Nuovo duro colpo della Dda di Reggio Calabria alle cosche di Palmi
E’ stata portata a termine con l’arresto di 52 persone l’operazione ‘Cosa mia’ della squadra mobile di Reggio Calabria, coordinata dalla Dda reggina. Gli arrestati sono accusati di far parte delle cosche più agguerrite di Palmi, quelle dei Gallico–Santaiti–Morgante e degli Sgrò–Scigliano.
Sono state inoltre sequestrate cinque aziende e numerosi appezzamenti di terreni per un valore di una ventina di milioni di €.
Tra gli arrestati anche nove donne che svolgevano un ruolo di vera e propria reggenza al posto di mariti o padri detenuti. E mentre i poliziotti operavano sul versante tirrenico della provincia reggina, i militari della guardia di finanza di Locri, sul versante opposto, arrestavano un ufficiale e due marescialli della stessa finanza, accusati di avere passato ad un commercialista informazioni riservate su accertamenti tributari compiute ad imprese, alcune delle quali riconducibili alla criminalità organizzata.
Che la ‘ndrangheta avesse messo le mani sugli appalti dell’A3 non è una grande novità. Già nel 2007 la mobile reggina aveva portato a termine un’operazione contro le cosche di Rosarno, Gioia Tauro e Limbadi che si spartivano le tangenti in base ai territori di competenza.
Lo stesso sistema era in -vigore- più a sud, nel quinto macrolotto che va da Gioia Tauro a Scilla in cui sono ancora in corso i lavori. In questo caso erano le ‘ndrine di Palmi ad avere la -competenza territoriale-. E per difendere i lucrosi affari dagli appetiti dei concorrenti, le cosche non hanno esitato a riprendere la faida che ha insanguinato Palmi dal 1997 al 2000 con 52 omicidi e 34 tentati omicidi, mettendo in campo uno spiegamento di uomini ed armi che gli investigatori non hanno esitato a definire un vero e proprio -scenario di guerra-. Adesso l’inchiesta della squadra mobile, che ha registrato la soddisfazione del ministro dell’Interno Roberto Maroni, ha fatto chiarezza su una decina di quei delitti individuando presunti mandanti ed esecutori, ma soprattutto gli arresti hanno permesso di anticipare e prevenire una recrudescenza dello scontro tra i cartelli mafiosi. D’altronde, il giro di affari delle tangenti e dei subappalti ottenuti grazie ad imprese riconducibili direttamente alle cosche, è immenso. Per rendersene conto basta leggere quanto dice uno dei boss della zona, Giuseppe Gallico, parlando con i familieri nel carcere dove sta scontando l’ergastolo. Il colloquio è stato intercettato un mese doppo gli arresti del 2007 e il boss si lamenta perchè -abbiamo perso 30 mila euro-. Non solo. Gli appalti del tratto palmese della A3 per le ‘ndrine erano i più fruttuosi e il perchè lo spiega lo stesso Gallico: -Il più grosso lavoro, il maggiore di tutti è questo di Palmi. Ci davano più di tutti. Vengono gallerie, ponti. Ci sono cinquecento miliardi, 500 milioni di euro. Per i lavori gli dovevano dare il 3% per tutti i lavori. Sessanta miliardi-.
Contemporaneamente, per l’altra inchiesta, in carcere sono finiti un capitano e due marescialli della guardia di finanza. Si tratta di Vincenzo Insardà, Giuseppe Crinò, e Francesco Inzerillo, che hanno prestato servizio a Locri. Gravissime le accuse contestate a vario titolo: corruzione, falso e truffa aggravate dalle modalità mafiose. Nell’inchiesta, avviata dagli stessi finanzieri di Locri dopo strane fughe di notizie e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, sono indagate in stato di libertà per truffa e falso altre 61 persone, tra le quali alcuni medici ed un carabiniere.
Peppe Caridi
