Il rappresentante dell'Italia dei Valori in un'intervista a tutto campo, presenta -Ad ogni costo- e rivela il proprio pensiero sul Partito del Sud
«In tutta la mia vita, ho combattuto per la legalità senza accettare alcun compromesso. Mi rendo conto di essere fuori dal coro». Punto di riferimento del Popolo Viola per il suo modo di parlare chiaro e schietto, l’onorevole Antonio Di Pietro dal palco di Piazza del Popolo ha ribadito senza mezzi termini il rischio reale di finire sotto un nuovo regime passando da un decreto salva-liste ad una ennesima legge ad personam. Beppe Grillo, firmando la prefazione del libro Ad ogni costo – Battaglie e proposte per un’altra Italia (Ponte alle Grazie; pp. 189; €14), lo ha definito come ”la kriptonite della politica italiana: va contro tutti perché si è schierato dalla parte dell’onestà”, definizione nella quale si ritrova: «La chiarezza del linguaggio e la determinazione dell’azione vengono considerate scelte estremiste perché la politica si è chiusa in una torre d’avorio lontana dai cittadini e dai problemi reali». Nel libro spazia da un argomento all’altro trattando tutte le questioni politiche attuali più scottanti (le intercettazioni, la RAI, Piazza Fontana, l’amnistia fiscale, le province, la privatizzazione dell’acqua, la privatizzazione della giustizia, Mills, Dell’Utri, Mangano) e rispetto alla nascita del Partito del Sud afferma che «è un chiaro monito: «gli equilibri alla base di Forza Italia in Sicilia stanno mutando». Passano gli anni da quando nel 2000 fondò L’Italia dei Valori ma non le sue intenzioni: «Continuerò a parlare “ad ogni costo”. La difesa della democrazia e delle sue istituzioni non ha prezzo».
Onorevole, dal palco di Piazza del Popolo ha parlato di un reale rischio di dittatura. I cittadini dovrebbero davvero temere l’evolversi della situazione secondo Lei?
«La situazione è grave. Quando il capo dell’esecutivo continua ad attaccare il potere giudiziario, come fa dall’inizio della legislatura, vuol dire che siamo di fronte ad un attentato alla Costituzione e alla democrazia. Nel nostro paese ci sono tre poteri che garantiscono la democrazia: quello giudiziario, quello legislativo e quello dell’esecutivo. Un potere che vuole distruggere l’altro significa voler realizzare un regime. Tra l’altro, nei fatti, il Parlamento ha già perso la sua funzione, è stato mortificato a colpi di decreti e continui provvedimenti ad personam. E tutto ciò avviene mentre la crisi economica attanaglia il Paese e il Governo non fa nulla per fronteggiarla. Insomma questo esecutivo non si occupa dei bisogni dei cittadini e tenta di stravolgere le regole democratiche».
Il decreto salva-liste e i ricorsi continui denunciano uno spregio delle regole o tutelano, come affermano gli esponenti del PDL, il democratico diritto al voto?
«Il decreto salva-liste è palesemente incostituzionale e conferma, ancora una volta, come questo governo punti a modificare le leggi a proprio uso e consumo violando la Carta costituzionale e duemila anni di diritto. L’ho detto più volte e lo ribadisco: abbiamo assistito ad un golpe, una ferita alla democrazia e alla legalità, l’ennesima legge ad personam decisa da Berlusconi e dai suoi sodali».
Onorevole, sono state annunciate delle grandi manovre a destra da parte dei finiani. Da avversario politico, Lei come giudica la situazione?
«Non commento scenari ipotetici, ma ciò che è sotto gli occhi di tutti. In Parlamento lo scudo fiscale, il legittimo impedimento e tanti altri provvedimenti salva casta e ad personam sono stati votati da tutta la maggioranza in modo compatto. Non bastano dichiarazioni alla stampa per prendere le distanze da una deriva antidemocratica, ci vogliono i fatti».
Venendo alle forze d’opposizione, avete finalmente ritrovato la coesione perduta? Sarebbe favorevole ad un nuovo grande schieramento che assorba tutte le anime della sinistra?
«Ci vuole un Comitato di liberazione Nazionale per impedire a questo Governo di realizzare il progetto piduista che propone. Davanti a tanta arroganza e all’avvento del regime, occorre un’alleanza di tutte le forze democratiche, una nuova resistenza».
La Procura di Trani indaga sul premier per le sue pressioni sull’Agcom. Siamo tornati ai tempi dell’editto bulgaro?
«Oltre ad essere un atto illiberale e da regime le pressioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sull’Agcom e sulla Rai configurano sul piano politico un reato di porcata. Il caso Trani dimostra che il presidente del Consiglio vuole un’informazione a senso unico. Quel che vogliono sapere gli italiani non e’ perche’ e’ stata resa nota la vicenda delle intercettazioni di Trani, ma perche’ tale abuso e’ stato commesso. Mi chiedo come mai il presidente del Consiglio non si renda conto che siamo in una democrazia dove si rispettano le regole, le voci dell’informazione libera e le controparti».
Onorevole la vicenda di Trani ha fatalmente riacceso la polemica sulle intercettazioni. Come risponderà il governo?
«Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per chi porta avanti le indagini. Non è pensabile limitarne o impedirne l’utilizzo. Sarebbe come togliere il bisturi ad un medico che sta operando. Tutte le inchieste emerse in questi ultimi tempi confermano l’importanza delle intercettazioni che consentono di sconfiggere la criminalità e la corruzione politica. Ma alla Casta dei politici questo non sta bene, perché il rischio è che vengano fuori anche i loro affari, si è dimostrato ultimamente con lo scandalo degli appalti. È la ragione per cui noi in Parlamento alzeremo le barricate contro questo provvedimento che massacra il sistema giustizia e aiuta la criminalità».
Una sua opinione in merito alla nascita del Partito del Sud voluto dall’asse Lombardo-Micciché inteso come risposta allo strapotere della Lega. Lei cosa ne pensa?
«La nascita del Partito del Sud è un chiaro monito rivolto a Silvio Berlusconi che non sta facendo, evidentemente, quanto promesso in quell’antico patto di cui Marcello Dell’Utri è stato garante per quasi un ventennio. Il Partito del Sud è il segnale che gli accordi politici alla base di Forza Italia in Sicilia sono stati messi in discussione».
Beppe Grillo nella prefazione del suo nuovo libro, la definisce -la kriptonite della prima Repubblica-. Le piace questa definizione, ci si ritrova?
«In questo momento storico, la chiarezza del linguaggio e la determinazione dell’azione vengono considerate scelte estremiste perché la politica si è chiusa in una torre d’avorio lontana dai cittadini e dai problemi reali. In tutta la mia vita, ho combattuto per la legalità senza accettare alcun compromesso. Mi rendo conto di essere fuori dal coro».
Dopo il congresso e la sua riconferma, l’IDV esce certamente rafforzato. Il titolo “Ad ogni costo” si riferisce anche alle sue future battaglie?
«Certo. Continuerò a parlare “ad ogni costo”. La difesa della democrazia e delle sue istituzioni non ha prezzo e l’Italia dei Valori ha fatto una scelta di campo per il futuro».
