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Il bluff delle Città Metropolitane consegnate ai giochi dei partiti e al mercato delle vacche

Rosaria Brancato

Il bluff delle Città Metropolitane consegnate ai giochi dei partiti e al mercato delle vacche

lunedì 04 Aprile 2016 - 22:03
Il bluff delle Città Metropolitane consegnate ai giochi dei partiti e al mercato delle vacche

La riforma approvata è ancora a rischio impugnativa. Quel che è peggio è che affidare ad elezioni di secondo livello la scelta del sindaco Metropolitano equivale a consegnare mani e piedi ai giochi di partito il futuro di Messina, Palermo e Catania, ignorando l'interesse dei territori e dei cittadini.

Nel marzo del 2013 Crocetta annunciava all’Arena di Giletti la fine delle vecchie Province e la nascita dei Liberi Consorzi: “Siamo i primi in Italia”. Tre anni dopo Giletti è in procinto di lasciare la Rai per Canale 5, tutta Italia ha la riforma delle Province (la Delrio) ed in Sicilia ci teniamo l’eterna incompiuta.

Anche l’ultima versione della riforma infatti, è ad altissimo rischio impugnativa.

Il governatore infatti dopo la prima impugnativa da parte del Consiglio dei ministri non ha voluto difendere la norma siciliana di fronte alla Consulta ed ha preferito la strada del recepimento delle indicazioni (tra le quali ad esempio l’indennità per presidenti dei Liberi Consorzi e sindaci Metropolitani). Peccato che l’Ars, con voto segreto, ha impallinato uno dei punti cardine dell’impugnativa, cioè il fatto che il sindaco metropolitano debba essere, così come avviene nel resto d’Italia, il sindaco del Comune capoluogo.

L’emendamento, targato maggioranza e governo regionale, che recepiva in toto la normativa nazionale è stato affondato dal voto segreto, così solo in Sicilia il sindaco Metropolitano verrà scelto con elezione di secondo livello tra i sindaci dell’Assemblea della città metropolitana. Insomma, una sorta di elezione “inter pares” che altro non è se non una norma anti-Leoluca Orlando e anti-Enzo Bianco, rispettivamente sindaci di Palermo e di Catania. Affondare una riforma solo per antipatia, rivalità politica, e per tagliare la strada a chi si teme, è l’ennesima prova della mediocrità della nostra classe politica, oltre che di scarsa lungimiranza. La riforma infatti, così com’è rischia una nuova impugnativa al punto che potremmo persino arrivare a fine mandato con le ex Province commissariate ed in agonia.

In caso di mancata impugnativa le elezioni sono state rinviate a settembre (e non a caso), quando ormai la campagna per le regionali 2017 sarà avviata.

L’anomalia siciliana della riforma delle Città Metropolitane sta tutta qui, in una legge “drogata” dalla eccessiva politicizzazione di ogni forma di legiferazione.

Questa riforma così com’è, consegna mani e piedi ai partiti la nuova mappa geografica, paradossalmente proprio l’esatto contrario del principio per il quale era nata.

Da un punto di vista logico appare del tutto naturale che il sindaco Metropolitano sia il sindaco del Comune capoluogo. Nel resto del Paese è così e vale per Roma, Torino, Bologna, Napoli, Genova, Venezia, Milano. Il principio stesso della Città Metropolitana nasce proprio come volano di sviluppo, risorse, crescita che coinvolge un territorio molto più ampio ma che sia simbolicamente che come immaginario ha il suo “cuore” nel Comune capoluogo. L’effetto moltiplicatore si basa su questo. Del resto il sindaco metropolitano di Genova è il sindaco di Genova e non di Rapallo, stessa cosa per Bologna, il sindaco metropolitano non è quello di Imola, o Roma, non è il sindaco di Morlupo. E via dicendo.

In Sicilia si è voluto sottrarre alla logica questo criterio non in base ad una nobile scelta, magari motivandola, ma semplicemente per evitare di fare diventare troppo potenti Bianco e Orlando. Così facendo però si sono presi anche due piccioni con una fava. L’elezione di secondo livello infatti lascia che siano i giochi di partito e di corrente, il mercato delle vacche, gli scambi tra diversi tipi di elezioni, a decidere chi sarà il sindaco metropolitano. I “grandi elettori” infatti non saranno i cittadini, ma i sindaci dei Comuni della Città Metropolitana, che come è noto, fanno parte del sistema dei partiti, esattamente come i consiglieri dei singoli comuni.

La riforma delle Città Metropolitane consegna mani e piedi il futuro di Messina, Palermo e Catania ai giochi di partito, agli accordi sottobanco, alle “faide” tra correnti.

Il peggio è che non vincerà il migliore, solo il più forte o il più furbo o il più supportato. E questo a scapito del futuro della Città Metropolitana. Qui non si tratta di campanilismo, perché anche il sindaco del più sperduto paesino può essere il più grande “illuminato”, ma se la sua elezione è frutto di giochi di partito, avrà firmato una serie di cambiali in bianco che pagheranno i cittadini.

Anche per questa ragione l’esperienza amministrativa iniziata nel 2012 si rivela fallimentare, perché aver abolito la democrazia rappresentativa, aver abolito le elezioni per far entrare dalla finestra quel che si è buttato fuori dalla porta, è la più grossa bugia che i siciliani non si meritano.

La speranza è che il governo Renzi impugni nuovamente la riforma contra-personam.

Rosaria Brancato

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2 commenti

  1. Ohibò! La speranza “Renzi”!…

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  2. Ohibò! La speranza “Renzi”!…

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