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Regionali, il giovane consigliere Cirillo e l’orgoglio di Coraggio Italia

Mario Meliadò

Regionali, il giovane consigliere Cirillo e l’orgoglio di Coraggio Italia

giovedì 07 Ottobre 2021 - 17:17

La strada: i voti per Pazzano oasi di libertà in un sistema clientelare. E un gruppo d'intellettuali chiede una riflessione sulla maxicondanna a Lucano

REGGIO CALABRIA – Anche in queste ore continuano a succedersi le reazioni politiche all’esito delle Regionali del 3 e 4 ottobre, e anche alle modifiche dei risultati ufficiosi.

Coraggio Italia, che debutto Cirillo!

Certo non partiva da zero, l’ex responsabile del giovanile di Forza Italia in riva allo Stretto. Ma l’elezione a Palazzo Campanella di Salvatore Cirillo ha galvanizzato le sponde reggine di Coraggio Italia, lista che già ha stupito tutti per l‘ottimo debutto elettorale assoluto.

Il neoconsigliere regionale
Salvatore Cirillo (Coraggio Italia)

Per dirla con Gaetano Quagliariello, a Reggio sì che Coraggio Italia è vistosamente «il fatto nuovo di queste elezioni». Il seggio di Cirillo, riflette in un’articolata nota il dirigente dell’area Comunicazione Francesco Meduri, è «frutto del grande lavoro svolto sul territorio reggino nel corso di questa intensa campagna elettorale» e va a dare concreto avvio al confronto per realizzare il programma del neoGovernatore Roberto Occhiuto. «Insieme a Francesco De Nisi, eletto nella circoscrizione Centro, saranno certamente protagonisti dell’attività politica calabrese», si rileva; ferme restando le ottime prove di due candidate significative, Serena Anghelone – sorella peraltro dell’ex vicesindaco e dirigente reggino del partito di Luigi Brugnaro & Giovanni Toti Saverio Anghelone – e Cetty Scarcella, vicecoordinatrice nazionale del giovanile di Coraggio Italia, «sicure protagoniste del futuro politico calabrese».

La fase tosta, fa capire Meduri, viene adesso: dare seguito alla corale assunzione di responsabilità verso la «costruzione di una Calabria in grado di stupire l’Italia. Di una Regione capace di autogovernarsi, di imboccare la strada della crescita economica e sociale, attraverso scelte coraggiose, soluzioni innovative, decisioni tempestive».

Come ignorare che, insieme al confronto programmatico, sarà tempo di un complicato e serratissimo dialogo politico per dare corpo alla Giunta regionale e a tutto il resto della più ampia “squadra” di Occhiuto?
«Conta molto, adesso, creare una squadra di ‘giocatori’ che abbiano ruoli e competenze specifiche, per aggredire, anzi, risolvere i tanti problemi della Calabria, che al di là delle sue enormi potenzialità, del tutto inespresse, spesso manca delle persone giuste al posto giusto».

Vicini a Lucano. E ai migranti

In un testo molto denso e concettuale, esprime vicinanza a Mimmo Lucano – prima colpito dalla condanna a oltre 13 anni di reclusione in primo grado di giudizio, poi comunque fuori da Palazzo Campanella a dispetto di oltre 9mila preferenze personali fra le tre circoscrizioni elettorali calabresi per i colori di Un’altra Calabria è possibile – un gruppo d’intellettuali di Sinistra.

Si tratta di Salvatore Belcastro, scrittore; Roberto Calabrò, Direttore Magma; Marco Benoit Carbone, Brunel University London; Rossella Catanese, Università di Udine; Salvatore Cingari, Università per Stranieri di Perugia; Federico Giordano, Università per Stranieri di Perugia; Mauro Francesco Minervino, Accademia di Belle Arti di Catanzaro; Paolo Minuto, Università per Stranieri di Reggio Calabria; Stefano Morabito, Università per Stranieri di Reggio Calabria; Fabio Rossi, Università di Messina; Enrico Terrinoni, Università per Stranieri di Perugia; Pia Tucci, Conservatorio di Cosenza.

Il loro appello, peraltro, va molto oltre una semplice attestazione di vicinanza a “Mimì”… «Chiediamo – si legge – che nella valutazione della Giustizia si tenga conto del problema vivo di una legislazione che oggi in Italia esclude il diritto di umanità delle e dei richiedenti asilo. Le dimensioni della condanna inflitta in primo grado a Domenico Lucano, che duplicano perfino le richieste della pubblica accusa, hanno destato sconcerto e amarezza in gran parte della popolazione italiana. Sentimenti che scaturiscono dalla percezione che la durezza della condanna inflitta confligga con il sentimento di solidarietà che emana dal Modello Riace».

