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Post lockdown, più disagi psicologici. Allone: “Serve un progetto per i giovani e i fragili”

Rosaria Brancato

Post lockdown, più disagi psicologici. Allone: “Serve un progetto per i giovani e i fragili”

giovedì 08 Ottobre 2020 - 08:49
Post lockdown, più disagi psicologici. Allone: “Serve un progetto per i giovani e i fragili”

La pandemia ha lasciato ferite non visibili, aumentando paure, disagi, fragilità. "Nessuno è stato lasciato solo in lockdown, ma adesso serve ripartire"

Il momento più bello è stata la laurea di due nostri utenti, che sono riusciti a studiare anche grazie al nostro modo di essere presenti anche se non fisicamente. Ci hanno dedicato le loro tesi di laurea ed abbiamo fatto una piccola festa, rispettando le distanze. E non dimenticherò mai lo spirito di solidarietà che hanno mostrato i pazienti fra di loro nei mesi più duri”.

Le ferite nascoste

Se il lockdown ci ha scoperti tutti più fragili, il post lockdown è ancora più delicato perché mette a nudo le ferite di quei mesi e le espone ad una riapertura che è piena d’incertezze, paure, precarietà. Matteo Allone (psichiatra, psicologo analista, neuropsichiatra infantile, medico del Dipartimento Salute mentale di Messina e direttore del centro diurno Camelot), ci racconta come si è svegliata la comunità messinese dopo la chiusura e come, quei semi belli piantati da marzo a maggio debbano fiorire in nuovi modi di affrontare le fragilità.

Aumento di richieste

Purtroppo le modalità stabilite in questa fase emergenziale impongono restrizioni numeriche che, insieme ad un organico non del tutto adeguato e ad un contestuale aumento di richieste e di casi, comporta la necessità di trovare soluzioni. Se la pandemia ha infatti acuito alcune patologie ha nel contempo determinato l’insorgere di sintomi e fragilità in tantissime persone che adesso si rivolgono al Dipartimento di salute mentale. Non è un problema da sottovalutare.

Nessuno è rimasto solo

Anche prima del lockdown consideravo utile la tecnologia in ausilio per stare accanto ai nostri utenti – spiega Allone – Ma è stata una sorpresa vedere per me come tutti hanno risposto alle modalità attraverso la piattaforma zoom, con i gruppi, le video chiamate. Nessuno è rimasto solo in pandemia e per ognuno di noi l’appuntamento telefonico, in video, in modalità on line era importantissimo”.

In aumento le richieste

Ma con la Fase 2 la Fase 3 sono arrivate anche una serie di altre problematiche e di disturbi che accomunano tutti e che in alcuni casi sono campanelli d’allarme. Ogni giorno che passa aumentano i casi. “E’ una situazione che può creare confusione, incertezze, paure. Personalità già fragili e vulnerabili hanno difficoltà a ripartire, riorganizzarsi. E non dimentichiamo poi gli adolescenti, i bambini. Quello che è accaduto e che sta accadendo ha conseguenze su tutta questa fascia d’età. Sono in aumento i disturbi di alimentazione, sono aumentati i casi di richieste di soccorso al Dipartimento di salute mentale. Per non parlare poi di quante coppie, costrette ad una convivenza 24 ore su 24 forzata, sono entrate in crisi in modo irreversibile. Si sono creati disagi familiari e vere e proprie crisi definitive”.

Il Camelot ha riaperto

La pandemia ha messo a nudo le debolezze di una comunità che sembra felice ma che ha perso le radici, una società globale che ha smarrito il senso della sua identità. Nel post lockdown, aperte le porte di casa, si sono spalancate voragini nelle relazioni umane. Il centro Camelot e il Dipartimento stanno iniziando a operare in presenza, nei limiti previsti dalla legge. Grazie al fatto che ci sono ampi spazi e c’è un boschetto al Camelot c’è la possibilità di tornare ad un rapporto più sereno con l’ambiente. Ma la strada da fare è ancora tanta.

Una radio per Camelot

Il pallino fisso di Allone è un progetto al quale lavora da un paio di anni: una radio realizzata e animata dagli utenti del servizio, soprattutto giovani. “Oggi più che mai sono convinto che è un progetto non solo fattibile ma necessario ed utile. I giovani hanno tantissimo da dire e da dare. Dobbiamo imparare ad ascoltarli, conoscerli ed a prevenire quelle che con il tempo rischiano di diventare patologie”.

Il punto di partenza è sempre l’esempio di quelle due lauree festeggiate con i giovani del centro, realizzate durante la chiusura in casa. Esempi di una vita che riesce a sbocciare anche quando pensiamo che sia ferma. Due lauree che rappresentano più di ogni altra cosa quella voglia di superare gli ostacoli e sorridere.

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