Trasporto pubblico: i perché di una riforma che non decolla - Tempostretto

Trasporto pubblico: i perché di una riforma che non decolla

Redazione

Trasporto pubblico: i perché di una riforma che non decolla

giovedì 24 Gennaio 2008 - 09:07

La trasformazione in Spa e l'attuazione di un contratto di servizio tra le obbligatorietà di quello che è ancora un disegno di legge. Ma dalla Regione è partita l'accelerazione.

Affrontare le problematiche dell’Atm senza capire in quale contesto storico e normativo queste avvengono può essere rischioso. E’riduttivo definire l’azienda messinese la pecora nera del trasporto pubblico regionale. E’ vero che l’Ast e l’Amat di Palermo sono S.p.a. da tempo, ma è vero anche che, a quanto pare, l’Amt di Catania, pur non essendosi ancora trasformata riuscirà ad ottenere i cospicui contributi regionali. Ciò avverrà grazie a delle garanzie documentate che l’azienda di Catania ha fornito ma anche, questa è una nostra considerazione, malignità se volete, per il diverso peso politico del capoluogo etneo a livello regionale. D’altronde non va dimenticato che per il governo regionale il tram a Messina non esiste, perché nessuno si è mai preso la briga di modificare una legge che riconosce e dunque rimborsa solo il trasporto gommato (e le funivie) e non la tramvia. D’altronde l’unica in Sicilia è proprio quella messinese…

IL QUADRO NORMATIVO: LA RIFORMA DEL TRASPORTO PUBBLICO

Non va dimenticato, allo stesso tempo, che il verme solitario dei debiti e il male assoluto del clientelismo senza freni non è una prerogativa solo messinese, e questi sono solo alcuni dei motivi per i quali dal 2002 esiste un disegno di legge alla Regione per la riforma del Trasporto pubblico che attende di essere trasformato in legge vera e propria. Parliamo di una norma che a livello nazionale esiste dal 1997, la cosiddetta “Legge Burlando-. Ma la Sicilia, si sa, è regione a Statuto speciale, ed ha i suoi tempi. Questi, in stralci, i due punti cruciali del disegno di legge approvato il 7 agosto del 2002: nell’articolo 17«l’esercizio dei servizi di trasporto pubblico locale, con qualsiasi modalità effettuato, è regolato attraverso “contratti di servizio- della validità di nove anni», mentre nell’articolo 25«si prevede la obbligatorietà, entro un anno dalla entrata in vigore della legge, della trasformazione degli enti pubblici economici, aziende ed aziende speciali nonché di ogni altro soggetto giuridico, che hanno per oggetto l’esercizio di servizi di trasporto pubblico locale, in società di capitale» e che «la trasformazione in società per azioni deve essere preceduta dalla predisposizione di un piano aziendale nel quale si dimostri la possibilità, del nuovo soggetto giuridico, di gestire servizi di trasporto pubblico attraverso i criteri della concorrenzialità del mercato stabiliti con la presente legge. Il piano aziendale (…) deve prevedere, altresì, la separazione dell’attività di gestione dei servizi da quella degli impianti e delle altre dotazioni destinati all’esercizio degli stessi servizi, con la sola esclusione del parco veicolare». Per il personale è previsto che venga « trasferito alle nuove società per azioni », mentre entro il termine di un periodo transitorio stabilito dalla legge, «le società, trasformate in S.p.A. dovranno provvedere alla cessione delle quote o azioni che rappresentino almeno due terzi del capitale sociale a società a capitale di partecipazione interamente privato o soggetti privati, mediante procedure ad evidenza pubblica. Nel caso contrario, l’ente proprietario dovrà procedere alla liquidazione della società dopo l’avvio dei servizi da parte del nuovo gestore affidatario».

Questi sono solo alcuni stralci di una riforma che intende chiaramente dare un’impronta manageriale alla gestione del trasporto pubblico, che però fanno intuire bene perché la politica, e in gran parte anche il sindacato, non la veda di buon occhio. Secondo uno studio di qualche anno fa svolto a livello nazionale e dedicato alla riforma, «particolarmente importante è la questione delle resistenze sindacali alla liberalizzazione e all’apertura del mercato, che si combinano con quelle dei politici locali e le rafforzano», sottolineando come «in un simile contesto ha trovato terreno fertile un tasso di sindacalizzazione che raggiunge valori molto elevati in assoluto e comunque più elevati che nell’industria e nelle altre attività terziarie». Lo studio affronta un altro aspetto fondamentale: «le tariffe per i singoli servizi sono fissati dagli enti locali a fini sociali e non dall’impresa; spesso, inoltre, l’ente locale definisce anche il quantitativo di servizio da prestare». Questo dipenderà dal contratto di servizio che verrà stipulato, ma è importante chiarire che il costo sociale verrebbe salvaguardato: non si può ignorare, infatti, che l’importanza del trasporto pubblico non è solo di carattere logistico-viabile, ma anche e soprattutto sociale, proprio in termini di Welfare. Basta vedere a quale fascia appartiene l’utenza che ha maggiormente sofferto lo sciopero dei giorni scorsi.

L’IMPORTANZA DEL TAVOLO REGIONALE

Pur rimanendo forti le resistenze a vari livelli sull’attuazione della riforma anche in Sicilia, qualcosa si sta muovendo, anche perché la Regione non può continuare ad ignorare le direttive nazionali. E’ partito già uno “Studio per la pianificazione del riassetto del Trasporto Pubblico Locale in Sicilia- che sta coinvolgendo tutti i comuni con più di 100.000 abitanti. Ed è in quest’ottica che va letta la circolare, inviata dalla Regione, che intimava all’Atm di divenire S.p.a. entro il 31 dicembre 2007 pena il taglio dei contributi, qualcosa più di 11 milioni di euro. Il termine non è perentorio, si sarebbe ancora in tempo, ma la trasformazione in Spa passa dalle decisioni del Comune, e quindi del commissario Gaspare Sinatra, che sembra fermamente contrario alla soluzione, proposta dal presidente Franco Providenti, che prevede la transazione riguardante gli immobili, e pare stia cercando altre vie. Come detto, il caso Catania ci dice che alla Regione basterebbero anche delle “garanzie-. E qui entra in gioco il ruolo del prefetto Francesco Alecci, il quale ha chiesto che per la problematica messinese si apra un apposito tavolo proprio a Palermo, l’unico luogo, a quanto pare, nel quale al momento si può trovare un modo per uscire dal tunnel e aprire una nuova strada per il trasporto pubblico locale. Dire che questo rappresenta l’ennesima sconfitta per la politica cittadina, ancora permeata di inquietante silenzio, può apparire scontato. Ma corrisponde perfettamente alla triste realtà.

(foto Dino Sturiale)

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Via Francesco Crispi 4 98121 - Messina

Carmelo Caspanello direttore responsabile-coordinatore di redazione.
info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007