Oggi la Variante approda in Consiglio. LabDem: L'amministrazione la ritiri - Tempostretto

Oggi la Variante approda in Consiglio. LabDem: L’amministrazione la ritiri

Oggi la Variante approda in Consiglio. LabDem: L’amministrazione la ritiri

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lunedì 26 Febbraio 2018 - 07:40

Oggi l'Aula dovrebbe iniziare l'esame della Variante al Prg, contro la quale nelle scorse settimane si è registrata la sollevata di scudi degli ordini professionali, sindacati e Sicindustria

Che non approvare la Variante di salvaguardia equivalga a “voler continuare a costruire in aree a rischio” è opinione del tutto personale dell’assessore De Cola e delle sue infondate argomentazioni alle quali non varrebbe neppure la pena di rispondere; l’impegno e le lotte di Laboratorio Democratico e dei suoi militanti a difesa dell’ambiente e del paesaggio dello Stretto e delle condizioni di vita dei messinesi hanno una storia con radici profonde nel tempo.

Nel premettere che Laboratorio Democratico condivide in pieno quanto espresso nel documento a firma di Ordini professionali, associazione industriali e sindacati, vogliamo qui aggiungere alcune brevissime considerazioni. Abbiamo più volte sostenuto di condividere l’idea di base e che ci impegneremo fino in fondo perché le colline della nostra città non vengano più urbanizzate e si riducano i livelli di rischio, ma proprio per questo riteniamo che l’Amministrazione comunale, con un atto di grande responsabilità istituzionale, debba ritirare questa Variante, perché al di la delle frasi fatte e delle chiacchiere di propaganda la Variante, per le insufficienti soluzioni che prospetta, non serve assolutamente alla messa in sicurezza del nostro territorio, ma anzi rischia di creare la completa paralisi dei processi di riqualificazione urbana, per anni.

Vorremmo ricordare all’amministrazione comunale che la città di Messina appartiene a pieno titolo alla Repubblica italiana e che quest’ultima garantisce come diritti costituzionali la tutela del paesaggio, la difesa del suolo e la protezione dei cittadini dai rischi; dunque esistono già leggi e norme che limitano l’edificazione nelle aree a rischio, e da queste leggi e norme e dalle istituzioni pubbliche chiamate ad applicarle, ci sentiamo più che garantiti. Sono norme che possono ledere il libero godimento della proprietà privata e per questo lo Stato se ne è assunto l’onere in prima persona o al massimo delegandolo alle Regioni, attraverso le Autorità di Bacino, il Genio Civile, la Soprintendenza, la Protezione civile, ecc.. Ce ne è abbastanza per sentirsi al sicuro, a meno che non si agisca al di fuori delle leggi. Questa amministrazione, invece che farsi prendere da un delirio di onnipotenza e pretendere di sostituirsi agli enti preposti, piuttosto che far finta di introdurre vincoli che non gli competono e che creano solo un danno all’economia, farebbe bene a far rispettare le leggi esistenti ed a rispettarle in prima persona, piuttosto che cercare di aggirarle come ha fatto più volte nei confronti di rilievi della Regione e del Genio civile.

Così, nel rispetto delle leggi, si adoperi immediatamente per adeguare le norme del PRG vigente in primo luogo a quanto previsto dal Piano Paesistico, come la legge impone, senza provare a prendere tempo con abili manovre dilatorie.

E sempre nel rispetto delle Leggi, se ha individuato situazioni di rischio le segnali immediatamente agli organi competenti regionali (PAI, Genio civile, ecc..) senza ricorrere a pseudo vincoli e false misure di salvaguardia che non hanno nessunissimo valore; lo studio dell’Enea, per quanto condotto da Ente terzo autorevole, per ammissione dello stesso, non ha alcun fondamento normativo!

E sempre nel rispetto delle norme nazionali sulla trasparenza si attivi, come richiede l’Autorità nazionale anti corruzione che prevede la trasparenza degli atti in ogni fase del procedimento di redazione di uno strumento urbanistico, per togliere l’illegittima secretazione messa sugli elaborati della Variante, considerato anche che qualunque mal interpretato regolamento regionale soccombe di fronte ad una norma nazionale.

Se così fosse, qualcuno potrebbe sostenere che la Variante sarebbe uno strumento minimale (inutile?) e potrebbe tranquillamente essere approvata, ed in questo senso sembrerebbero andare gli ultimi accorati appelli dell’amministrazione che, dopo aver promesso la madre di tutte le Varianti adesso tende a minimizzarne gli effetti. Purtroppo così non è, perché, come ben sottolineato da Ordini e associazioni, la Variante rischia di rappresentare uno strumento di blocco totale del comparto edilizio, dal momento che rende impossibile, da un punto di vista della convenienza economica, ogni intervento di riqualificazione in gran parte del territorio comunale.

Non sappiamo di quali dati parli l’Amministrazione e chi li ha elaborati, ma a noi risulta dai dati dell’ISTAT, dalle statistiche economiche, dai dati della Camera di Commercio e della Cassa edile, come più volte evidenziato dalle OO.SS., un vero e proprio tracollo dell’edilizia a Messina con livelli di disoccupazione crescenti e continua chiusura di imprese del settore. L’edilizia non si rilancia certo, come denunciato recentemente dal Commissario Iacp ing. Santoro, mettendo in atto comportamenti irresponsabili che rischiano di fare perdere alla città milioni di finanziamento regionale e tenendo bloccati per anni i progetti di Fondo Basile. Anche in questo caso l’Amministrazione Accorinti farebbe bene a smetterla con la sua guerra ideologica contro qualunque forma di attività edificatoria, anche quella mirata alla realizzazione di alloggi per le classi più disagiate.

Ed anche la messa in sicurezza del territorio, verso cui dovrebbe riorientarsi l’attività edilizia necessita di progetti organici e di ampio respiro, proprio quelli che nella Variante non sono individuati né programmati, visto che la stessa prevede solo vincoli e limitazioni all’attività edilizia.

Anche noi abbiamo più volte segnalato all’Amministrazione alcune modifiche che si potevano e si dovevano fare per costruire uno strumento urbanistico che fosse di tutela vera, ma anche ponesse le basi per uno sviluppo sostenibile della città e del territorio. Se Accorinti intende agire in questo senso, accolga le richieste di professionisti, imprenditori e lavoratori, anche per evitare il grave trauma di una possibile bocciatura, ritiri l’attuale proposta di Variante, levi ogni forma di secretazione ed apra ad un ampio dibattito con le forze economiche e culturali, per costruire insieme uno strumento davvero utile per il futuro della città ed il suo territorio.

LABORATORIO DEMOCRATICO MESSINA

Luigi Beninati

Francesco Barbalace

Giuseppe Fera

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