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Antonino Marino: Il caos della politica nazionale è scapito dei cittadini

Antonino Marino: Il caos della politica nazionale è scapito dei cittadini

lunedì 07 Maggio 2018 - 07:19
Antonino Marino: Il caos della politica nazionale è scapito dei cittadini

La riflessione del lettore di Tempostretto Antonino Marino sull'attuale situazione che vede il Paese senza governo dopo due mesi dal voto....

Trovare un termine, un aggettivo, un’espressione o anche una ”battuta di spirito” adatta a definire questo periodo della politica italiana è sicuramente complicato se non impossibile. S’incrociano e si scontrano uomini e idee che quasi da sempre stazionano su fronti, le cui teorie e princìpi su come sia possibile governare una Nazione risultano divergenti se non stridenti, al punto da fare escludere ogni possibilità di contatto o condivisione sulle ricette cui un Governo stabile, votato dai cittadini che speriamo ci sia presto nella nostra Nazione, dovrebbe attenersi. In questa nostra bella Italia, terra di santi, poeti, navigatori – ma anche di brava gente semplice – vorremmo che i governanti fossero capaci di risolvere i problemi seri che travagliano la vita di tutti i giorni e in primis la disoccupazione. Per ora purtroppo, siamo gestiti da un Governo di transizione post-elezioni, il caos si tocca con mano, mentre imperversano i tentativi di accordi, consultazioni e promesse di poltrone, che non hanno partorito alcun risultato. E noi, popolo di votanti, di fronte allo scempio dei “do ut des” delle varie formazioni politiche che s’incrociano e si arrampicano cercando spiragli di possibili accordi, magari dimenticando o fingendo di non ricordare gli insulti e gli epiteti velenosi che hanno caratterizzato i cinque anni di Governo PD e i partiti di opposizione. Con punte di scantonamenti oltre il limite e fuori luogo, tipo quello cui si è reso protagonista Berlusconi, riguardo che tipo di attività potrebbero fare i pentastellati nell’Azienda Mediaset, come risposta – è bene rilevarlo per onestà intellettuale – all’anatema “male assoluto” con il quale lo aveva definito il “Caporalmaggiore” Alessandro Di Battista. Insomma, una stronzata che vale l’altra. Tutto questo “ambaradan” determina in noi, popolo di elettori, stato confusionale e anche la voglia di comprendere quali siano gli stimoli e le aspirazioni della massa di uomini e donne che decidono di darsi alla politica. Spesso attraverso passaggi, “sottopassaggi” salti della quaglia, e qualche sgomitata. Nella maggioranza dei casi, iniziano il percorso portando la borsa a qualche onorevole affermato per poi passare al Consiglio di Quartiere. Poi al secondo gradino come Consigliere Comunale e via via alla Regione e in ultimo attraverso un paio di robuste sgomitate, in Parlamento a schiacciare bottoni per cinque anni col proposito comunemente realizzato di riprovarci alla successiva tornata elettorale. E intanto– manco a dirlo – matura il diritto alla lauta pensione, che non sarà sicuramente privilegiata, non si chiamerà “vitalizio”, ma sarà sicuramente un emolumento di tutto rispetto, alla faccia di chi dopo quaranta anni di contributi aggiusta un migliaio di euro. Certo – inutile negarlo – non è che tutti i Salmi finiscano in gloria. Come in tutte le carriere, anche in quella politica capitano gli incidenti di percorso, legati a comportamenti qualche volta penalmente rilevante, ma molto spesso – visto come funziona la Giustizia – può succedere che al terzo grado arrivi l’assoluzione, quando l’interessato non ha più l’età e l’energia per proporsi. Com’è capitato, tanto per fare due nomi importanti, all’ex Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, che per dieci anni ha peregrinato per varie sedi di Tribunali Corti di Appello e Cassazione, finendo quasi completamente assolto, ma oramai distrutto nel fisico e anche un po’ schifato della politica e della brodaglia nella quale a volte decanta. Stessa disgrazia quella capitata al Sindaco di Benevento On. Mastella, massacrato con la moglie On. Sandra Lonardo, in una serie di processi con condanne e anche detenzione, poi conclusa con: “Perché il fatto non sussiste”. Sono rischi del mestiere ai quali sono esposti i soggetti che decidono di intraprendere questa carriera, cui non dovrebbe mancare la consapevolezza che la politica, quella con la “P” deve tendere a creare condizioni di benessere, con un forte impegno teso a porre un limite alle diseguaglianze sociali, allo scopo di contenerne l’allargamento della forbice che com’è noto, superata una certa soglia può essere destabilizzante e determinare insurrezioni pericolose. Insomma, non serve una Politica fondata sull’infinità di proposte da sogno, tipo, quella di dare uno stipendio a tutti, incoraggiando in tal modo la massa di operatori in nero, e anche – diciamolo senza paura – della folta (?) schiera di soggetti che il lavoro non lo trova perché non ha né la voglia né la necessità di cercarlo. Tornando all’attuale momento della Politica, abbiamo l’On. Di Maio che a tutti i costi vuole l’incarico di Presidente del Consiglio. Come se glielo avesse dato in dote lo Spirito Santo, oppure S. Gennaro cui lui, come campano, sarà sicuramente devoto. Dice Di Maio: “Io ho diritto a presiedere il Consiglio dei Ministri, perché il Partito che rappresento, alle elezioni ha riportato il maggior numero di voti”. Ho capito, caro Di Maio, ma è anche vero che non è che i tre partiti che formano il centrodestra si siano presentati al Voto divisi, con tre programmi diversi e abbiano deciso di coalizzarsi a Elezioni concluse; dunque, se così è, e non v’è dubbio che sia così, caro Di Maio & c. fattene una ragione e lascia perdere, anzi dico di più: gli ultimi tuoi “sussulti d’”amorosi sensi” con il PD stanno facendo arrabbiare anche i vostri elettori, i quali hanno capito che la dignità non può essere merce di scambio per agguantare con mano lesta lo scettro del potere. Comunque, immagino che il nostro Presidente Mattarella la cui posizione politica – lo sappiamo tutti – è a sinistra, difficilmente deciderà di chiamare all’appello Matteo Salvini. La memoria storica torna al 1987 o giù di lì, quando Sergio Mattarella, Ministro dell’Istruzione – se non ricordo male – diede le dimissioni dopo l’approvazione della famosa Legge Mammì, giacchè – così scrissero i giornali – aveva favorito il Gruppo editoriale di Berlusconi. Questo, per dire, che di là della cortesia istituzionale, tra i due, si è cristallizzato una filo di ruggine che credo non potrà mai essere cancellato. Dunque, prevedo che il Presidente, piuttosto che chiamare Berlusconi e Salvini, lascerà Gentiloni fino a nuove Elezioni. Che se poi alla fine, la coalizione di centrodestra – Berlusconi o non Berlusconi – dovesse vincere nuovamente, caro Presidente Mattarella, saranno problemi tuoi

Antonino Marino

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