Al capogruppo all’Ars Lupo aveva chiesto di rimandare il mandato, ma lui non ci sta: «Sono orgoglioso del lavoro di questi quindici mesi, la mia situazione è diversa rispetto a quella di Soro e Finocchiaro»
Il partito è sempre lo stesso, ma non sembra. La guerra interna al Pd, già avviata nel corso della campagna pre-primarie, adesso ha raggiunto livelli che superano quelli tra le famose correnti della Dc. Ieri il congresso dei veleni, con la furia di Beppe Lumia e il suo abbandono dei lavori, una volta resosi conto che la tavola era già bandita per il trionfo di Giuseppe Lupo e che ad apparecchiarla era stato Bernardo Mattarella. Un patto che ha fatto parlare al senatore di «congresso pilotato». Ma le polemiche sono andate oltre. Sulla scorta di quanto è successo al Parlamento, dove rispettando i patti prestabiliti Antonello Soro e Anna Finocchiaro hanno rimesso i rispettivi mandati di capigruppo alla Camera e al Senato, lo stesso gesto è stato chiesto da Lupo, nel corso del suo primo intervento da segretario regionale, al capogruppo all’Ars Antonello Cracolici, più vicino alle posizioni di Lumia.
Ma da questi è arrivato un bel due di picche. «Non facciamo gli ipocriti – ha detto – chiedermi di rimettere il mandato com’è avvenuto a Roma è un atto di furbizia che serve per nascondere la verità. Soro e Finocchiaro hanno rimesso il mandato perché questo è stato deciso un anno fa all’atto della loro riconferma nei rispettivi ruoli di Presidenti dei gruppi Pd di Camera e Senato, quando è stato deciso che la loro durata avrebbe avuto una verifica al congresso che si è appena celebrato. Io, invece, sono stato eletto senza nessun termine, anzi i deputati regionali sanno, a partire da Anna Finocchiaro che ha partecipato alla mia elezione nella qualità di componente del gruppo Pd all’Ars, che non volevo accettare la carica di capogruppo».
«Ma sono orgoglioso del lavoro di questi quindici mesi – ha aggiunto Cracolici – il governo Lombardo 1 è esploso, Cuffaro è stato buttato fuori dalla giunta, il governo Lombardo 2 è in agonia, tutto questo grazie ad un protagonismo del Pd all’Ars inedito e senza fare sconti a nessuno compreso l’ultimo caso dell’assessore Armao esploso grazie alle mie denunce. La crisi della destra in Sicilia può aprire una crisi della destra a Roma. Sono pronto a rispondere di questo, non avendo nessuna poltrona da difendere,e non dei giochi di palazzo e delle ritorsioni che qualcuno ha ordinato di eseguire nei miei confronti per avere votato Lumia. Si presenti la sfiducia – conclude – e si spieghi ai siciliani che una parte del Pd ha paura della crisi della destra e di quello che potrà succedere, perché in fondo è più rassicurante dichiararsi all’opposizione con l’arricchimento di aggettivi tipo vera, forte, dura, tutto questo a parole, e aspirare a fare magari da “paciere” tra gli esponenti della destra siciliana».
