L'intervista al presidente della società biancorossa che ha vissuto una stagione incredibile e non vuole fermare la crescita puntando sui giovani
MESSINA – Il Riviera Nord, da neo promossa in Promozione dopo aver vinto il campionato di Prima Categoria, ha vissuto una stagione al di sopra delle aspettative e degli obiettivi. La squadra del presidente Dario Denaro puntava ad una salvezza tranquilla si è ritrovata in corsa per i playoff che ha ottenuto alla fine della stagione regolare regalandosi un’indimenticabile sfida playoff che li ha visti cedere alla più attrezzata Jonica in semifinale per 4-0, in una partita in cui tanto spazio è stato lasciato ai giovani, e soprattutto la Jonica ha vinto poi la finale contro il Città di Aci Sant’Antonio senza problemi.
In finale quasi la metà dei convocati erano calciatori under, classe 2005-2006-2007-2008. Proprio su questo punto il presidente biancorosso spinge per il futuro. Circa 170 tesserati delle zone Sperone, Granatari, Torrefaro, Pace e Paradiso, una realtà quella del Riviera Nord che dalla prima squadra vanta le iscrizioni nei campionati giovanili Juniores, Under 17, Under 15. Il prossimo anno ci sarà anche l’Under 16 e la grande novità sarà la scuola calcio.
Un progetto che cresce e deve fare i conti con le difficoltà anche del territorio messinese dove bisogna dividersi i pochi spazi con le altre realtà e in cui la retrocessione del Messina in Eccellenza rischia di influire a cascata sui campionati minori. Nonostante questo però il Riviera Nord vuole continuare il suo progetto di crescita, facendo crescere i giovani, affiancandogli atleti più esperti della categoria e nonostante si resti coi piedi per terra alzare sempre un poco l’asticella perché nello sport così si fa, senza tralasciare nessun aspetto o categoria.
L’intervista al presidente Dario Denaro
Un grande risultato aver raggiunto i playoff, come ci siete arrivati?
“Vinciamo il campionato di Prima categoria. Ci avevamo provato l’anno precedente, non era andata bene, ci siamo fermati a gennaio, pur essendo al secondo posto, e poi non è andata. A fine di quel campionato abbiamo subito gettato le basi per programmare un campionato di vertice in Prima Categoria e ci è andata bene e quindi quest’anno ci siamo cimentati per la prima volta, come neopromossa, nel campionato di Promozione”.
Avete operato rivoluzioni ad inizio stagione per affrontare al meglio il campionato?
“Noi rimanendo sempre con i piedi ben piantati a terra e senza avere grandi disponibilità economiche, abbiamo programmato nella misura in cui abbiamo voluto dare un cambiamento in continuità. L’allenatore scelto è stato il vice delle due passati stagioni, Daniele Broccio, un ex giocatore abbastanza conosciuto nei campionati dilettantistici. Ci aveva già impressionato per la sua dedizione e capacità di fare gruppo e quindi abbiamo deciso di puntare su di lui per questa prima esperienza in Promozione. Poi abbiamo mantenuto l’ossatura della squadra che ha vinto il campionato di prima categoria, i vari giocatori di carisma e di esperienza che tengono il campo, i vari Amante, Buda, Portovenero e anche i giovani ma con già tante gare alle spalle. Questo ha fatto sì che la squadra potesse già avere un impianto di gioco, un’ossatura di base su cui abbiamo inserito quei cinque, sei elementi che servivano per completare l’organico”.
Playoff a sorpresa e nel futuro?
Arrivare ai playoff era un obiettivo? Quando vi siete resi conto che erano alla portata?
L’obiettivo era disputare una promozione tranquilla che ci consentisse una salvezza anticipata, poi in realtà si è trasformato in una cavalcata che ci ha portato a disputare i playoff. Il giorno esatto, la partita esatta non c’è stata. C’è stata la consapevolezza. Noi ci abbiamo creduto nel momento in cui ci siamo ritrovati per parecchie settimane a essere imbattuti, già alla fine del girone d’andata ci siamo trovati in una posizione per cui eravamo lì, poi i risultati ci hanno dato ragione e quindi i ragazzi, grande merito loro, ci hanno creduto. Non era un obiettivo previsto però arrivati a quel punto la società e i ragazzi stessi hanno voluto giocarsela fino alla fine e hanno fatto bene”.
Si alzerà l’asticella? Si punterà ad altro nella prossima stagione?
“La soddisfazione di quest’anno è una soddisfazione complessiva perché al di là della prima squadra, il Riviera Nord, ed è il nostro orgoglio, è una delle poche squadre di Messina ad avere la Juniores, l’Under 17, l’Under 15 e adesso siamo partiti pure con la scuola calcio, quindi l’obiettivo è un obiettivo più globale che va oltre la singola categoria o la singola classifica. Sicuramente si alza l’asticella, sì, anche se apro una parentesi, la retrocessione del Messina è un fatto gravissimo dal punto di vista sportivo per tutto il movimento calcistico messinese e creerà sicuramente delle ripercussioni in tutti i campionati verso il basso. Per quanto ci riguarda, noi aspettiamo di concludere domenica prossima le attività con la finale del campionato provinciale Under 15. Dopodiché, come ogni anno, entro il 30 giugno chiuderemo il bilancio, ci sarà la riunione del consiglio direttivo e stimeremo le linee guida per quanto riguarda la prossima stagione che certamente partirà da una base di esperienza fatta nel campionato di Promozione con un’asticella e un’ambizione che in fondo c’è sempre stata. L’unica cosa che noi amiamo fare è che vogliamo rimanere con i piedi per terra”.
