito appare scontato. Ecco perché solo il sindaco può evitare il nuovo commissariamento. Del resto che non possa ricoprire contemporaneamente le due cariche non lo ha stabilito un organo politico ma un’istituzione quasi “sacra”, dal punto di vista giuridico, come la Corte Costituzionale. Un passo indietro lo hanno già chiesto il Pd e i “brigugliani” del Pdl. Un passo indietro, a questo punto, verrebbe letto dall’opinione pubblica solo come un gesto di buon senso, non una sconfitta. Una decisione in senso opposto determinerebbe conseguenze di cui la politica dovrà assumersi ogni responsabilità.
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