La Città ricorda commossa una delle più importanti personalità che hanno segnato la storia di Reggio nell’ultimo secolo
Se Reggio oggi è cambiata, se non è più conosciuta in Italia e nel mondo solo per la ‘ndrangheta e per le tristi notizie di cronaca nera, se ha uno splendido lungomare, se si sta lanciando con impeto nei circuiti turistici internazionali tanto da essere la quinta meta turistica emergente del mondo secondo la prestigiosa rivista di settore ‘Tripadvisor’, se ha ritrovato amor proprio e gode di punti di riferimento culturali prima impensabili come l’Università Mediterranea, l’Accademia di Belle Arti, l’Università per Stranieri Dante Alighieri, il Conservatorio ‘Francesco Cilea’ e molto altro ancora, lo deve anche e soprattutto a Giuseppe Reale, una delle personalità storiche più importanti e significative per la storia della Città nell’ultimo secolo.
Reale è morto domenica pomeriggio alla veneranda età di 92 anni, senza soffrire molto, con quella dignità che l’ha contraddistinto per tutta la vita e con l’orgoglio di una longevità in cui è stato attivissimo e socialmente impegnato fino all’ultimo giorno. La città gli ha reso onore prima alla camera ardente allestita nella sala consiliare di Palazzo San Giorgio e poi in Cattedrale, al Duomo, per i solenni funerali.
Cattolicissimo, intellettuale di altissimo rilievo culturale, storico esponente della Democrazia Cristiana, è stato parlamentare per 22 lunghissimi anni, dal 1958 al 1976. Più che democristiano, comunque, era soprattutto cattolico. E quando ha deciso di scendere in politica alle elezioni del 1958 lo ha fatto quasi da “indipendente”. Mai ha voluto appartenere ad alcuna corrente della Dc e per questo, nonostante le sue ben quattro legislature, non è mai entrato in un governo.
Quando è nato il Parlamento europeo, è stato tra i deputati che ha rappresentato l’Italia a Strasburgo.
Reale lascia la moglie e due figli di cui andava fiero. Da cattolico è stato sempre vicino alla Curia e in modo particolare a Monsignor Giovanni Ferro, l’arcivescovo per il quale è in corso il processo di beatificazione.
Da giornalista, ha fondato la rivista ‘Parallelo 38’ con cui ha stimolato ‘ante-litteram’ la nascita dell’Europa Unita.
A Reggio si è impegnato fortemente in prima persona, nel corso degli anni, per la nascita dell’Accademia di Belle Arti, per la trasformazione ed il potenziamento dell’aeroporto che prima del suo intervento era esclusivamente militare, per l’Università Mediterranea e soprattutto per la Facoltà di Architettura e per il Conservatorio ‘Francesco Cilea’. È stato fondatore, rettore, e fino a ieri presidente onorario dell’Università per stranieri ‘Dante Alighieri’. Nel 1970 protestò con un lungo sciopero della fame rispetto la scelta dell’assegnazione del capoluogo della Calabria a Catanzaro. Ma non solo: se Reggio ha potuto, e può ancora beneficiare del famoso ‘Decreto’ che porta il nome della Città, lo deve proprio al parlamentare democristiano che riuscì a convincere l’allora Presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, dell’importanza di un decreto speciale per la Città dello Stretto viste le disagiate e arretrate condizioni in cui versava.
Da quel provvedimento è partita la rinascita della Città oggi sotto gli occhi di tutti: in pochi sanno che quel decreto nacque in Curia, a Reggio, quando il Papa, Giovanni Paolo II, in riva allo Stretto per la seconda volta in quattro anni per il XXI Congresso Eucaristico Nazionale, si rivolse in toni quasi perentori ai rappresentanti del Governo nazionale sottolineando la disastrosa situazione in cui era ridotta la città.
Praticamente quasi tutto ciò che di culturale (e non solo) fornisce oggi la Città di Reggio è dovuto a lui, Giuseppe Reale.
Nel 1993, per 8 mesi, Reale è stato anche Sindaco di Reggio all’età di 75 anni. Mai la Città aveva avuto un primo cittadino così anziano: dopo di lui venne un appena 50enne Italo Falcomatà e poi, nel 2002, Giuseppe Scopelliti addirittura 36enne, il più giovane di sempre. Con la saggezza e l’esperienza che solo un navigato politico 75enne può avere, Reale insieme al vicesindaco Matacena, altra figura di notevole spessore, pose a Palazzo San Giorgio le basi della rinascita negli anni successivi. Ereditava un Comune disastrato che veniva fuori da un tristissimo commissariamento e si portava appresso gravi difficoltà economice. Nel 1993 la festa patronale fu pagata proprio da loro, Sindaco, Vicesindaco e Giunta. Raccoglievano la spazzatura autotassandosi tra assessori. Riuscirono a consolidare le casse del Comune e Falcomatà trovò, per la prima volta dopo lunghi anni, un ente virtuoso senza debiti fuori bilancio, per giunta con lo sblocco dei fondi previsti dal decreto Reggio. Lì iniziò la rinascita della città, nell’ormai lontano 1993 di Giuseppe Reale e Amedeo Matacena. Furono 8 mesi brevi ma fondamentali per la storia reggina. Quel 1993, in sostanza, pose le premesse per la nascita di quella primavera reggina di Italo Falcomatà cui seguì l’ancora più fortunata stagione di Giuseppe Scopelliti.
L’ultima creatura di questo grande uomo di cultura, di politica e di amore per la sua terra è la ‘Banca Popolare delle Province Calabresi’ nata negli ultimissimi mesi grazie al suo impegno e alla sua dedizione di grande concretezza.
Il ‘San Giorgio D’Oro’ che gli è stato consegnato a casa il 24 aprile dal Governatore Scopelliti rende a quest’uomo tutto l’onore che merita, a maggior ragione perchè in vita non inseguiva la gloria e la ribalta. Lavorava in silenzio, con grande umiltà e modestia, per poi quasi ‘sparire’ dopo aver portato a compimento ogni progetto, ogni successo.
Merita un ricordo più significativo: una via, una piazza, un monumento. Ma ciò che sicuramente desidera più di ogni cosa, certamente, è il completamento della ‘Colonna San Paolo’ sulla collina di Pentimele. Ha speso una vita per realizzare questo monumento-simbolo nel posto più suggestivo della città. Non manca molto affinché la Colonna sia definitivamente completata. Si tratta di un monumento ben visibile dal mare, che commemora lo sbarco a Reggio di Paolo di Tarso e la costituzione a Reggio della prima chiesa italiana. Il progetto dello scultore Michele Di Raco consiste in una colonna alta 16 metri, composta di otto blocchi di marmo di Carrara a scanalatura verticale luminosa, con accanto una statua bronzea raffigurante San Paolo.
Gran parte del monumento è già in piedi grazie agli sforzi profusi dallo stesso Reale negli ultimissimi mesi di vita. Adesso bisogna portare a termine il progetto. Quel simbolo sul punto più alto di Reggio lo renderà felice perché la Colonna è più vicina al cielo, dove Peppino Reale è volato domenica pomernica pomeriggio.