Le condizioni per fare calcio a Messina
Fare calcio a Messina è un’impresa possibile?
“Noi cerchiamo di lavorare in silenzio, più con i fatti che con le dichiarazioni, consapevoli delle difficoltà che una città come Messina ha per chi vuole fare sport e per chi vuole fare calcio. Messina è una città con tanta voglia di fare calcio, ma sapete benissimo le difficoltà che ci sono nel reperire i campi. Adesso dovremo stringere la cinghia probabilmente fino a ottobre, novembre, dicembre perché praticamente ci sarà solo il campo di Bisconte. Il Celeste a questo punto non si sa a chi verrà dato, come verrà dato, e quindi sarà difficile programmare una stagione a tutto tondo. Perché magari la prima squadra ha una sistemazione, ma quando devi ragionare anche con Juniores, Under 15, Under 16 che faremo, Under 17 e scuola calcio diventa tutto estremamente complicato. Fino all’anno scorso utilizzavamo il Bonanno, e quest’anno ci siamo dovuti arrangiare tra la Cittadella Universitaria, i campi a sette del Trocadero e le partite in casa, l’ultima fase dei campionati, giocate a Castanea, con un grande dispendio di risorse fisiche, mentali ed economiche, e con disagio per tutte le famiglie, perché chiaramente non hai più un solo sito, domani hai tre dove si allenano, poi un altro dove giocano, complicazioni che non rendono facile fare questo a livello dilettanti. Sono quelle cose per cui sei costretto a ritagliarti lo spazio per gli allenamenti, a incastro con altre società. Se un mister decide di fermarsi 20 minuti in più con alcun giocatore per provare magari due rigori, non lo può fare perché c’è l’altro turno che deve iniziare. Ci sono delle difficoltà oggettivamente, oggi, impensabili in altra realtà, ma che a Messina sono la quotidianità.
Presidente una provocazione, visto che la cronaca ci parla di un Acr Messina retrocesso, lei investirebbe a Messina come ha fatto e sta facendo il presidente Davis in queste condizioni in città?
“Secondo me, tutti i presidenti, ognuno in proporzione, siamo dei folli. Perché un’attività a perdere la fai per passione e la fai più o meno consapevolmente nelle condizioni in cui versa la città. Per me è un folle nella misura in cui si pensa di trarre subito dei benefici o di ottenere dei risultati in tempi brevi. A parte il fatto che, e me lo insegnate, nel calcio non è una scelta esatta per cui più investi e più vinci. Ad esempio il Modica prova da cinque anni e ha fatto grandi investimenti per vincere il campionato di Eccellenza. Sul Messina immagino che per loro sia stato complicato capire il contesto. Ma credo che il nostro sia un territorio dove c’è bisogno di calcio”.
Cosa manca?
“Per fare calcio servono le strutture, serve l’organizzazione, la programmazione. Io vivo a Palermo e vivo anche la realtà, essendo un partito di calcio, del Palermo stesso. Il City Group su Palermo ha investito nelle strutture e nonostante tutto quest’anno si sono trovati a combattere con altre realtà forti come Venezia e Frosinone. Riscontro poi un abisso tra le strutture che ci sono a Palermo e che ha il Palermo e quelle che ci sono a Messina. Tenete conto, per esempio, che a Palermo la seconda realtà dell’Athletic Club ha una struttura in gestione che è il Velodromo. Una struttura che posso tranquillamente paragonare a quella che oggi è il Celeste per Messina”.
Sogni e vittoria più bella
Come ogni realtà sportiva del territorio è un obiettivo far crescere e portare i vostri giovani in prima squadra?
Quest’anno hanno esordito in Promozione due ragazzi che avevano fatto con noi l’Under 17, hanno fatto la Juniores e quest’anno hanno esordito in campionato anche in prima squadra. Queste sono le soddisfazioni, vedere ragazzi che hai visto crescere perché quella è un’età dove proprio li devi sviluppare, devi cambiare tra una stagione e l’altra. Vedi l’attaccamento alla maglia, ai colori bianco-rossi, queste sono anche soddisfazioni. Anche se devo dirti che oggi questo concetto di avere in casa i giocatori di domani è strettamente teorico perché poi ti scontri con quello che è anche purtroppo questo baraccone, questa fiera dei giocatori che tra qualche settimana ricevono magari offerte migliori e al 30 giugno si svincolano tutti. Da un lato è giusto non farli restare prigionieri, dall’altro le società non sono proprietarie di nulla”.
Da presidente quale è la “vittoria” più bella che ha vissuto fin qui?
“Non mi fisso molto su un risultato, mi piace vedere i ragazzi contenti che gioiscono e acclamano il mister o il compagno che ha segnato, questa è una grande soddisfazione. Ognuno di noi fa questo non per business perché i soldi ce li mettiamo, ma per l’entusiasmo che ci alimenta. Un caso particolare dico la verità non c’è perché cerco di godermeli tutti”.
