Il Comitato torna alla carica sul tema e sottolinea i ritardi
MESSINA – “La gara è con la realizzazione dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, chi finisce mai”. Inizia con questa amara provocazione la riflessione del Comitato “La Nostra Città” di Saro Visicaro sul porto di Tremestieri, un’opera infinita la cui genesi risale addirittura al “decreto emergenza del governo Berlusconi nel 2001”.
L’obiettivo di fondo, come ricorda il comitato, era un proposito “dichiarato e sbandierato da tutti”, ovvero quello di “liberare Messina e Villa S. Giovanni dal passaggio quotidiano di oltre 3mila tir”. Un volume di traffico che rappresenta “un affare di oltre 40 milioni di ex lire al giorno. Roba da arabi”.
Il fallimento della prima struttura
L’analisi prosegue evidenziando i limiti della prima opera: “Il primo porto venne progettato male ed eseguito peggio nonostante la durata di 5 anni dei lavori”. Il risultato è stata una struttura “continuamente insabbiata”, caratterizzata da “costi altissimi e servizio di traghettamento a singhiozzo”. In questo contesto, viene denunciato come “le diverse denunzie del Comitato La Nostra Città non trovarono accoglienza, anzi si trasformarono in accuse per diffamazione avviate contro chi quelle denunzia aveva firmato”.
Il miraggio del secondo porto
A fronte del fallimento iniziale, il testo sottolinea come “le menti diaboliche avviarono l’operazione secondo porto a Tremestieri”, presentato come la soluzione definitiva per “risolvere l’emergenza dichiarata nel 2001”. Tuttavia, il bilancio temporale è impietoso: “Oggi siamo quasi già nel 2026 e stiamo a zero. Un quarto di secolo sprecato, tanti soldi dispersi e milioni di tir a spasso nel centro urbano”.
Le conseguenze di questo stallo sono drammatiche, con “danni incalcolabili alla salute dei cittadini e alle strade martoriate dai bisonti gommati”. Sul banco degli imputati finiscono “le ultime 4 amministrazioni comunali”, accusate di essere state “incapaci a risolvere il problema” e di aver “contribuito ad ingarbugliare tutta la vicenda degli appalti e degli incarichi professionali”, creando quella che viene definita “una matassa sapientemente riuscita”.
Verso l’ipotesi di un’inchiesta
Il Comitato “La Nostra Città” non esclude ora azioni legali, ravvisando le condizioni per “avviare un’inchiesta sulle responsabilità legate alle inerzia che hanno procurato danni alle P.A. e ai cittadini magari per favorire qualcuno”.
Il richiamo finale è alla responsabilità d’ufficio: “Non facere quod debetur dicevano i latini”. Un monito chiaro, poiché “non fare ciò che è dovuto o che si dovrebbe fare diventano omissioni e inadempienze”. Resta un interrogativo di fondo su cui le autorità dovranno fare luce: “Cos’è la mancata soluzione di un’emergenza dichiarata da venticinque anni?”.

Pensiamo alla richiesta di danno erariale paventata dal Sindaco nella gestione degli allogi da parte dell’ex commissario Scurria.
Paragoniamo le somme in gioco per il porto di Tremestieri (😀) e proviamo a chiedere al Sindaco o a De Luca quanti danni economici (erariali) avrebbe causato questa gestione dell’opera.
Si potrebbero intraprendere 3 azioni:
1- Esposto alla procura per legittimità
e conformità nella gestione dei lavori.
2- Esposto alle autorità competenti per le conseguenze ambientali del ritardo.
3- Esposto alla corte dei conti per danno erariale (e che danno!)
A chi conviene il ritardo?
1- Alle Compagnie private sicuramente
2- Ai delinquenti vari (altra definizione non meritano) che in Italia lucrano dal dopoguerra in poi su ogni ritardo nella realizzazione delle opere pubbliche.
Intelligentia pauca!