Reggio, post-“Miramare” / Il Pd prova a mettere la polvere sotto il tappeto - Tempostretto

Reggio, post-“Miramare” / Il Pd prova a mettere la polvere sotto il tappeto

mario meliado

Reggio, post-“Miramare” / Il Pd prova a mettere la polvere sotto il tappeto

domenica 21 Novembre 2021 - 06:55

Dopo l'incontro pomeridiano, è ufficiale: si lavora per modificare l'abuso d'ufficio, come perorato pure dal segretario psi Maraiò. Lunedì l'interpartitica

REGGIO CALABRIA – Lunghi silenzi e parole di circostanza per ore, da parte di vari esponenti del centrosinistra e del Pd, su quello che politicamente ha tutti i crismi per essere definito il “caso Reggio Calabria”.

In serata, ecco la nota stampa ufficiale sul senso ultimo dell’incontro online del pomeriggio. Con la quale il Pd, in seguito alla sentenza sul “caso Miramare” e a quanto ne è seguìto, prova a chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati. O – se preferite – mette un po’ di polvere sotto il tappeto. Immaginando che per qualcuno, se non si vede, neanche esiste.

Palazzo “Corrado Alvaro”, sede
della Città metropolitana di Reggio Calabria

In realtà, però, la cosa più consistente è che trova amplissimi riscontri ufficiali quanto anticipato nel primo pomeriggio di ieri da Tempostretto sulla duplice exit strategy di Falcomatà alla babele politica scatenata scegliendo da uomo solo al comando i vicesindaci a Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro. Cosa che di fatto ha tagliato fuori il Pd dalla posizione apicale a Comune e MetroCity, facendo infuriare i dèm.

Come leggerete poche righe più sotto, in particolare, confermatissimo che si farà di tutto per cambiare in tempi-record la disciplina dell’abuso d’ufficio (fattispecie di reato che, ben al di là della “sentenza Miramare”, per com’è congegnata da anni non convince nessuno).
E che nel giro delle prossime 48 ore, più precisamente lunedì prossimo 22 novembre, si terrà l’interpartitica che – sulla carta almeno – dovrebbe risultare decisiva per sbrogliare il puzzle.

Uno “scatto” dell’ex ministro Francesco Boccia

«Si è svolta oggi – si legge nel comunicato diffuso in serata – la riunione del Gruppo consiliare del Partito democratico al Comune di Reggio Calabria, alla presenza del capogruppo in Consiglio regionale Nicola Irto, del commissario regionale Stefano Graziano, di Giuseppe Falcomatà e dell’on. Francesco Boccia, responsabile Enti Locali della segreteria nazionale, in un clima tranquillo e costruttivo.

Nel rispetto del lavoro della magistratura e della legalità, il Partito democratico della Calabria esprime la sua vicinanza politica all’Amministrazione comunale di Reggio Calabria, certi che il percorso giudiziario permetterà al sindaco Falcomatà, al capogruppo Giuseppe Marino ed ai suoi assessori di chiarire la loro posizione penale, dentro la quale non si può entrare prima di leggere le motivazioni della sentenza.

Il Parlamento sta affrontando le proposte per il superamento di alcune fattispecie di reato inerenti l’abuso d’ufficio, che anche il Pd – ecco uno dei “passaggi-chiave” della nota stampa – ritiene penalizzino gli amministratori ed il loro senso di responsabilità. Nell’immediatezza serve dare certezze alla città di Reggio Calabria che da poco era tornata alle urne, affidando al sindaco Falcomatà l’incarico e la responsabilità di guidare l’amministrazione comunale. Insieme al resto della coalizione, lunedì sera decideremo insieme il futuro dell’amministrazione e come andare avanti».

Qualche considerazione

Va intanto denotata la scelta di Nicola Irto – votatissimo dai reggini alle Regionali del 3 e 4 ottobre e neocapogruppo piddino a Palazzo Campanella – di «non rilasciare dichiarazioni sulle vicende del Comune di Reggio», benché fra i tre soli partecipanti all’incontro con gli esponenti di maggioranza di quell’Ente. Così come l’ex ministro Boccia fa sapere che, per il momento almeno, «non intende aggiungere nulla» a quanto esposto nella nota ufficiale diramata in serata dal Pd calabrese.

Giuseppe Falcomatà subito dopo la condanna per il "caso Miramare" (19.11.2021)
Giuseppe Falcomatà dopo la lettura della sentenza

Sciolto così, dunque – ecco la polvere sotto il tappeto… – quello che già ieri “a caldo” era parso un nodo clamoroso: l’assenza di note ufficiali di solidarietà da parte dei livelli nazionali del Pd. Cioè lo stesso partito di Giuseppe Falcomatà, rimasto visibilmente irritato… Forse senza mettere a fuoco – evidenzia qualcuno che lo conosce bene – che a generare questa situazione, in apparenza almeno, era stato proprio lui con le scelte inopinate di due “non piddini”.

Fatto sta che in modo assai soft, ma adesso la vicinanza è stata espressa: bisogna quindi lavorare sull’altro termine di un’equazione che pare particolarmente difficile da risolvere.
La logica, stando a fonti assai degne di fede, è di potenziare la presenza dèm in Giunta a Palazzo San Giorgio e aspettare che le acque si calmino un po’, prima che il sindaco facente funzioni Paolo Brunetti proceda a un rimpasto “vero” che potrebbe cambiare profondamente gli assetti. Provocando, forse, tumulti ancor più impetuosi in maggioranza.

Partito socialista concorde

Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi

E in una sobria nota stampa, il segretario nazionale del Partito socialista Enzo Maraio – nei fatti – sposa al 100% la posizione adottata dal Pd. «I sindaci svolgono quotidianamente un lavoro prezioso per la propria comunità, spesso con abnegazione personale e con grande senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, con cui ogni giorno s’interfacciano per risolvere i loro problemi quotidiani. Più volte abbiamo  chiesto di rivedere la legge Severino, che a nostro avviso contiene profili d’incostituzionalità e di riprendere urgentemente la riforma sul reato di abuso d’ufficio che spesso si rivela infondato».

Mentre il segretario del Psi si dice «al fianco del sindaco», dicendosi certo che saprà dimostrare in appello la propria estraneità ai fatti contestati ed esprimendogli «tutta la solidarietà dei socialisti», aggiunge Maraio una considerazione improntata al garantismo che da sempre è nel Dna del partito: «È intollerabile che i primi cittadini debbano essere sottoposti ad una gogna mediatica» in relazione a casi di questo tipo.

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