Una riscrittura convincente al messinese Teatro dei 3 Mestieri, con adattamento e regia di SìCutrupi e Rizzo. In scena gli allievi della FormAzione Permanente
MESSINA – Nuova versione di “Romeo e Giulietta”. L’odierna riuscita riscrittura della più nota storia amorosa di ogni tempo, il dramma shakespeariano, datato fra il 1594 e il 1596, nella “mise en scène” rappresentata dall’ 8 al 10 maggio al messinese Teatro dei 3 Mestieri, con adattamento e regia di Stefano Cutrupi e Mariapia Rizzo, si è avvalsa di una strutturazione votata alla contemporaneità e connotata da canoni più consoni alla nostra modernità, pur se nel pieno rispetto del classico originale, nel suo ben conosciuto sapiente dipanarsi. In scena gli allievi della FormAzione Permanente.
E infatti, il propedeutico laboratorio teatrale intorno al testo, messo a punto con gli allievi del menzionato teatro, tenutosi a partire da ottobre 2025, è confluito infine in questa singolare “performance”, ove non si sono rinvenuti elementi connotanti la drammaturgia contemporanea “tout court”, atteso che può discutersi anche di una riscontrata integrità dello script originario, da intendersi però al netto dei tagli necessari più confacenti alla tipologia di rappresentazione “de qua”, della durata di 80 minuti circa, un tempo, nel caso di specie, da reputarsi più giusto. Quanto sopra ha permesso un complessivo alleggerimento del linguaggio del Bardo, che ha fatto il paio con una ambientazione atemporale ed un allestimento scenico assai concettuale, con listoni di legno colorato diversamente ricomposti, anche a scena aperta, dagli interpreti, per rappresentare nel segno più minimalista possibile, le differenti location di riferimento privilegiato della drammaturgia “de qua”.
Giova ancora far menzione dei costumi, volutamente a-storici, pur se più attinenti a tempi recenti, da reputarsi in linea con tale prospettazione.
Sul palcoscenico gli allievi Mariarita Andronaco, Alessia Bitto, Ash Bitto, Teresa Calabrò, Carmen Calogero, Andrea Curcuruto, Eugenio Enea, Pietro Pellegrino, Emanuele Pilato e Fabio Pisana.
Adattamento ben calibrato e regia riuscita di Cutrupi e Rizzo
La classe di FormAzione Permanente ha dunque seguito un percorso pedagogico/creativo importante, poiché volto alla riattualizzazione del mito, che è stato reso ancora più vivo e palpitante, attraverso un costante appropriato utilizzo della gestualità e del corpo, elemento quest’ultimo peraltro insito fin nella primigenia concezione delle rappresentazioni dell’antica Grecia, con la danza che, insieme alla musica e al canto ne era elemento essenziale. Sguardo, corpo e linguaggio sono stati insomma armonicamente fusi in una sintesi di estremo valore.
L’adattamento ben calibrato e la regia mai forzata, entrambi degni di nota, si sono attestati, come detto, agli encomiabili Cutrupi e Rizzo.
Sono apparsi apprezzabilissimi nella loro perfetta osmosi anche tutti gli allievi, dei quali non si può che lodare l’impegno profuso, che si è trasfuso in una resa apparsa intrisa di leggiadria e soavità, con i due giovani protagonisti pieni di grazia, perfettamente in aderenza, e non solo anagraficamente, al meraviglioso testo. Ho particolarmente amato la resa attoriale della giovane attrice nel ruolo di Mercuzio.
Agli astanti particolarmente numerosi, è stato così restituito il celeberrimo sogno d’amore di due giovanissimi appartenenti alle genie familiari dei Montecchi e dei Capuleti in lotta in quel di Verona nel lontano medioevo,
rendendo possibile, anche a mezzo di una recitazione sovente itinerante nell’ambito teatrale spaziale, il loro divenire parte attiva della piece – saggio, fino a condividerne il pregiato dispiegarsi con espressioni di autentico apprezzamento.
Ancora una volta, perciò, l’interazione fra realtà performative teatrali cittadine di certa competenza, id est del direttore artistico dei 3Mestieri e della condirettrice dei Magazzini del Sale, ha generato un innegabile valore aggiunto, un moltiplicatore di sana passione, che unitamente all’impegno diuturno, ha dato vita a pregiate gemme suscettibili di dare ottimi frutti.
La magistrale stagione “10 ” dei 3Mestieri, che ha accolto la differente domanda teatrale con una offerta plurima di qualità, si è avviata alla conclusione proprio con quest’ultimo appuntamento che ha davvero creato interconnessione di universi teatrali con comuni radici, volti cioè alla ricerca e al sociale con intenti altamente identitari e unificanti.
