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Porto di Tremestieri, lavori in ritardo. Il Comune di Messina: “Colpa dell’impresa”

Marco Ipsale

Porto di Tremestieri, lavori in ritardo. Il Comune di Messina: “Colpa dell’impresa”

venerdì 05 Agosto 2022 - 10:11

Nella relazione di accompagnamento al procedimento di decadenza dal beneficio dell’anticipazione contrattuale alla Coedmar, il responsabile unico del procedimento dei lavori del porto di Tremestieri, Vito Leotta, ricostruisce gli eventi

Da aprile a luglio 2022 erano previsti lavori per 2 milioni 713mila euro ma, “a seguito dei vari successivi sopralluoghi effettuati in cantiere, nonostante le ripetute rassicurazioni di aumento della produttività da parte dell’Impresa, i ritardi continuano ad aumentare e, anzi, oramai dal mese di maggio si registra un blocco totale ed ingiustificato dei lavori”.

La relazione

Nella relazione di accompagnamento al procedimento di decadenza dal beneficio dell’anticipazione contrattuale alla Coedmar, il responsabile unico del procedimento dei lavori del porto di Tremestieri, Vito Leotta, richiama l’ordine di servizio 9 del 21 luglio 2022 del direttore dei lavori, Pietro Certo, che aveva già mosso contestazioni simili negli ordini di servizio precedenti, il 7 del 26 maggio 2021 e l’8 del 12 ottobre 2021.

Decadenza revocabile solo se…

Il provvedimento di decadenza è “di natura cautelativa e temporanea dichiarato revocabile solo nel caso in cui venisse attuato dall’impresa l’incremento produttivo richiesto e coerente col cronoprogramma contrattuale”.

I motivi dei ritardi

I ritardi – si legge – “non dipendono da circostanze speciali o impreviste tantomeno da impedimenti di natura tecnica o amministrativa ma, piuttosto, da un numero insufficiente di maestranze: la presenza media registrata nel primo trimestre, comprese le maestranze dei subappaltatori, ha superato di poco le dieci unità giornaliere; nel secondo trimestre, invece, la presenza delle maestranze si è attestata intorno alle cinque unità e non c’è stata traccia in cantiere, tranne in sporadiche occasioni, di personale dei subappaltatori; in cantiere risultano presenti mezzi d’opera e materiali (tubi in acciaio, velette, barre di armatura, pietrame) che consentirebbero la possibilità di rendere produttivo il cantiere ed eseguire le opere previste in progetto”.

Per questo “si ritiene necessario che l’Impresa appaltatrice provveda senza alcun indugio a mettere in atto quanto di propria competenza al fine di recuperare il ritardo fin qui accumulato e, almeno, riallineare l’avanzamento dei lavori al cronoprogramma” fino a settembre, presentato lo scorso 1 giugno.

“Giustificazioni generiche”

Le “giustificazioni fornite dall’Impresa rimangono sempre generiche, prive di riscontro documentale e non corredate da alcuna evidenza di situazioni di causalità scatenanti, seguite da una misurabile incidenza sull’andamento dei lavori con conseguente effetto su eventuali concessioni di maggiori termini temporali”.

Nella nota del 22 luglio 2022, la Coedmar “ha richiamato e ribadito le stesse motivazioni di cui alla precedente corrispondenza inserite nella richiesta di ridefinizione dei termini del 3 dicembre 2021”.

Il 26 luglio 2022 il direttore dei lavori scrive al rup, ricordando quanto accaduto.

– Fenomeni di interrimento del porto tra dicembre 2020 e gennaio 2021: vengono richiesti 2 mesi di maggior tempo senza fornire alcuna giustificazione di dettaglio dei ritardi realmente patiti;

– Emergenza epidemiologica da Covid: si lamenta una sofferenza che avrebbe causato 4 mesi di ritardo. Considerato che il nuovo termine contrattuale è partito dalla firma dell’atto di sottomissione del 18 dicembre 2020, lamentano tra la citata data ed il 3 dicembre 2021 (data della richiesta) 4 mesi, vale a dire un ritardo pari ad 1/3 del periodo. Anche questa richiesta è del tutto generica e non è supportata da un dettaglio analitico dei ritardi (assenze per Covid degli operai, ritardo nelle forniture ecc);

– Approvvigionamento materie prime: viene esposto 2 mesi di ritardo senza fornire, anche in questo caso, alcuna giustificazione di dettaglio a supporto (data degli ordini ed eventuale corrispondenza del fornitore di ritardi nella consegna)

– Sversamenti Amam 2021: viene imputato un ritardo di 4 mesi a causa dei citati sversamenti. A tal proposito si rappresenta che gli sversamenti Amam ci sono stati ma hanno sempre avuto carattere episodico e mai continuativo e non hanno mai provocato ritardi superiori a due o tre giorni per episodio. Anche considerando 10 episodi nel 2021, il ritardo si attesterebbe intorno ai 30 giorni, quindi molto minore rispetto ai 4 mesi lamentati in maniera generica e priva di dettaglio (date di fermo cantiere)

– Ridotta disponibilità di materiale da scogliera: anche per questa causa vengono richiesti 4 mesi di ritardo. A tal proposito si rappresenta che nel corso del 2021 non si è mai assistito ad alcun ritardo nella fornitura del materiale da scogliera. Piuttosto i ritardi sono nella posa a mare. A dimostrazione di ciò la circostanza che in cantiere risulta attualmente disponibile (e lo è sin dal novembre del 2021) materiale pronto per essere utilizzato per il completamento della mantellata sud. Pertanto nessun ritardo può essere imputato per tale richiesta;

– Difficoltà nella infissione degli elementi metallici: anche in questo caso in maniera generica e sommaria viene lamentato un ritardo di 4 mesi. Manca l’analisi di dettaglio dei ritardi ed il confronto tra il cronoprogramma di progetto ed il tempo reale di esecuzione. Comunque, sulla base di quanto riscontrato in cantiere, il ritardo giustificabile non supera i 30 giorni.

Stati di avanzamento lavori

Da dicembre 2020 a dicembre 2021 sono stati emessi sei Sal (Stato di avanzamento lavori) per un importo di 9 milioni 649mila euro, pari al 14 % dei lavori a fronte di un avanzamento temporale superiore al 50 %. Da gennaio 2022 ad oggi è stato contabilizzato solo il Sal 14, con un importo progressivo rispetto al Sal 13 di soli 241mila euro. Ad oggi i lavori contabilizzati sono pari a circa il 25 % rispetto all’avanzamento temporale pari a circa l’85 %.

Il ritardo, secondo il rup, “è di gran lunga imputabile a negligenza dell’appaltatore e solo in piccolissima parte (non oltre 4/5 mesi) per colpe ad egli non imputabili. Nonostante i pagamenti siano proseguiti regolarmente fino al dicembre 2021 e nonostante sia stata anche risolta, nel novembre 2021, la lamentata interferenza dovuta alla presenza del tubo di scarico Amam, la produzione in cantiere, da sempre ridotta, è progressivamente diminuita… giungendo, a partire dal mese di gennaio 2022, a valori non più accettabili rispetto alla produzione prevista nello stesso periodo dall’impresa di oltre 3 milioni di euro/mese”.

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