Possessioni diaboliche, deja vu e divorzi alla messinese, il panorama politico ci offre di tutto

Possessioni diaboliche, deja vu e divorzi alla messinese, il panorama politico ci offre di tutto

Possessioni diaboliche, deja vu e divorzi alla messinese, il panorama politico ci offre di tutto

domenica 15 Gennaio 2012 - 11:14

Riflessione a 360 gradi sul panorama politico locale, regionale e nazionale

Posseduti da Satana– Quando il Pd siciliano, sia pure a malincuore (e infatti sta facendo retromarcia), in un impeto di democrazia interna ha deciso di indire un referendum sull’alleanza con il Terzo Polo e sul sostegno al governo Lombardo, il presidente ha replicato in un modo piuttosto singolare: “Ritengo che qualcuno del Pd sia posseduto dal genio del male”.Si può anche comprendere che per Lombardo anche la sola idea che qualcuno possa avviare un confronto sull’appoggio al suo governo possa avere un che di satanico, ma questa dichiarazione somiglia tanto a quella di Berlusconi quando disse che lui rappresentava il partito dell’amore e gli oppositori quello dell’odio. Presumiamo, ma soltanto presumiamo, che per quanto “divino” il governo Lombardo qualche piccola pecca possa averla…e in ogni caso il Pd, sarà pur libero di decidere qualcosa in piena autonomia in casa sua, esattamente come accade nell’Mpa? Oppure, per restare in tema biblico, Lombardo pensa che l’attuale Pd sia una costola dell’Mpa, come Adamo ed Eva? Sinceramente nel segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo tutto vedo tranne che il genio del male, forse somiglia vagamente ad Harry Potter, che mago era, ma in tutt’altro fronte. Il referendum, così come le primarie, per quanto quelli interni ai partiti puzzino sempre un po’ di trucchetti, è sempre ed indiscutibilmente un simbolo di libertà. Ma forse per Lombardo la libertà è ispirata da Satana……

DEJA VU– Subito dopo il voto della Camera che ha negato l’autorizzazione all’arresto del parlamentare Pdl nonché ex sottosegretario e coordinatore del partito in Campania Nicola Cosentino, ho avuto una terribile sensazione di deja vu. E’ stato come se in un istante fossimo tornati indietro nel tempo, quando un intero parlamento ha creduto che Berlusconi avesse chiamato la questura di Milano perché Ruby era la nipote di Mubarak. Gli abbracci e gli applausi dei deputati che festeggiavano l’ennesima difesa della casta, le dichiarazioni,e, orrore, i talk show in tv avevano tutti un amaro sapore di già visto. Facendo zapping in tv ho rivisto da Santoro la Santanchè che litigava con Travaglio, con gli stessi toni, le stesse grida, mentre Santoro accennava solo un po’ a un senso di fastidio ( e che diamine, senza liti l’audience non sale, il governo Monti l’ha fatta precipitare…). Su La7 a Piazzapulita La Russa accusava il conduttore di non farlo parlare come ai vecchi tempi (tra l’altro era stato proprio La Russa, da ministro, a sferrare, pochi mesi fa, un calcio sugli stinchi al conduttore, Formigli) e contemporaneamente litigava con Di Pietro. Ma come, non eravamo entrati nell’era della sobrietà? Toni pacati, armonia tra i popoli, un passo indietro per tutti, fair play parlamentare? E’ stato come se improvvisamente fosse suonata la campanella della ricreazione a scuola, una specie di pausa di liberazione agli istinti primordiali. La Lega si è presentata al voto divisa. Bossi ha dichiarato: “noi della Lega non siamo forcaioli”, certo, a meno che non si tratti di mandare al rogo i terroni e gli extracomunitari o, come fece il leghista Luca Orsenigo ai tempi di tangentopoli, fare il bel gesto del cappio in parlamento. Piccolo particolare: Bossi dopo le dichiarazioni, non ha votato, era assente in aula. La verità è che, a parte pochissimi, tipo i radicali, ognuno ha votato senza leggere le carte, né probabilmente la coscienza, ma solo per motivi di opportunità politica. L’opposizione che ha votato sì all’arresto è la stessa che ha salvato il Pd Tedesco, quanto al Pdl il silenzio di Cosentino, padre-padrone del partito in Campania, vale oro quanto pesa. Lo stesso giorno del voto la Consulta bocciava i quesiti referendari sulla legge elettorale. Quindi saranno questi parlamentari a decidere sulla nuova riforma elettorale (no comment..). Quando si dice una gran bella giornata…….

Divorzio alla messinese- E’ sotto gli occhi di tutti che il matrimonio Pdl-Udc al Comune è finito. Buzzanca e D’Alia non perdono occasione per litigare, con toni talmente accesi che attestano come ormai siano separati in casa. Buzzanca non decide sulla doppia poltrona, è vero, ma D’Alia, dal canto suo, non decide sulle quattro poltrone che i suoi hanno a Palazzo Zanca. Così assistiamo a liti furibonde ogniqualvolta un organo si pronuncia sul doppio incarico, Corte d’appello, Corte Costituzionale, Ars e via discorrendo. Altre liti sono quotidiane tra gli inquilini del Comune, con i consiglieri Udc che non perdono occasione per bacchettare la giunta persino con più determinazione e veemenza dell’opposizione, salvo poi rientrare a più miti consigli quando un voto contrario metterebbe sul serio a repentaglio la maggioranza. “Non accetto lezioni di politica da D’Alia che pontifica da Roma, ha una doppia morale e ritiene di essere depositario della verità”, dichiara il sindaco. “Sarebbe grave che, come ha fatto in passato Buzzanca tenga sotto scopa le istituzioni per trarne vantaggio politico”, tuona il senatore. E giù botte da orbi. Poi conclude serafico Buzzanca: “ Non cambia nulla nei nostri rapporti a meno che D’Alia non voglia anticipare conseguenze politiche e allora se ne assuma le responsabilità”. Risposta secca di D’Alia: “Proseguiamo la nostra alleanza per rispetto dei cittadini ma è evidente che questa scelta di restare attaccato alle poltrone pregiudica una discussione serena su una futura alleanza tra Pdl e Udc a Messina”. Dunque i due si detestano come ogni buon matrimonio che si rispetti, ma non divorziano, dicono, per il bene dei figli, che saremmo noi, i cittadini messinesi. A prescindere dal fatto che alla favola del bene dei figli non ci credono più neanche i figli veri dei coniugi divorziandi, ma i figli dei coniugi di Palazzo Zanca, vorrei ricordarlo, hanno raggiunto la maggiore età da un pezzo, se i genitori si separano sapranno farsene una ragione, state tranquilli, certo sarà dura, ma prima o poi, ci riprenderemo dal trauma del vostro divorzio. Quel che nessun figlio di nessuna coppia di separati in casa sopporta sono non soltanto i litigi e le tirate di piatti (perché i cocci li dobbiamo raccogliere noi), ma la presa in giro. Quella, per favore, risparmiatecela. Il nostro bene lo conosciamo benissimo. Voi un po’ meno.

Rosaria Brancato

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