Matassa, parla Nunnari: i consiglieri comunali del clan e il delitto di Camaro - Tempostretto

Matassa, parla Nunnari: i consiglieri comunali del clan e il delitto di Camaro

Alessandra Serio

Matassa, parla Nunnari: i consiglieri comunali del clan e il delitto di Camaro

martedì 29 Maggio 2018 - 20:55

Nei verbali del pentito, depositati al processo sugli interessi della mafia in periodo elettorale, tutti gli uomini del clan Ventura, i componenti della banda delle rapine e i retroscena del delitto di Camaro

Era stato arrestato a maggio dello scorso anno con l'accusa di essere uno dei componenti della banda criminale che colpì una banca e la biglietteria milazzese della Liberty Lines. Non era la prima volta che entrava in carcere. E in famiglia l'irruzione delle forze dell'Ordine è stata storicamente frequente. Il fratello è infatti Gioacchino Nunnari, decenni fa braccio destro del boss storico della città Luigi Sparacio, arrestato nel decennio scorso per rapina, usura e riciclaggio.

Ma quel giorno del 2017 ha detto : "basta". Così Vincenzo Nunnari, più di 60 anni alle spalle, la scorsa primavera ha deciso di passare alla collaborazione con la giustizia. Ieri alcuni dei suoi verbali sono entrati ufficialmente nel processo Matassa, il maxi in corso in primo grado sui rapporti tra i clan cittadini e la politica, nella lunga stagione elettorale a cavallo tra le regionali del 2012 e le comunali del 2013.

Sette i verbali, rilasciati da Nunnari tra il luglio e il settembre dello scorso anno, in gran parte coperti dagli omissis – dietro cui gli inquirenti celano rivelazioni ancora segrete, depositati agli atti del processo dal PM Liliana Todaro. Sette verbali nei quali Nunnari riferisce quel che sa anzitutto sulla banda con la quale commetteva le rapine, una lunga sequela di colpi tra la provincia tirrenica e quella ionica, passando per la città dello Stretto. Poi sulla geografia mafiosa messinese. Al cui vertice, dice Nunnari, c'è "Mileddu" Ventura di Camaro, tra i principali imputati alla sbarra.

Ventura, sostiene Nunnari, avrebbe l'ultima parola non soltanto sui fatti che riguardano il suo rione. Tra i suoi uomini, sostiene il rapinatore oggi pentito, ci sarebbe anche il consigliere comunale Giuseppe Capurro (subentrato ad aprile al dimissionario candidato sindaco Pippo Trischitta), che al processo siede alla sbarra con l'accusa di corruzione elettorale e proprio due giorni fa ha deposto al processo.

Inzialmente indagato per concorso esterno sulla scorta di precedenti dichiarazioni di un altro pentito, il Tribunale del Riesame ha poi cassato l'ipotesi di reato e la Procura l'ha archiviata, imputandogli soltanto una ipotesi di corruzione elettorale. "Si tratta della riproposizione di quelle dichiarazioni su cui è già intervenuta la censura del Riesame", precisa l'avvocato Nino Cacia, difensore di Capurro, a proposito delle parole di Nunnari

Poi i retroscena dell'omicidio di Giuseppe De Francesco, il giovane freddato il 9 aprile 2016 a Camaro.

Ecco le parole di Nunnari: "Carmelo Ventura ha il controllo totale del territorio di Camaro, pagano tutti gli esercizi commerciali. Continua ad avere il controllo pur essendo in carcere e posso affermare che ha il potere di vita e di morte (…) Gli esercizi commerciali di viale Europa Pagano per avere la sua protezione. Tra gli altri so che paga due euro al mese una società che opera nel campo dei giochi (…)ribadisco che a capo non solo del suo gruppo ma anche degli altri gruppi che operano a Giostra, Santa Lucia e nelle altre zone, vi è sicuramente Carmelo VENTURA. Lui stabilisce le regole per il suo ed anche per gli altri gruppi. Ha imposto che non si facciano azioni violente perché se ci sono soldi ci sono per tutti, se c'è sequestrano i patrimoni, finiscono i soldi e qualcuno va sotto terra. I soggetti di riferimento degli altri gruppi che interloquiscono con Carmelo VENTURA sono Luigi TIBIA fino a quando è stato fuori dal carcere per il gruppo di Giostra, il fratello di Giacomo SPARTA', Nino, per il gruppo di Santa Lucia sopra Contesse, Giovanni CORTESE per il gruppo di Minissale, Giovanni LO DUCA o il fratello Santino, per il gruppo di Provinciale. In caso quello che da gli ordini per tutti è sempre Carmelo VENTURA. Gli accordi sono che ognuno guadagna per se nel Proprio territorio ma se ci sono da fare business li fanno insieme. Vi è pieno accordo fra i gruppi".

Secondo Nunnari, quindi, la pax siglata tra i clan cittadini negli anni '90, alla fine di quella sanguinosa guerra di mafia che fece decine di morti, è ancora saldamente vigente. Se ci fosse una cassa comune e chi lo reggeva, però, Nunnari non lo dice, o meglio non si intravede ancora nei verbali che da ieri sono pubblici.

Degli uomini del clan, Nunnari fa i nomi per quelli che conosce, in particolare fa quello di Marcello Tavilla, che lui conosce meglio perché con lui compiva e progettava le rapine. Proprio in occasione di un incontro per pianificare i colpi, avvenuto nella chiesa di San Francesco, Tavilla gli avrebbe rivelato che era sua la pistola adoperata per l'omicidio del ventunenne De Francesco. Tavilla avrebbe raccontato a Nunnari di aver dato a Perticari – in carcere per il delitto – una calibro 38 proprio su sua richiesta. Gli avrebbe anche raccontato che Perticari si era rivolto a lui su indicazione di Ventura, al quale Perticari si era inizialmente rivolto per avere un'arma. Ma i Ventura non ne avevano disponibilità immediata, e gli hanno consigliato di rivolgersi a Tavilla, gestore del banco di pesce più gettonato di Camaro.

Per il resto, Nunnari conferma "de relato" quanto già scoperto dagli investigatori sul delitto del 9 aprile: De Francesco minacciava continuamente il figlio di Perticari e lui, temendo per il figlio ma anche per se stesso, aveva deciso di regolare la questione, senza neppure tentare prima una "mediazione" di Ventura, che pure qualcuno gli avrebbe consigliato.

Nunnari fa una lunga lista di nomi di persone legate a Ventura, include l'altro elemento di spicco della zona sud, Enzo Pergolizzi, e definisce i principali affari: le estorsioni a tappeto, l'usura – parecchio denaro prestato a strozzo, ovunque, in città – le slot machine. Il resto, gli altri nomi e gli altri affari, sono ancora sotto la pagina bianca degli omissis, secretati, noti solo agli investigatori, ma già promettono interessanti sviluppi.

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