Verso il “Lombardo Quater”: le strategie della politica sotto l’ombrellone. Con i messinesi Briguglio, Genovese e D’Alia protagonisti

Verso il “Lombardo Quater”: le strategie della politica sotto l’ombrellone. Con i messinesi Briguglio, Genovese e D’Alia protagonisti

Verso il “Lombardo Quater”: le strategie della politica sotto l’ombrellone. Con i messinesi Briguglio, Genovese e D’Alia protagonisti

venerdì 27 Agosto 2010 - 08:35

Il governatore punta al varo del quarto esecutivo “con chi ci sta”: ecco cosa chiedono Pdl, finiani, Pd e Udc, divisi tra le varie anime. Con più di un occhio alla crisi nazionale

«Il governo della Regione Sicilia dovrà rilanciare le riforme ed essere sostenuto da quanti ci credono. Se ci sono i numeri andremo avanti. Se non ci saranno i numeri cambieremo musica e passeremo ad altri la mano». Raffaele Lombardo va dritto per la sua strada e, in realtà, a passare la mano non ci pensa minimamente. Le dichiarazioni del presidente della Regione arrivano direttamente dal Meeting di Rimini e non risultano nuove. “Governo con chi ci sta, in nome delle riforme” è il ritornello dell’estate di Lombardo. Che pensa al suo governo “Quater”, ha già qualche nome sul taccuino dal quale non vuole prescindere (i due assessori tecnici Russo, Massimo e Pier Carmelo) e vuol “solo” capire chi si ritroverà al suo fianco. “Solo”.

Il problema sta tutto qui. Perché apparentemente tutti sarebbero pronti a sostenere Lombardo nel suo quarto esecutivo, ma tutti pongono delle condizioni e le condizioni di alcuni non coincidono con quelle di altri. Anzi, qualcuno si ritiene “incompatibile” con qualcun altro, secondo il classico “o io o lui”. E come se non bastasse, a complicare il quadro c’è una crisi nazionale in piena evoluzione, con la frattura del Pdl, il fitto dialogo tra Berlusconi e Bossi su quali passi compiere, il ruolo tutto da scoprire dell’Udc e l’ultimo proposito del Pd, targato Bersani, di partorire un nuovo Ulivo. La Sicilia, come spesso accade, aveva anticipato i tempi, e non è un caso che i finiani isolani rappresentino lo zoccolo duro del gruppo di fedelissimi del presidente della Camera. Così potrebbe pure accadere che attorno a Lombardo si formi quella “strana” coalizione che un giorno potremmo vedere anche a Roma.

Protagonisti, come vedremo, sono anche e soprattutto i messinesi. Carmelo Briguglio, tra i leader dei finiani, proprio oggi a Panarea incontrerà Italo Bocchino e Fabio Granata per un vertice di coloro i quali, il 17 settembre, finiranno sotto processo dei “probiviri” del Pdl dopo la grande scissione. Francantonio Genovese guida insieme a Nino Papania l’area “Innovazione” del Pd e non disdegna affatto né un appoggio a Lombardo né un’alleanza con l’Udc. Udc dove prosegue la scalata di Gianpiero D’Alia, ormai sempre più leader in Sicilia a discapito di Saverio Romano. Anche da loro passano le strategie di questi partiti, strategie che non potranno non avere un riflesso a Messina, dove, ad esempio, non potrebbe essere ignorata in chiave locale un’alleanza Pd – Udc a livello palermitano.

Facendo il punto della situazione, il quadro è pressoché questo. Lombardo chiede un governo per le riforme, un “patto di legislatura” e di coalizione per le elezioni del 2013. Chi ci sta? Il Pdl Sicilia pare intenzionato, prima di tutto, a superare una prima contraddizione interna, l’alleanza tra i finiani e il berlusconiano Miccichè. Ma se Miccichè, da un lato, vorrebbe che tutto restasse così com’è, ossia un governo Pdl Sicilia – Mpa con l’appoggio esterno del Pd, i finiani sembrano indirizzati, invece, verso un nuovo governo, purché non sia tecnico ma politico. E in realtà non c’è completa sintonia nemmeno tra i finiani stessi: Briguglio e Scalia non vogliono il Pd, Granata, invece, aprirebbe a Genovese e soci.

Ma qui nasce un altro problema. Nel Pd, infatti, sono tre le anime, ma c’è un comune denominatore: il no secco alla convivenza col Pdl Sicilia. «Vogliamo un’alleanza anti-berlusconiana», la posizione ribadita dal segretario Giuseppe Lupo, il che esclude automaticamente Miccichè. Le alternative: l’appoggio esterno così come avviene oggi (teoria di Genovese), governo tecnico (Lumia) o governo col Pd dentro ma senza il Pdl Sicilia (Cracolici).

Il fatto nuovo, soprattutto in chiave messinese, è l’ampia e reciproca disponibilità ad un patto Pd – Udc. L’uno non esclude l’altro. Anzi. Mentre Bersani e Casini provano a dialogare a Roma, Genovese e Lupo aprono senza indugi ad un governo regionale nel quale possano coesistere i centristi e il Pd. E l’Udc non sembra contrario. Questo, anzi, è uno dei punti che mettono d’accordo D’Alia e Romano, entrambi propensi ad un calderone che metta assieme Mpa, Udc, Pd, Pdl Sicilia e finiani. E’ il ragionamento a lunga scadenza che spacca i centristi. D’Alia pare convinto dal patto elettorale con obiettivo 2013 proposto da Lombardo, Romano, invece, non prende nemmeno in considerazione questa ipotesi.

Il risultato è un mix di richieste, di condizioni e di partiti spaccati. Una bella gatta da pelare per il navigato Lombardo. Sembra di essere tornati ai tempi delle correnti della Prima Repubblica. La differenza è che allora non c’erano solo le correnti. C’erano pure i partiti.

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