Oltre al sindaco di Messina, che punta alla leadership regionale, presente Walter Veltroni, candidato alla guida nazionale
La campagna elettorale è già partita da una settimana, ma con la presentazione delle liste, la strada verso le primarie del Partito democratico è stata definitivamente tracciata. La Festa dell’Unità tenutasi a Palermo lo scorso sabato è stata l’occasione per Francantonio Genovese, sindaco di Messina nonché candidato alla leadership regionale, per ribadire i concetti su cui punta, ma anche per incontrare Walter Veltroni, il suo alter ego a livello nazionale. Genovese ha fatto un lungo discorso, in cui spesso si è rivolto personalmente proprio a Veltroni.
«Personalmente sono convinto – ha detto il sindaco di Messina – che dalle primarie del Partito Democratico in Sicilia non usciranno vincitori e vinti. Credo, invece, che in una regione, come la nostra, in cui il centrosinistra deve rimontare un significativo deficit di consensi, se il Partito Democratico non riuscirà ad entrare nel cuore dei siciliani, se non riuscirà ad essere percepito come una forza in grado di cambiare le cose, se non riuscirà a proporsi in maniera autorevole… saremo tutti sconfitti. Ma soprattutto sarà sconfitta la speranza delle nuove generazioni di siciliani».
Un richiamo all’unione (il nome del movimento politico che di fatto, col Pd, non esisterà più) che Genovese ribadisce più avanti: «Se vogliamo davvero candidarci a governare quest’isola dobbiamo, innanzi tutto, essere capaci di mettere da parte le cose che eventualmente possono dividerci e concentraci su quelle che ci uniscono, facendole diventare un programma serio e credibile di cambiamento politico e sociale».
«E’ evidente – aggiunge poi – che un partito aperto e plurale non può essere rappresentato dalla semplice fusione dei partiti fondatori. Per dar vita ad un partito nuovo è necessario unire le culture politiche della liberaldemocrazia, del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica, ma anche accogliere i tanti fermenti nati di recente attorno ai temi della pace, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile e dei diritti».
Genovese accenna anche all’attualissimo tema del disamore nei confronti della politica. «I cittadini si allontanano dalla politica quanto più la vedono nemica, piuttosto che alleata, nella loro quotidiana lotta per arrivare alla fine del mese». Poi fa riferimento alla situazione siciliana in particolare. «Qui, più che altrove – ha detto – è venuto il momento di impegnarsi in una rivoluzione di tipo culturale per restituire moralità alla politica».
Non poteva mancare un affondo al governo Cuffaro. «Abbiamo di fronte a noi il cattivo esempio di un governo regionale che si distingue per inefficienza, spreco di danaro pubblico, opere incompiute, scempio del territorio, oppressione clientelare di cittadini, professioni e imprese».
Che Regione immagina, dunque, Genovese? «Noi abbiamo un’idea diversa del governo della Sicilia. Immaginiamo una Regione che, pur mantenendo le potestà legislative, decentri agli enti locali risorse e competenze in materia di gestione dei servizi, liquidando gli enti inutili, razionalizzando la spesa sanitaria in funzione di un servizio pubblico di qualità, concertando la programmazione a sostegno dello sviluppo economico e civile con gli altri attori sociali e istituzionali».
Altro tema, la mafia. “Non basta – afferma Genovese – dire che “la mafia fa schifo- per dimostrare seriamente di essere al fianco delle vittime, di chi mette al rischio la propria vita e quella dei suoi cari, di chi ha fatto la scelta di non piegarsi al ricatto mafioso. Dal mondo imprenditoriale siciliano sono giunti, nelle ultime settimane, dei segnali importanti che devono ora essere colti ed adeguatamente sostenuti».
Infine, un ultimo, diremmo accorato appello a Veltroni. «Ecco, io credo che oggi tantissimi uomini e donne di questo Paese si aspettino da te e dal Partito Democratico soprattutto questo: la possibilità di ritornare a credere nei propri valori e nei propri ideali».
«Ed in fondo al nostro cuore – conclude Genovese – siamo tutti convinti che il Partito Democratico possa davvero riaccendere questa voglia di sognare».
