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Naufragio. Una donna in fuga

Tosi Siragusa

Naufragio. Una donna in fuga

mercoledì 18 Aprile 2018 - 07:52
Naufragio. Una donna in fuga

Il mito di Danae trasfigurato attingendo alla odierna tragedia dei profughi

Personaggio mitologico, la bellissima principessa Danae, in Argo, era l’unica figlia di Acrisio, che, per la profezia oracolare secondo cui un nipote maschio avrebbe causato la sua morte, la fece imprigionare; Danae venne fecondata da Zeus sotto forma di pioggia d’oro, generando l’illustre Perseo; madre e figlio allora per timore furono rinchiusi in una cassa e gettati in mare, ma, salvatisi, furono condotti al palazzo di Polidette e accolti.

Dal "Lamento di Danae" ha preso le mosse la drammaturgia originale Naufragio, quarto spettacolo del 2018 della rassegna “Atto Unico”, allestita dalla compagnia Quasi Anonima Produzioni, giunta alla sua quinta edizione, quest’anno interamente allocata presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna, location di fascino, anche se tecnicamente di difficile utilizzo. Auretta Sterrantino e Vincenzo Quadarella hanno fin qui ospitato grandi produzioni, registi e attori e anche in questa piece monologante – che si sostanzia in un preludio, quattro movimenti e una fuga – è stata proseguita la buona opera. La drammaturgia e la regia sono della stessa Sterrantino, e una intensa e delicata Marialaura Ardizzone, alla sua terza collaborazione, attraverso una attenta modulazione dei toni, e ove necessario con ritmi sostenuti, ne è lodevole interprete. Quattro stagioni, primavera, estate, autunno e inverno, si alternano fino al naufragio dell’intitolazione, simboleggiando le fasi dell’esistenza, infanzia, pubertà, adolescenza e maturità della principessa Danae. Autore della partitura musicale è Filippo La Marca, scritta ed eseguita dal vivo al pianoforte. Parole e musica interagiscono costantemente, si fanno completamente le une dell’altra, fino a condurci nell’intimità della figura monologante, una qualunque di noi che vuole riuscire ad attraversare il vasto mare, lottando per la libertà e il diritto di esistere.

Lo spettacolo ha già debuttato con successo a Capo Rasocolmo, ambientazione pienamente evocativa, chiudendo la Rassegna “Promontorio Nord”, diretta da Roberto Bonaventura, alla Cantina Giostra Reitano a Piano Torre, Messina. Seguiamo la protagonista, coperta da candide vesti, a simboleggiare la sua purezza e integrità, che chiede solo di poter essere viva, sente e dissente fortemente: la sua gioia esperienziale, genuina, attraverso moti dell’animo tipici di ogni stagione della vita e i suoi sogni e desideri, via via si infrangono contro i divieti della vita, con la famiglia di origine che la vorrebbe diversa e ligia ai protocolli di corte e impone, non dialoga con la figlia, fino alla negazione di quel sé, che non è accettato. Interviene però, come nel mito, la pioggia d’oro divina che feconda la vergine Danae, e si avvererà la minaccia e la protagonista potrà trovar salvezza solo nella condizione di profuga attraverso un dialogo con un popolo rigenerato. Il riuscito allestimento è di Valeria Mendolia, il disegno luci, di certo indovinato, di Stefano Barbagallo e fotografa di scena è Stefania Mazzara. Il lamento di Danae, con l’elemento marino e dell’acqua che rigenera, rappresentati da tessuti sapientemente attorcigliati, ci rimanda ai lirici greci quale fu Simonide di Ceo, che aveva descritto una donna e il suo bimbo in balia del mare. Una donna lotta, con la sua strenua forza, contro le ristrette maglie famigliari e sociali e vorrebbe esercitare, contro le rigide regole, il suo libero arbitrio; la ritroviamo prima prigioniera in casa sua, poi madre, esule e naufraga. Danae amava danzare, poi correre e immergersi tra i flutti e l’immensità del Creato era la sua casa salvifica. Le due voci, quella parlante e quella lirica, entrambe potenti e in grado di ricreare immagini, colori e emozioni, sono in costante e serrato dialogo e Danae continua a confrontarsi – certo solo in una sorta di ininterrotta evocazione – con le figure essenziali della sua esistenza: la genitrice, il padre, i servi, i mercanti e da ultimo lo straniero salvatore. In sintesi la piece potrebbe definirsi metafora della vita. Anche nella nuova terra, che non è quella agognata, Danae affronterà dunque altre violenze e, novella Medea, porterà scompiglio, ma sempre resisterà, con una ammirevole resilienza, sempre al di là di tutte le porte. La figura femminile riporta inevitabilmente, nella sua innocenza, a quella della Madre di Cristo.

Tosi Siragusa

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