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Reggio, post-“Miramare” / Il Pd cala il poker: Albanese, Battaglia, Nucera e Martino

mario meliado

Reggio, post-“Miramare” / Il Pd cala il poker: Albanese, Battaglia, Nucera e Martino

mercoledì 01 Dicembre 2021 - 19:15

I Dp su Malara: posizione ardua da sostenere perché sacrificherebbe Delfino. Tra le donne, "blindata" la Calabrò. Pazzano: dimissioni? Si voti la sfiducia

REGGIO CALABRIA – Il nodo fondamentale è stato sciolto. Il Partito democratico incontrando il sindaco facente funzioni Paolo Brunetti ha indicato i nomi dei suoi 4 assessori: Rocco Albanese l’ex consigliere regionale Mimmo Battaglia tra gli uomini, Lucia Nucera e Angela Martinotra le donne.

Il “poker” del Partito democratico

Nel merito, va detto che Albanese, in atto assessore a Manutenzioni, Cimiteri e Protezione civile, è considerato un “fedelissimo” del sindaco sospeso ai sensi della “legge Severino” Giuseppe Falcomatà; al punto da essere al suo fianco in aula-bunker, al momento della lettura della sentenza per il “processo Miramare”. Sarà l’unico assessore dèm riconfermato.
Battaglia è certamente un politico di riferimento e d’ampi consensi in tutta l’area metropolitana: nei fatti, va a sostituire un assessore – Mariangela Cama, “esterna” fin qui responsabile dell’Urbanistica – fin dal primo istante considerato espressione della sua area.
Lucia Nucera, nei giorni successivi al voto e alla formazione della giunta Falcomatà, con la sua “tirata” a mezzo stampa aveva creato non pochi malumori: ma ha svolto con grinta un grande lavoro nel segmento-Welfare ed è un’importante espressione dell’asse Nicola Irto-Seby Romeo. Così come lo sono – coi dovuti distinguo – Albanese e il quarto assessore designato, la giovane Angela Martino. Figlia del battaglierissimo ex consigliere piddino (successivamente, nel Centro democratico) Demetrio Martino, Angela ha riscosso in breve tempo grande apprezzamento a livello non solo locale. Fin qui presidente della Seconda commissione consiliare “Affari istituzionali, Città metropolitana e decentramento”, è componente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico.

A corroborare l’area più strettamente ricollegabile a Nicola Irto, resta poi presidente del Consiglio comunale – con la “benedizione” del capogruppo piddino alla Regione – Enzo Marra.

“Sorpresa” negativa per i Dp

I Democratici e progressisti, poi, sono i “veri protagonisti” di queste ore.
Al sindaco effe-effe non sono andati giù i nomi proposti da Nino De Gaetano & C.: parliamo dei due giovani consiglieri Mario Cardia e Marcantonino “Nino” Malara. Una scelta che avrebbe presentato varie criticità, ad avviso di Paolo Brunetti: vicinanza alla “linea di Falcomatà”, rappresentatività – frangente singolare, considerato che parliamo di due campionissimi tra i 1.100 e i 1.200 suffragi a testa – e sesso.

Sì, perché i Democratici progressisti e metropolitani avrebbero dovuto comunque indicare un uomo e una donna. Opzione difficile proprio perché lasciare fuori uno dei due tra Malara e Cardia avrebbe provocato qualche scossone interno per forza di cose.
Di più: era stata proprio questa richiesta di Brunetti a far insistere la delegazione dippina per aumentare a tre il proprio parco-assessori, in modo che il nome femminile non andasse a tarpare le ali a uno dei due contendenti di sesso maschile.

Fatto sta che, a sera, c’è un veto tassativo di Paolo Brunetti. Che peraltro, a quanto trapela, investirebbe entrambi i nomi proposti: ecco il motivo più profondo dellimpasse, non risolvibile con la mera rinuncia di uno dei due.
Tanto più che la circostanza lascerebbe a casa un assessore, Demetrio Delfino, molto stimato dall’intera comunità politica reggina, dai modi irreprensibili e che, peraltro, era stato regolarmente eletto (con oltre 800 suffragi, aggiungiamo).

