E' quanto emerge dai contenuti della relazione che il procuratore generale di Reggio, Salvatore Di Landro, ha inviato al Ministro Alfano
La bomba esplosa lo scorso 3 gennaio all’ingresso della Procura generale di Reggio Calabria, è da interpretare come un segnale mirato a -intimidire la magistratura in vista del piatto milionario del Ponte sullo Stretto-. Almeno, questo è quello che emerge dalla relazione effettuata dal procuratore generale di Reggio, Salvatore Di Landro, e inviata al ministro della Giustizia Angelino Alfano.
La notizia è stata diffusa in anteprima dal ‘Sole24Ore’ grazie a un articolo di Roberto Galullo che, inoltre, ha pubblicato sul suo blog ‘Guardie & ladri’ (http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/), una parte del testo della relazione del magistrato.
La bomba in procura, secondo quanto riportato da Galullo, era stata annunciata da radio carcere. Le cosche avevano scartato la decisione di colpire un’avvocatessa, Giulia Dieni, parte civile nel processo ‘Rende’, che aveva denunciato l’incompatibilità del pm Francesco Neri nel processo, poi sostituito, per andare dritti all’obiettivo che è quello dei lavori di costruzione del Ponte sullo Stretto. La relazione di Di Landro, scrive il ‘Sole24Ore’, -apre scenari inquietanti, mette in fila gli avvenimenti e descrive la strategia della ‘ndrangheta che reagisce chiaramente ad una non più tollerabile pressione della magistratura anche in vista di scenari futuri che prevedono possibili enormi arricchimenti illeciti quali ad esempio quelli per centinaia di milioni di euro connessi al prossimo erigendo Ponte sullo Stretto-.
Peppe Caridi
