Palazzo Piacentini, Vittorio Emanuele, Papardo-Piemonte: le tappe del tour di Gianfranco Fini in riva allo Stretto, dove prende quota la strada del terzo polo. ALL'INTERNO L'INTERVENTO VIDEO COMPLETO DEL LEADER DI FLI. Ad intervenire durante il convegno Gianpiero D'Alia e Carmelo Lo Monte
Si è conclusa intorno alle 16 l’intensa giornata del Presidente della Camera Gianfranco Fini in riva allo Stretto. Un tour diviso in tre “fermate”, Tribunale, Teatro Vittorio Emanuele, Ospedale Piemonte-Papardo. Giustizia, giovani, lavoro, futuro, Ponte sullo Stretto, sanità. Tanti i temi toccati dal leader di Fli, accolto a Messina anche da esponenti politici sempre più orientati verso la strada del terzo Polo. Lo conferma la presenza sul palco del Vittorio Emanuele di Gianpiero D’Alia(Udc) e Carmelo Lo Monte (Mpa), così come Ardizzone e Naro presenti nelle prime file della platea. Un nuovo scenario che dovrebbe avere riflessi anche in riva allo Stretto, dove l’Udc, come confermato dallo stesso D’Alia a Tempostretto.it, dovrebbe fare squadra con Futuro e Libertà, Mpa e Api di Rutelli nel nuovo contenitore politico di centro.
TRIBUNALE. Il presidente Fini arriva a Palazzo Piacentini con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia. Ad accompagnarlo i deputati nazionali Fabio Granata, Nino Lo Presti e Carmelo Briguglio. Tante proposte all’attenzione di Fini dal presidente della Corte d’Appello Nicolò Fazio, dal procuratore Melchiorre Briguglio, in rappresentanza del procuratore generale Franco Cassata, dal presidente dell’Ordine degli avvocati Francesco Marullo di Condojanni.
Fazio ha subito posto l’accento sulla lentezza della macchina giudiziaria a causa di un sistema arcaico «che così non permette di andare avanti. Uno stato che non garantisce un giudizio rapido, non è uno stato di diritto. Il nostro è un vero e proprio grido di dolore» ha affermato il presidente della Corte d’Appello, che ha dunque evidenziato la necessità di modifiche immediate. Grido a cui si unisce anche Briguglio, che ha però focalizzato l’attenzione sulla situazione messinese: «La condizione degli uffici giudiziari è al limite. Il distretto di Messina ha delle specificità, ci sono procure periferiche ridotte all’osso, come ad esempio il Tribunale dei Minori, dove c’è solo un procuratore e neanche un sostituto. Il vangelo – conclude Briguglio con amara ironia – dice che saranno beati quelli che hanno sete di giustizia, vuol dire che noi saremo tutti beati».
Tre i punti in cui il presidente dell’ordine degli avvocati Marullo di Condojanni ha sintetizzato i problemi del sistema giustizia in relazione alla situazione forense: contigenza economica, altissimo numero di avvocati, problemi strutturali per gli insufficienza degli spazi offerti da Palazzo Piacentini. Evidente anche per il presidente Condojanni l’intervento dello Stato per apportare delle modifiche necessarie, ancor di più in visione dell’apertura dei cantieri del Ponte: «Sarà fondamentale un rafforzamento dei presidi giudiziari sul territorio».
Il presidente del Tribunale Macrì chiede una riforma strutturale «perché la realtà di Messina non è paragonabile a nessun’altro Tribunale sede di Procure distrettuali».
Il presidente Fini condivide a pieno la necessità di un rinnovamento dell’intero sistema. Una priorità che deve spingere tutti, maggioranza ed opposizione a viaggiare nelle stessa direzione. «I 150 anni dell’Unita’ d’Italia – ha affermato il presidente della Camera – non devono essere solo ricordo di belle pagine di storia ammantate di retorica ma devono farci interrogare su cosa significa oggi essere italiani, ed al centro di questo c’e’ sicuramente la giustizia. Io sogno un giorno in cui in Parlamento, nella dialettica democratica, si trovi un momento di unita’ in uno o due punti strategici per la riforma vera della giustizia. Il nostro Paese investe poco nel settore ed e’ anche per questo che siamo poco competitivi». Fini snocciola dunque una serie di dati, relativi all’arco di tempo 1959-2009, che accertano, qualora ce ne fosse bisogno, la pessima condizione del sistema nel suo complesso: le violazioni per eccessiva lunghezza dei processi sono state 1095 in Italia, 278 in Francia, 24 in Gran Bretagna, 54 in Germania, 11 in Spagna. Le risorse investite diminuiti negli ultimi due anni passando dall’1,22% del 2006 allo 0,9% attuale.
