Focus sulla violenza di genere e sui diritti di un popolo oppresso durante l'inaugurazione del'anno accademico dell'Università di Messina

Il ricordo dei giovani scomparsi
Il momento più commovente del discorso è stato il richiamo alle perdite che hanno segnato la comunità accademica negli ultimi mesi. «Oggi una delegazione degli studenti iraniani è presente all’inaugurazione dell’anno accademico», ha esordito la rettrice, sottolineando come «la morte dello studente Unime è una ferita, così come i lutti del 2025».
Il riferimento è alla tragica scomparsa di Yasin Mirzaei, il giovane studente iraniano che ha scosso profondamente l’Ateneo, ma il pensiero della Spatari si è allargato a tutte le vite spezzate prematuramente: «Penso a Sara Campanella e ad altri giovani».
Un appello al governo nazionale
Di fronte alle difficoltà comunicative degli studenti stranieri con i propri cari, l’Università di Messina ha deciso di non restare a guardare e di intraprendere un’azione diplomatica ufficiale. «L’Università di Messina scriverà al ministero degli Esteri: non è tollerabile che gli studenti iraniani non abbiano notizie dei loro familiari», ha annunciato la Spatari.
L’obiettivo è sensibilizzare la Farnesina affinché si faccia portavoce dei diritti di questi ragazzi, garantendo loro la possibilità di mantenere un legame con le proprie radici in un momento di estrema tensione internazionale.
Il supporto dell’Ateneo
La rettrice ha poi fornito i numeri di una realtà importante per la città dello Stretto: «La comunità iraniana, con più di 600 studenti, è la più numerosa. Sono vicina alle loro sofferenze», ha concluso la rettrice, assicurando che «l’Ateneo li supporterà sotto tutti i punti di vista», dal sostegno psicologico a quello burocratico e logistico, per far sì che Messina continui a essere un porto sicuro per la formazione e la libertà di questi giovani.
