Il duo Corona-Germanà, critico qualche settimana fa, apre lo sprint finale di Buzzanca e Ricevuto: «Sono i candidati ideali». Ma -brucia- ancora la giunta Lombardo
Quell’espressione, “fuga in avanti-, che ha caratterizzato tutta la prima parte della campagna elettorale di Giuseppe Buzzanca e Nanni Ricevuto, ha un preciso copyright, e appartiene alla coppia di Forza Italia composta dal deputato nazionale Nino Germanà e dal deputato regionale Roberto Corona. Furono loro a prendere le distanze dalla decisione “autonoma- del centrodestra messinese di ufficializzare le due candidature, richiamando alla necessità di coinvolgere il tavolo regionale, e sono stati proprio loro, stamani, in un affollato cinema Apollo, ad aprire ufficialmente lo sprint finale che condurrà dritti alla tornata elettorale del 15 e 16 giugno.
Gigi Cartagenova, che modera l’incontro e introduce gli interventi, parla di «appoggio senza remore» e incita la platea, e dunque in genere l’elettorato e i candidati del centrodestra, a dare il massimo in queste due settimane. Si avverte l’esigenza di tentare a tutti i costi di vincere al primo turno, perché un eventuale ballottaggio nasconde insidie tutte da decifrare. E non a caso mai, ma proprio mai, Buzzanca nomina colui che da più parti viene indicato come l’outsider di queste elezioni, Fabio D’Amore. Il candidato del centrodestra parla solo del «mio avversario», dunque Genovese, ribadendo implicitamente l’appello al cosiddetto “voto utile-. Ed è ancora Cartagenova a sbilanciarsi fortemente sul pronostico per Palazzo dei Leoni: «un terreno molto più facile per Nanni Ricevuto, con una Provincia data ormai per incassata». Ricevuto poi tenderà a -frenare- («non darei per scontata la vittoria…») ma solo apparentemente («…che comunque è cosa certa»), anche perché ribadirà un concetto già espresso più volte nelle precedenti occasioni: «Sono qui per sostenere Buzzanca».
Nino Germanà, come notato dallo stesso Buzzanca, inizia a prendere sempre più dimestichezza con microfoni e platee, ma -scivola- durante la sua requisitoria contro Genovese e i suoi conflitti d’interesse, quando dice che l’ex sindaco «ha avuto per due anni i poteri speciali» sostanzialmente non sfruttandoli. In realtà Genovese ha inseguito per due anni i poteri speciali, ottenendoli proprio in concomitanza con la sentenza del Cga che lo ha mandato a casa. Una piccola -gaffe-, forse cercata forse no, che non mitiga gli applausi dei suoi sostenitori, con il padre Basilio in prima fila. L’ars oratoria è invece il pezzo forte di Nanni Ricevuto, con la sua accesa e coinvolgente gestualità che spesso sfocia nella teatralità, come quando si lascia andare ad un lungo abbraccio con Buzzanca. L’ex Psi parla di «un entusiasmo che spesso mi porta a dimostrare meno degli 82 anni che porto», dunque si riserva qualche affondo sugli avversari, e in particolare sull’avversario Genovese, «molto attrezzato, ma non di idee, e ci siamo capiti…», senza «nessuna idea forza, che non può avere perché ha bisogno di mantenere lo status quo». Dell’«altro», Siracusano, evidentemente -snobbato-, «non parlo, ma una cosa concedetemela. Si è chiesto cosa ho fatto nella mia lunga attività politica, e mi viene il mal di testa solo a pensare a cosa ho fatto in 30 anni. Mi chiedo piuttosto cosa abbia fatto lui se non dilettarsi con macchinine e motociclette». Addio fair play. Ricevuto, come farà dopo di lui Buzzanca, ammette la -fuga in avanti-, «ci sono state posizioni diverse, ma tutto si è ricomposto nella messinesità», dunque torna a indossare gli abiti del -capopopolo-, chiedendo ai candidati di spendersi «ventre a terra» in questa campagna elettorale.
Buzzanca dice subito che «non mi farò trascinare nel terreno della polemica. Dico solo che agli avversari mancano gli argomenti, con una demagogia evidente sui fondi Fintecna, che solo temporaneamente sono stati destinati a coprire l’abolizione dell’Ici. Non erano spendibili, perché mancavano i progetti». Ma lascia che sarà Maurizio Gasparri, nel pomeriggio, a spiegare meglio il tutto. «Abbiamo bisogno di una competizione elettorale libera – aggiunge – permettetemi di dire non -comprata-». Buzzanca ribadisce il «sì al Ponte, non il nì di Genovese, ma con le dovute garanzie». Chiusa ogni polemica sulla squadra di governo: «Finiamola con gli scienziati o falsi scienziati, abbiamo privilegiato l’esperienza». Dunque alcuni punti del programma: «La vergogna degli svincoli deve finire, dobbiamo completarli e farne di nuovi a sud e a nord, dobbiamo lavorare al waterfront, all’area integrata dello Stretto e alla metropolitana del mare, all’industria del turismo e in particolare del turismo religioso, e poi alla sicurezza, con nuclei anti bullismo, contro la droga e contro l’alcol». Con un appello finale: «Chi vince deve avere la possibilità di governare per cinque anni». Il che, soprattutto a Messina, non è affatto scontato.
E’ toccato a Roberto Corona chiudere i lavori. Da lui parte una richiesta a «coinvolgere i tanti -non eletti- che ci saranno in quella che dovrà essere l’assemblea costituente del partito», prima di una dura presa di posizione contro la scelta di Lombardo di non schierare messinesi in giunta, con qualche -autocritica-: «E’ vergognoso che dopo due mesi a Palermo non abbiamo ancora potuto lavorare. Non nascondo molta amarezza per un governo che non ha tenuto conto dalla specificità messinese. Noi otto parlamentari messinesi non abbiamo ancora fatto una battaglia univoca, questo non è un problema personale, ma di squadra». Non solo Formica, dunque? E sulle iniziali critiche alla -fuga in avanti- dice: «Sapevamo che c’erano tante aspirazioni per queste cariche, così come sapevamo che Messina da sola non va da nessuna parte, senza il coinvolgimento di Lombardo e di Berlusconi». E conclude: «Dovremo mettere in un angolo Lombardo, se sarà il caso, per ottenere un assessore».
(nelle foto Ricevuto e Buzzanca, e Corona)
