Non c'entrava il razzismo, nè la 'ndrangheta: in manette i caporali (otto uomini africani e una donna bulgara) che reclutavano gli immigrati da sfruttare nelle campagne. Nel mirino il sistema economico produttivo della Piana
Si chiude il cerchio sui fattacci di Rosarno che, a fine gennaio, hanno portato la piana di Gioia Tauro sulle copertine mediatiche di mezzo mondo: con l’operazione ‘Migrantes’, compiuta dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, dai carabinieri e dai militari della guardia di finanza, è finalmene fatta chiarezza su ciò che ha scatenato la rabbia degli immigrati.
In tutto sono trentuno gli arrestati, nove in carcere, ventuno ai domiciliari e uno con l’obbligo di dimora. I nove arrestati sono otto uomini africani e una donna bulgara, caporali che reclutavano gli immigrati da sfruttare nelle campagne. Tre di questi sono stati rintracciati ed arrestati nelle province di Caserta, Catania e Siracusa dove si erano trasferiti dopo la rivolta avvenuta a Rosarno. Erano precisamente a Villa Literno (Caserta), Cassibile (Siracusa) e Palagonia (Catania), dove, notoriamente, viene impiegata manodopera straniera stagionale per la raccolta nei campi.
A Rosarno, durante l’operazione, un carabiniere è stato ferito di striscio alla mano nel corso di tafferugli tra un gruppo di cittadini bulgari e le forze dell’ordine. .
Le indagini, coordinate dalla Procura di Palmi, guidata da Giuseppe Creazzo, hanno portato alla luce un sistema di caporalato che gestiva in modo illegale il collocamento di manodopera clandestina destinata ai lavori in agricoltura. E’ stata individuata una fitta rete di ‘caporali’ che procurava illegalmente lavoro agli immigrati ed allo stesso tempo sono state identificate anche le aziende agricole che utilizzavano la manodopera straniera sottopagandola.
Venti aziende e duecento terreni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, sono stati infatti sequestrati dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, dai carabinieri e dai militari della guardia di finanza contestualmente all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 31 persone. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno compiuto accertamenti patrimoniali nei confronti degli indagati ed hanno potuto ricostruire la quantità di beni mobili ed immobili ritenuti frutto di illecito arricchimento e, soprattutto, funzionale alla realizzazione delle condizioni di impiego di manodopera in nero. Sono state scoperte anche numerose presunte truffe compiute nei confronti degli enti previdenziali.
Il Questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, ha spiegato che “il razzismo non c’entra nulla con quanto accaduto a Rosarno a fine gennaio, l’intolleranza non è stata del popolo rosarnese, ma di soggetti che esercitavano sottomissione nei confronti degli stranieri”.
Anche Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato dell’Interno, ha ribadito che -Come era evidente già in occasione dei disordini del gennaio scorso a Rosarno, motivo di allarme non era costituito da presunte pulsioni razziste della popolazione locale quanto dall’assenza di minime condizioni di legalità. l’efficacia della risposta delle istituzioni allo sfruttamento della manodopera al più extracomunitaria, concretizzatasi nell’invio sul territorio di investigatori qualificati e di magistrati per la copertura degli organici in Procura, trova ulteriore conferma nell’operazione effettuata oggi da Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza che, a conclusione di indagini avviate a seguito della rivolta degli immigrati, ha portato all’arresto di 31 elementi, italiani ed extracomunitari, accusati di associazione a delinquere, violazione della legge sul lavoro e truffe nel settore dell’agricoltura, oltre al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Ai vertici territoriali delle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria esprimo – ha concluso Mantovano – gratitudine per l’ottimo lavoro svolto, a conferma che la priorità sul campo fosse il contrasto di ogni forma di illegalità e delle infiltrazioni delle cosche ‘ndranghetiste nella filiera agricola-.
Per quindici immigrati che hanno reso testimonianza, aiutando gli inquirenti, è già stata fatta richiesta di permesso di soggiorno per motivi di collaborazione.