TEATRO VITTORIO EMANUELE (In basso il video con l’intervento completo). E’ nel corso del dibattito organizzato al Vittorio Emanuele, incentrato sulle politiche del lavoro e sul futuro occupazionale dei giovani, che il Presidente della Camera tocca i temi più discussi del momento, senza però voler rilasciare alcuna dichiarazione sulle ultime vicende relative al caso Ruby: «Siamo qui per parlare di lavoro e non per dare spazio a sterili polemiche». Ad accogliere Fini una banda che intona l’inno di Mameli, a “scaldare” il pubblico gli interventi di Briguglio, Lo Monte, D’Alia (vedi video correlati in basso), ma soprattutto le difficili esperienze maturate nel mondo del lavoro da uno studente, una donna ed un imprenditore.
Arriva poi il momento del Presidente della Camera, che dedica le prime battute alla condizione dei giovani: «I ragazzi hanno paura di stare domani peggio di come stanno oggi. C’è un deficit di futuro. La politica deve darsi delle priorità partendo dalle esigenze delle nuove generazioni. Lo ha ribadito anche il presidente Napolitano nel discorso di fine anno. E’ finito il tempo del contratto indeterminato, ma la flessibilità, che non è necessariamente negativa, non deve diventare precarietà». Un importante aiuto ai ragazzi, a detta di Fini, è giunto proprio dall’approvazione della riforma Gelmini che premia la qualità e la selezione del merito. Opinione decisamente non condivisa da ricercatori e dottorandi protagonisti del sit-in organizzato nello spiazzale del Vittorio Emanuele dove sono stati intonati cori contro la terza carica dello Stato al grido di “Vergogna” ed esposti striscioni con su scritto: “Il Fini giustifica i mezzi”.
«Quella di oggi – prosegue Fini – è la prima manifestazione tematica sul lavoro, e non a caso abbiamo deciso di partire da una città importante come Messina. In tema di sviluppo bisogna superare le logiche antitetiche del secolo scorso fra capitalismo e comunismo, oggi dobbiamo lavorare per superare lo scontro e avviare nuove relazioni industriali. Ma soprattutto bisogna pensare che senza legalità non può esserci la condizione necessaria per la ripresa economica. II nostro sistema produttivo – ha affermato – si fonda sulle piccole e medie imprese; è la politica che deve investire sulla ricerca, le piccole imprese no ne hanno la possibilità. Serve la mano pubblica, gli imprenditori siciliani hanno stupito il mondo con prodotti d’eccellenza».
L’Italia, ed in particolare la Sicilia, deve riuscire a rioccupare un ruolo di centralità nel bacino del Mediterraneo, una sfida impegnativa che però per Fini deve essere portata a termine. Immancabile, in merito alla centralità del paese, il riferimento al Ponte sullo Stretto, senza però dimenticare quell’infrastrutturazione del territorio che finora è mancata, causando un forte deficit in tutto il sud. «E’ giusto il rigore nei conti pubblici, ma in una stagione di limitate risorse pubbliche occorre selezionare alcune priorita’ su cui indirizzare investimenti pubblici e tra esse ci sono le infrastrutture».
«Viva la Sicilia, viva l’Italia», sono le ultime parole del presidente della Camera che lascia il Vittorio Emanuele tra gli applausi dei propri sostenitori. Tanti i temi affrontati nel corso del dibattito la maggior parte dei quali rivolti alle esigenze dei giovani che, aggiungiamo noi, tutti dicono di conoscere senza però poi mostrarsi capaci di soddisfarle.
PAPARDO-PIEMONTE. Dopo una breve break culinario all’interno dello steso Vittorio Emanuele, Fini, come da programma, ha raggiunto l’Ospedale Papardo e successivamente il Piemonte. Ad accoglierlo una donna che ha raccontato all’ex leader di An di aver perso la sorella a causa di un caso di malasanità: «Quando è arrivata al Pronto Soccorso – spiega la cittadina – non hanno capito che c’era un’emorragia interna». Fini rivolge le condoglianze alla donna e afferma: «Se ci sono responsabilità, la magistratura ha il dovere di fare luce ed accertare la verità». A tal proposito giunge però la replica del responsabile del pronto soccorso del Papardo che precisa come non ci sia alcuna responsabilità da parte del personale medico della struttura perché la donna ha volontariamente firmato per lasciare l’ospedale. La terza carica dello Stato ha poi incontrato il direttore generale Armando Caruso, il direttore sanitario Eugenio Ceratti e il direttore amministrativo Fiorenza Mugno che lo hanno accompagnato nei reparti di neuro-chirurgia e cardio-chirurgia. Ultimo appuntamento all’azienda sanitaria di viale Europea, dove Fini ha visitato i locale della Piastra Chirurgica, la parte nuova della struttura ospedaliera. Nell’occasione il presidente del
Comitato spontaneo -Salvare l’Ospedale Piemonte- Marcello Minasi, ha consegnato al leader di Fli una lettera (cliccando un approfondimento il testo completo) in cui viene ribadita l’importanza e la centralità della struttura sanitaria, invitando Fini ad interessarsi il più possibile della questione.
Cliccando in basso i video degli interventi di Briguglio, D’Alia e Lo Monte. Su photogallery tutti gli scatti di Dino Sturiale
