Storica svolta a 180° in seno all'ateneo reggino dopo anni e anni di militanza no-pontista
«Al territorio dello Stretto serve una forte scossa economica, sociale e culturale: il Ponte riuscirà ad avviare un trend di sviluppo». E’ la ‘svolta’ del Rettore dell’Università ‘Mediterranea‘ di Reggio Calabria Massimo Giovannini, che, per la prima volta si esprime in modo favorevole sul progetto del Ponte dopo anni e anni in cui l’Università ha espresso posizioni di ‘militanza no-pontista’. «Il Ponte – ha detto a Catania – sarà una casella strategica per un territorio importante come quello dello Stretto. Reggio e Messina sono due Città Metropolitane che da anni hanno intenzione di conurbarsi. Il Ponte è quello strumento ideale per concretizzare questa conurbazione e per proiettare il territorio dello Stretto a un futuro di crescita e sviluppo in ambito Mediterraneo. Il Ponte, infatti, è utile perchè ha un grande significato culturale: è da considerare come ultimo tassello non solo dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, ma anche del corridoio 1 Berlino-Palermo. E’ l’opera che consente all’Italia e all’Europa di proiettarsi verso il Mediterraneo e i Paesi del nord Africa che vivono una stagione di grande sviluppo e che sono destinati a diventare gli interlocutori naturali del futuro del nostro Paese. Danuta Hubner, il Commissario Europeo per le politiche Regionali, ha detto di recente che le Infrastrutture devono essere al primo posto per lo sviluppo della Calabria. E le infrastrutture sono senza colore politico, non appartengono nè alla destra nè alla sinistra perchè senza infrastrutture è impossibile collegare e mettere in relazione tra loro i territori. Le infrastrutture, considerate nel loro complesso (porti, aeroporti, strade, ferrovie) sono come i link: sono l’informatica materiale, l’essenza delle relazioni sociali, commerciali, economiche e culturali».
A margine della relazione, il Rettore ci ha anche spiegato il motivo per cui oggi, rispetto a qualche anno fa, è importante essere favorevoli e considerare il Ponte in un’ottica positiva e propositiva: «Non è una posizione in contrasto con il passato, oggi sono venuti meno alcuni fondamentali presupposti politici e strategici a livello nazionale. Nell’agenda di questo Governo non esiste il sud e il mezzogiorno, ma si pensa solo al nord. Invece uno sviluppo serio del Paese è impossibile senza uno sviluppo del sud. Il Ponte è un elemento che riporta attenzione e centralità sullo Stretto, su Calabria e Sicilia, sul Sud in generale. Questo è l’importante. A prescindere dal Ponte in sè, è importante avere attenzione nazionale sulla nostra realtà e su tutti i nostri problemi. Il Ponte può aiutarci proprio in quest’ottica, a calamitare l’attenzione nazionale rispetto al complesso della nostra realtà».
Abbiamo incontrato Giovannini a Catania dove si è svolto il convegno ‘Ponte sullo Stretto, la sfida dell’ingeneria‘ organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania, un evento tanto importante quanto il prestigio e l’autorevolezza dei partecipanti.
Al Grand Hotel Excelsior della Città Etnea sono riuniti i massimi ‘pensatori’ tecnici, scientifici ma anche politici e istituzionali relativamente al tema legato alla realizzazione della grande opera dello Stretto.
Il Rettore dell’Università ‘Mediterranea’ ha anche lanciato l’idea di replicare una manifestazione simile a Reggio, sulla sponda orientale dello Stretto, nel corso dell’estate: molto probabilmente l’evento si terrà sulla sponda orientale dello Stretto tra 30 giugno e 1 luglio.
Ieri, tornando alle falde dell’Etna, i lavori sono stati aperti dal Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania, Carmelo Maria Grasso, e nella prima parte della mattinata hanno parlato le autorità e i rappresentanti degli enti che hanno patrocinato l’evento: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le Regioni Sicilia e Calabria, la Provincia e il Comune di Catania, le Università di Enna, Reggio Calabria, Palermo e Catania, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, l’Assemblea dei Presidenti degli Ordini degli Ingegneri, la Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Sicilia e l’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania.
Nel complesso, tutti hanno ribadito l’utilità della realizzazione del Ponte sullo Stretto come doppio collante tra, da una parte, la Sicilia e il Continente Europeo, e dall’altra tra la Sicilia e lo straordinario mondo del Mediterraneo e del Nord Africa dove si svilupperanno le politiche di sviluppo economico dei prossimi decenni. Un’occasione considerata imperdibile. A livello tecnico/scientifico, inoltre, la costruzione del Ponte è vista come una grande sfida che stimola l’ingegno e l’abilità delle tecnologie e delle scienze umane, mettendo la cultura dell’uomo a disposizione dell’uomo stesso.
E’ emerso chiaramente un approccio libero da ogni tipo di ideologia: s’è piuttosto scelto di ragionare sul Ponte senza considerare l’appartenenza politica o le scelte dei vari governi negli ultimi anni. «Con questo convegno – hanno precisato gli organizzatori – intendiamo aprire un varco culturale, non ideologico, e promuovere un dibattito mettendo insieme molti attori e molte voci forse fuori dal coro, ricordando che nè il SI nè il NO debbono aprioristicamente essere muri ideologici. Piuttosto deve nascere un rapporto dialettico così come è nata l’idea di costruire il Ponte: per unire ciò che è disgiunto e percorrere insieme il cammino della civiltà».