Mimmo Lucano, fuori da Palazzo Campanella
malgrado le oltre 9mila preferenze complessive

Il “nocciolo della questione”, per dirla con gli estensori della lettera-appello, questo pare: «Lucano, gravato da una condanna pesantissima, non ci sembra appartenere alla schiera dei corrottissimi amministratori locali che i cittadini possono riconoscere nei film di Francesco Rosi o nella quotidiana realtà di tante comunità abbandonate dalla Giustizia, bensì a coloro a cui, in quanto animati da un valore di solidarietà, si potrebbe concedere ogni accettabile attenuante. Questo non solo perché l’entità della condanna inflittagli ieri gli attribuirebbe un primato tale da separarlo da una così spiacevole compagine, peraltro spesso capace di sfuggire ai rigori della giustizia. Lucano avrebbe commesso i fatti a lui imputati in modo pressoché esclusivo nel contesto dei fondi per l’accoglienza dei migranti – affermano ancora i firmatari -. La presenza di un dovere umano, profondo di solidarietà e fratellanza, invero, non esime dall’osservanza delle procedure prescritte, ma è proprio questa discrepanza fra doveri e sentimenti di solidarietà lo spazio in cui si dipana la vicenda di Lucano».

Quindi, è il ragionamento, urgerebbe promuovere «un ampio confronto che punti alla modifica di regole ingiuste e di principi iniqui ed escludenti. Eppure, questo confronto non c’è stato: lo hanno evitato i partiti, lo hanno trascurato le parti sociali, la chiesa e persino gran parte del mondo del volontariato laico e religioso che opera in un contesto di regole a volte ingiuste e in molti casi da riformare».

E questo benché l’ex sindaco riacese abbia più volte, in questi anni, lanciato il suo allarme circa l’iniquità complessiva del sistema che attiene all’accoglienza e all’integrazione degli extracomunitari che giungono in modo non regolare nel nostro Paese». Ecco perché, si sottolinea, in realtà «la privatizzazione dell’accoglienza e l’attacco teorico e ideologico alla stessa o, al contrario, la mitizzazione del singolo sono due facce della stessa medaglia».

La Strada: legge elettorale folle

Prendere parte al voto? Secondo La Strada e il leader del movimento Saverio Pazzano – candidato il 3 e 4 ottobre nella lista demA –, «chi partecipa alle elezioni regionali calabresi si muove su un campo minato. Dopo decenni di malgoverno e con la Calabria agli ultimi posti di tutte le classifiche (tranne quella sul tasso di emigrazione giovanile, dove siamo, ahimè, primi), la grandissima parte della popolazione ha perso ormai ogni speranza di poter cambiare le cose.

Senza speranza e senza fiducia nel futuro, la vita diventa arida, avvizzisce; e così le elezioni regionali calabresi sono diventate il regno del trasformismo, dei feudatari, del voto di scambio, della clientela allo stato puro».

«Abbiamo ereditato questa realtà da chi ci ha preceduto, ed è proprio questa realtà – così Pazzano & C. – che intendiamo modificare, dall’interno e dal profondo. Non ci siamo riusciti per poco, stavolta, a causa di una legge elettorale vergognosa che serve a blindare il Consiglio regionale a favore di chi il potere ce l’ha già, l’ha preso chissà quando e chissà come e adesso se lo tiene stretto. In virtù di questa legge, il 16% ottenuto dalla nostra coalizione si traduce in una rappresentanza di appena il 7% (2 seggi) in seno al consiglio regionale. Una follia, l’ennesima».

Ad avviso dei movimentisti che animano La Strada, tuttavia nel voto ottenuto c’è un valore aggiunto non trascurabile: «Non avevamo posti di lavoro da garantire, denaro da elargire, famiglie da ricattare. E nessun potere nascosto che tramasse a nostro favore. Unica voce libera – qui il riferimento è senz’altro all’intera coalizione a supporto di Luigi de Magistris –, abbiamo riempito i molti silenzi di una campagna elettorale che mostrava come, al di fuori di noi, la politica fosse morta: il silenzio dei media nazionali, che, come sempre, hanno ritenuto di non raccontare che in Calabria stava nascendo qualcosa di nuovo, di pulito, di bello. Il silenzio delle piazze, non quelle cittadine dei comizi eccellenti, ma quelle dei paesi delle nostre aree interne». Ma anche «il silenzio spettrale dei seggi, che trasmetteva la sensazione che i giochi fossero, ancora una volta, già fatti. Vorremmo far presente a chi sulla carta è risultato “vincitore” che, con il 56% circa di astensione, siamo tutti sconfitti, e non c’è nulla da festeggiare».

Le migliaia di voti «liberi e consapevoli» per Pazzano, in questo contesto, secondo La strada «fanno un rumore assordante»; e «il potere arrogante e clientelare che da troppo tempo ci governa ha iniziato finalmente a scricchiolare e, ne siamo certi, quanto prima cadrà. E allora sarà tutta un’altra storia».


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