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Il giudice: “al Cas corruzione e impunità alla luce del sole”

Alessandra Serio

Il giudice: “al Cas corruzione e impunità alla luce del sole”

martedì 13 Marzo 2018 - 14:58
Il giudice: “al Cas corruzione e impunità alla luce del sole”

I particolari del provvedimento d'arresto che ha scosso il Cas, il ruolo di Gazzarra, l'accusa a Sceusa e la "cassaforte" Pachira.

Avevano creato un vero e proprio “fondo di riserva per le tangenti”, finanziato ovviamente con soldi pubblici. E si scambiavano consulenze e bonifici, informazioni e “pizzini” senza alcun timore di incorrere nella giustizia. Il giudice di Messina Salvatore Mastroeni, nel provvedimento d’arresto di Gazzara, Astaldi e Polizzotto, descrive sconcertato come andavano le cose al Consorzio Autostrade. Sono gli anni del Governo regionale Crocetta, il presidente della legalità, e dei primi arresti al Cas, scosso dall’operazione Tecno.

Ma a Scoppo le cose sembrano andare avanti come sempre. Ecco come scrive il giudice: “Una delle cose che più colpisce, è la creazione di un fondo, con i soldi pubblici degli appalti, per consulenze e contatti, una riserva per tangenti e corrompere funzionari alla luce del sole e, ancor di più, che tale fondo sia stato autorizzato dall’amministrazione pubblica e come un subappalto, con un tasso di llegalità neanche facilmente immaginabile. Tanto alla luce del sole da sbalordire, ma non certo per una assurda buona fede, che le risultanze processuali escludono, emergendo che la naturalezza dell’illecito trova con evidenza altra ragione, mera spregiudicatezza, basata evidentemente su un senso di impunità”.

“Vi è da dire che la caratteristica del procedimento appare essere quella di un surplus di prove, tante e non solo indiziarie”, scrive ancora Mastroeni, che prosegue: “(..)Esemplificativamente, le intercettazioni evidenziano interessamenti illeciti ulteriori rispetto alle mere contestazioni. Ne sono esempio tutte le intercettazioni sulla revoca del rapporto tra il CAS e la ditta Techinical, in sé estranea alle vicende contestate ma significative sul ruolo che si autoriconosce il Gazzarra. Ed è proprio il Gazzarra, nei suoi continui rapporti con gli altri protagonisti dei fatti, ad assumere il ruolo principale in tutte le vicende, il collante dell’appalto illecito e degli illeciti a catena”.

Il ruolo del vice presidente del Cas Antonino Gazzara, legato “mani e piedi” alla figura di Polizzotto, è proprio al centro degli accertamenti investigativi. Le principali accuse all’ex politico messinese riguardano i rapporti tra il Consorzio e la Cosige di Astaldi nella realizzazione dei lavori.

I favori all’impresa che si aggiudica l’appalto per la Siracusa-Gela sono diversi, e vengono monetizzati appunto attraverso la Pachira&Patners. La società viene autorizzata dal Cas a trattare i subappalti dell’impresa, e a sua volta incaricherà l’avvocato Polizzotto. Solo che la Pachira di fatto non esiste, spiegano gli investigatori, è null’altro che una scatola vuota di cui non si trovano reali attività, documentazione, know how di alcun genere insomma. Dentro, fino al 2014 c’era Nicola Armonium, un soggetto che si muove bene nei salotti finanziari ma che ha qualche precedente.

Così, quando il Rup Gaspare Sceusa chiede come unica condizione all’autorizzazione del subappalto che la società abbia le autorizzazioni antimafia, Armonium esce ed entrano Anna La Presa e Ornella Bruno Valentini. Mere teste di legno, secondo gli investigatori, visto che non compaiono mai in alcuna trattativa effettiva. In ogni dialogo, in ogni riferimento diretto e indiretto degli interessati alla vicenda, compaiono sempre Armoniun e Polizzotto.

E le conversazioni intercettate dagli investigatori sono tante: i poliziotti hanno analizzato le mail del Cas, le mail dello studio Polizzotto, hanno piazzato le cimici su diverse auto dei dirigenti e dei consulenti delle imprese di Astaldi e di D’Andrea. La Pachira si aggiudica così un subappalto da oltre un milione e mezzo di euro.

Ma non avrebbe mai potuto essere autorizzata, visto che il codice sugli appalti prevede espressamente che tali contratti non possano essere stipulati. Da qui la contestazione a Gaspare Sceusa. Dal canto suo, invece, Gazzara viene retribuito direttamente dalla Pachira, che lo incarica di almeno due consulenze retribuite intorno alle 31 mila euro.

Alessandra Serio

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