Quella macelleria che vendeva più droga che carne. 11 arresti a Falcone. NOMI e VIDEO - Tempo Stretto

Quella macelleria che vendeva più droga che carne. 11 arresti a Falcone. NOMI e VIDEO

Marco Ipsale

Quella macelleria che vendeva più droga che carne. 11 arresti a Falcone. NOMI e VIDEO

giovedì 11 Luglio 2019 - 11:25

Va in carcere il proprietario della macelleria, il 52enne Salvatore Isgrò, di Merì. In dieci, invece, vanno ai domiciliari.

FALCONE – Spaccio di stupefacenti in concorso, coinvolgendo anche minorenni, estorsione, furto, ricettazione, riciclaggio e danneggiamento di sistemi informatici. La macelleria Giunta, di Salvatore Isgrò, a Falcone, era il centro nevralgico di tutte queste attività, fermate dai carabinieri di Barcellona, su ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Patti e richiesta della locale Procura.

I provvedimenti riguardano 13 persone, di cui 11 arrestate e 2 con obbligo di dimora. Tra gli arrestati, va in carcere Isgrò, mentre gli altri 10 ai domiciliari.

LE INDAGINI

Le indagini partono nel giugno 2016 ad opera dei carabinieri di Falcone, con il coordinamento della sostituta procuratrice Giorgia Orlando. Hanno scoperto una rete di spacciatori, anche minorenni, che rifornivano gli acquirenti di Falcone e dei Comuni limitrofi.

Tutto parte da un sopralluogo all’ex mercato florovivaistico di Falcone, ora in disuso, di proprietà del Comune. I carabinieri avevano trovato tre piante di cannabis indica, la cui coltivazione era da ricondurre a Isgrò. Da qui era emerso che Isgrò, col supporto della compagna Angela Scarpaci, vendeva cocaina, hashish e marijuana nella sua macelleria, che operava anche da gastronomia e alimentari.

Ma la vendita di cibo era un’attività secondaria. I clienti entravano più per concordare le cessioni di droga, i prezzi, le quantità e le qualità. I carabinieri hanno quindi avviato la videosorveglianza del locale, documentando l’assidua e abituale frequentazione da parte di pregiudicati per spaccio e di noti assuntori. Entravano in negozio con circospezione e poi uscivano senza nulla in mano oppure con dei sacchetti che, dopo i controlli, risultavano contenere stupefacenti.

I proprietari si erano evidentemente accorti di essere videosorvegliati, tanto che avevano danneggiato una telecamera e si erano dotati di sistemi in grado di captare la presenza di eventuali microspie.

IL MODUS OPERANDI

L’organizzazione era capillare. La rete riusciva a interloquire in modo stabile e consolidato con diversi fornitori della provincia messinese, valutando l’offerta più vantaggiosa e dimostrando grande capacità economica per pagare la droga, poi rivenduta anche a minorenni, diventando un punto di riferimento per gli assuntori.

I CASI PIU’ EMBLEMATICI

Marco Schepis era uno dei più attivi per la cessione di droga a diversi minorenni. E per la vendita era aiutato da un altro minorenne. Anche Mario Gitto si faceva aiutare da un minorenne, in questo caso suo figlio, per vendere la droga.

Isgrò, invece, vendeva ad un gioielliere complice barcellonese monili in oro ed altri preziosi provento di furto.

I SEQUESTRI

Sequestrati circa un chilo di hashish, 200 grammi di marijuana, 30 grammi di cocaina e 2.500 euro provento dello spaccio.

I NOMI

Va in carcere il proprietario della macelleria, il 52enne Salvatore Isgrò, di Merì. In dieci, invece, vanno ai domiciliari. Sono: Angela Scarpaci (51 anni, di Falcone, compagna di Isgrò), Marco Schepis (27 anni, di Falcone, già detenuto per altro motivo), Mario Gitto (45 anni, di Falcone), Filippo La Macchia (42 anni, di Falcone), Massimo Cuttone (24 anni, di Falcone), Tommaso Pantè (49 anni, di Gualtieri Sicaminò), Antonio Currò (46 anni, di Spadafora), Vito Imbesi (60 anni, di Terme Vigliatore), Giovanni Cutè (34 anni, di Messina), Antonino Natale Cutè (42 anni, di Messina). Per altre due persone, infine, entrambe di Barcellona, scatta l’obbligo di dimora. Si tratta del 66enne Giovanni Di Bartola e del 47enne Carmelo Recupero.

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