L'ex arbitro internazionale corre per un posto nell'Assemblea regionale. «Il Ponte? Sono contrario a quelle cose di cui si parla per anni senza che vengano mai realizzate»
Molti di noi lo ricordano con la mitica giacchetta nera e col fischietto in bocca, ad arbitrare alcune tra le partite più importanti del nostro campionato e del calcio internazionale, tra cui i Mondiali del ’90 e la finale di Coppa dei Campioni giocata a Bari nel ’91. Oggi Tullio Lanese continua a correre, non dentro a uno stadio ma per un posto nell’Assemblea regionale, nelle elezioni del 13 e 14 aprile. Una vita nello sport e ai suoi vertici (è stato presidente dell’Associazione italiana arbitri), ma con trascorsi anche in politica, essendo stato consigliere comunale targato Dc nel 1990. E’ proprio da qui che parte la nostra chiacchierata con lui.
«Quella del ’90 – afferma Lanese – fu un’esperienza diversa perché diversa era la politica. Allora c’erano dei riferimenti, i partiti erano ben strutturati localmente e territorialmente, oggi questo fenomeno è cambiato totalmente, la politica si fa -porta a porta-, senza il riferimento, appunto, di strutture organizzate».
Perché ha deciso di tornare a fare politica, e perché a così tanto tempo di distanza?.
«Ho l’abitudine di non fare tante cose contemporaneamene col rischio di farle male. Quando prendo un impegno lo assolvo a 360°, e in questi anni gli impegni non sono certo mancati. Sono tornato in politica perché ho deciso di rimanere a vivere in città e a vivere la città, il territorio. E dunque di riprendere a sviluppare un progetto politico».
Un progetto che ha nell’Udc il partito di riferimento, un segno di continuità con la sua ultima esperienza, che fu nella Dc?
«Con l’Udc ho potuto dare continuità al mio essere, alla storia che esprime il simbolo, alla mia appartenenza politica. Devo aggiungere che oggi è facile saltare da un partito all’altro, ma io credo fermamente nei valori dell’Udc e fino a quando saranno coerenti con il mio modo di pensare questo sarà il mio partito».
A proposito di Udc, condivide la scelta fatta da Casini?
«Ho condiviso pienamente la scelta di Casini. Avrebbe potuto saltare tranquillamente sul carro del possibile vincitore, ma non lo ha fatto per rispondere agli elettori, a chi ha sempre creduto nei valori del partito. E’ una scelta di chi sa quello che vuole».
Tornando al suo progetto politico. Leggendo il suo programma, si nota subito che un ruolo di grande rilievo lo rivestono i giovani.
«Di solito i giovani vengono definiti il futuro, a me piace invece definirli il presente. Rappresentano una forza importante e devono esserlo per la politica. I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento, non di allontanarsi dai principi della moderazione e della -cristianità-. Non è vero che si crede solo nell’antipolitica, ci sono tanti giovani che vogliono dare un contributo».
Lo sport è al centro del suo programma, naturalmente.
«Lo sport non può non essere un punto primario del programma, perché penso di poter dire senza presunzione di avere una forte esperienza in questo campo. Lo sport è un momento importante nella vita di tutti, rafforza il fisico ma anche la mente, e dai medici molto spesso viene invocato per superare le malattie. Messina purtroppo è in uno stato di carenza assoluta a livello di strutture sportive, un deficit troppo vasto. Il collegamento dello sport, di tutti gli sport non solo del calcio, con il turismo può portare enormi vantaggi».
Parlando di sport, è inevitabile fare un cenno alla vicenda di Calciopoli.
«Non ho problemi a parlarne. Quando decido di mettere da parte qualcosa che ho vissuto, vado avanti per quelli che sono i miei convincimenti, dividendo quello che è stato da quello che sarà. Sarebbe corretto e giusto giudicare quando le sentenze saranno definitive, io attendo con grandissima serenità la fine di questa parentesi della mia vita».
Tornando alla politica, Messina è in preda ad un vuoto amministrativo.
«Fra due mesi ci saranno le amministrative e saranno fondamentali per il futuro della città, un futuro che negli ultimi anni non è stato considerato, né si è pensato a dare a Messina una vivibilità adeguata. Una delle questioni centrali del mio progetto è quella della quotidianità, delle difficoltà di tutti i giorni, parlo delle strade con le buche, dei parcheggi da ultimare. Da qui si parte per migliorare la qualità della vita. Altro aspetto fondamentale è la programmazione, partendo dalle risorse naturali del territorio, dalle spiagge, dal mare».
Chiudiamo con la sua posizione in merito ad un elemento sempre presente nelle campagne elettorali, il Ponte sullo Stretto.
«Non sono né favorevole né contrario, e con questo non voglio sottrarmi dal prendere una posizione. Semplicemente voglio dire che sono contrario a tutte quelle cose di cui si discute per anni senza realizzarle mai, impiegando però nel frattempo enormi risorse economiche. Del Ponte si parla da 50 anni, credo che se la politica fa una scelta, deve perseguirla fino in fondo».
