Il rapporto tra Ato3 e Messinambiente: «Arroganza, prepotenza e costante illegalità». Firmato Nino Dalmazio

Il rapporto tra Ato3 e Messinambiente: «Arroganza, prepotenza e costante illegalità». Firmato Nino Dalmazio

Redazione

Il rapporto tra Ato3 e Messinambiente: «Arroganza, prepotenza e costante illegalità». Firmato Nino Dalmazio

sabato 14 Febbraio 2009 - 07:11

Pesantissima relazione del presidente di Messinambiente consegnata al sindaco Buzzanca: riassunte in poche pagine quattro anni di continui conflitti: «Comportamento a solo scopo elettorale e clientelare»

«L’Ato3 ha tenuto un comportamento diretto a svilire di contenuto economico e commerciale la società Messinambiente». Sono durissime le parole usate da Antonino Dalmazio, presidente di Messinambiente dal 2004 (allora era un’amministrazione giudiziaria), per descrivere i controversi rapporti tra le due società che a Messina si occupano, con compiti diversi della gestione dei rifiuti. Rapporti difficili, quasi conflittuali sia nel periodo in cui l’Ato3 era governata dal duo Piero Grasso – Luciano Taranto sia in quello della coppia Franco Barresi – Salvatore Lamacchia, emersi dalla pesante relazione consegnata da Dalmazio stesso al sindaco Giuseppe Buzzanca dal titolo -Sviluppo economico di Messinambiente e della città di Messina-.

Ereditata nel dicembre 2004 una situazione piuttosto problematica (390mila euro di perdite, debiti per 28 milioni di euro), l’amministrazione giudiziaria targata Dalmazio era riuscita in un anno a sistemare i conti, grazie soprattutto ad una transazione con il Comune (debitore di oltre 20 milioni con Messinambiente) e alla risoluzione del rapporto con l’Altecoen. Nel dicembre 2005, così, la società vantava una disponibilità di cassa di quasi un milione e mezzo di euro, ma al tempo stesso veniva fuori un nuovo credito, di ben 10,8 milioni di euro, con la neonata Ato3. Quest’ultima società, dal 1 gennaio 2005, aveva sostituito in tutto e per tutto il Comune di Messina nei rapporti con Messinambiente (regolati da una convenzione del 1999), in virtù di un atto sottoscritto nel luglio 2004 con il quale Palazzo Zanca delegava all’Ato tutte le attività di propria competenza nel campo della gestione dei rifiuti, trasferendo al tempo stesso le risorse necessarie. Ed è qui che nasce il difficile rapporto tra Messinambiene e Ato3.

«L’Ato3 – scrive Dalmazio – non ha mai rispettato la convenzione stipulata tra il Comune di Messina e la società mista nel 1999, in particolare non ha affidato alla Messinambiente tutti quei servizi accessori che per convenzione andavano affidati. E’ appena il caso di evidenziare che tali servizi sono stati affidati dall’Ato3 a cooperative ed a trattativa privata», con costi ovviamente maggiori, un «comportamento contrario a qualsiasi principio economico ed aziendale, ed illegittimo», che secondo Dalmazio «ha solo scopo elettorale ed è diretto a creare clientela politica».

A questo il presidente di Messinambiente aggiunge che l’Ato3 «ha proposto annualmente piani d’ambito che predisponeva unilateralmente, in contrasto con quanto previsto dalla convenzione del 1999, tutti contestati dalla Messinambiente». Inoltre «non ha pagato quanto dovuto per i servizi svolti» e «ha redatto unilateralmente una perizia ed un piano d’ambito che prevede il pagamento del personale della Messinambiente in misura ridotta di 70 unità», il che significa corrispondere, ogni anno, una minor somma di 2,9 milioni di euro, nonostante la società presieduta da Dalmazio non ritenga di avere «dipendenti in esubero». In generale il presidente della Messinambiente definisce il comportamento dell’Ato3 «ispirato alla arroganza, alla prepotenza ed alla costante illegalità».

La situazione non migliora quando dal commissariamento Sbordone si passa alla sindacatura Genovese, quando si insedia un nuovo consiglio d’amministrazione con Dalmazio sempre presidente. L’Ato3 continua sulla falsariga dei comportamenti precedenti e corrispondendo alla Messinambiente meno di quanto previsto. «Nel 2006 – scrive Dalmazio – l’Ato3 ha avuto a disposizione la somma di 6,8 milioni di euro che sarebbe interessante sapere come è stata spesa; in ogni caso non sono stati rispettati criteri di economicità e legalità». Stesso concetto viene ribadito per il 2007. Il tutto viene aggravato da una «transazione stipulata con l’Ato3 e fortemente voluta dal Comune di Messina», con la quale Messinambiente «in buona sostanza rinunciava ad un maggior credito nei confronti dell’Ato3».

«Francamente – afferma Dalmazio a proposito di quella transazione – non si riesce a comprendere quale sia stato il criterio e la logica seguita dal socio di maggiorqanza posto che motivi di opportunità e di convenienza consigliavano di chiudere in passivo il bilancio dell’Ato3 ed in attivo il bilancio di Messinambiente». Nel 2007 si arriva così ad approvare un bilancio con una perdita superiore a 2 milioni di euro e una considerazione che Dalmazio ritiene necessaria: «Fin quando il Comune e l’Ato3 pretenderanno che Messinambiente svolga il servizio essenziale che riguarda l’igiene pubblica cittadina non tenendo conto del costo effettivo del servizio è ovvio che la Messinambiente presenterà bilanci che richiederanno sempre una ricapitalizzazione».

Inevitabile, a quel punto, una «politica del contenimento dei costi» piuttosto sostanziosa. Nel frattempo il credito con l’Ato3 aumenta (si va oltre i 12 milioni di euro) e a Messina arriva il commissario Sinatra, e con lui un periodo di magre con tanto di scioperi e «una vera e propria crisi igienico-sanitaria». In definitiva, Dalmazio offre alcuni spunti all’amministrazione Buzzanca: «Il Comune, quale socio di maggioranza dell’Ato3 e della Messinambiente, dovrà intervenire per dirimere una controversia che non serve alla città, che a volte diventa grottesca , tenendo conto che l’orientamento è quello di eliminare gli Ato (…) e che la Messinambiente non può continure ad avere uno statuto di una società mista e nel contempo essere a totale capitale pubblico».

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