Psi e civiche

I rimanenti due assessori toccano uno ciascuno a Psi e civiche (considerato che Falcomatà è già iper-rappresentato dall’autonoma scelta dei sindaci facenti funzione sia al Comune sia alla Città metropolitana). E uno dei due dovrà necessariamente essere una donna. Due circostanze che, da un paio di giorni almeno, “blindano” la posizione di Irene Calabrò.

Non è un mistero che il consigliere comunale subentrante Antonio Ruvolo – a differenza del segretario provinciale socialista Gianni Milana – non abbia neanche inserito la Calabrò nella sua personale rosa dei “papabili”. Frangente fonte d’immediato contrasto interno.
La Calabrò, però, ha dalla sua il grande apprezzamento di Falcomatà “e quindi” del sindaco facente funzioni Brunetti. Nei fatti, a dispetto di quanto era emerso nei giorni scorsi, si può dire ormai blindatissima.

Naufragato all’istante il pur flebile tentativo di Gianni Latella e Deborah Novarro di “spingere” per un assessorato a Italia Viva. Evidente il motivo: il partito di Matteo Renzi, al di là della scelta in totale indipendenza operata da Giuseppe Falcomatà, formalmente già esprime il facente funzioni.

Per le liste civiche, invece, confermatissimo il nome di Francesco Gangemi, già più volte assessore, in questo caso in rappresentanza di Innamorarsi di Reggio (la stessa civica che esprime anche il sindaco metropolitano facente funzioni Carmelo Versace, al di là del profilo nazionale che lo vede uomo di punta della calendiana Azione).

La Strada: macché dimissioni…

Va anche segnalata, nelle fila di uno dei tre tronconi della minoranza in Consiglio comunale, la posizione di Saverio Pazzano e del movimento La Strada per cui s’era candidato alla sindacatura.

Come si ricorderà, Pazzano aveva tenuto una specifica conferenza stampa sul tema della crisi politico-istituzionale a Palazzo San Giorgio. E in quella sede aveva mostrato le proprie dimissioni, già firmate, che «tengo in tasca costantemente: se se ne aggiungeranno altre 16, andremo a presentarle contestualmente al segretario generale del Comune». L’idea era che dimettersi potesse e dovesse essere non uno “scossone politico” (si veda dimissioni dal notaio), ma esclusivamente uno strumento per far sciogliere il Consiglio comunale e restituire la parola agli elettori.

Sempre in quella sede, visto che il magic number di 17 consiglieri appare assolutamente irraggiungibile, Pazzano aveva formulato la sua proposta: formalizzare, con la sottoscrizione da parte di 13 consiglieri, ossia i 2/5 del plenum (obiettivo sempre molto complicato, ma non proibitivo questo), della propria mozione di sfiducia.
In queste ore, Saverio Pazzano e La Strada lo ribadiscono: «In questo momento, nel Consiglio comunale non s’è dimesso nessuno – osservano -. Le dimissioni dal notaio, peraltro condizionate al raggiungimento del numero di 17 consiglieri totali, valgono se e solo se verranno consegnate alla Segreteria comunale. Fino ad allora le dimissioni semplicemente non esistono. L’unica mossa politicamente efficace e con qualche speranza di inchiodare la maggioranza alle proprie responabilità e di tornare davvero alle urne, passa attraverso la mozione di sfiducia», presentata ormai il 22 novembre scorso, fa presente il movimento. E sottolinea che peraltro, una volta debitamente formalizzata la mozione di sfiducia e poi portata in Aula, «qualora non si riesca a sfiduciare, potremo presentare le dimissioni direttamente in modo irrevocabile ed immediatamente efficace».

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