Atm, il Pd torna all'attacco dell'amministrazione comunale e "rispolvera" la sua proposta - Tempostretto

Atm, il Pd torna all’attacco dell’amministrazione comunale e “rispolvera” la sua proposta

Eleonora Corace

Atm, il Pd torna all’attacco dell’amministrazione comunale e “rispolvera” la sua proposta

mercoledì 13 Giugno 2012 - 13:55

Il partito democratico chiede una “trasformazione per scissione”, cioè un passaggio graduale in società per azioni invece della messa in liquidazione approvata con una delibera dalla maggioranza il 14 febbraio scorso. Delibera i cui termini sono peraltro già scaduti

Il Pd torna ad attaccare l’ammnistrazione comunale sulla gestione dell’Atm e della crisi che attanaglia la società di via La Farina. Stamattina, nel corso di una conferenza stampa, il partito democratico ha rilanciato la sua proposta alternativa per la soluzione della crisi Atm. Nella sala consiliare di Palazzo Zanca, il partito d’opposizione -capitanato dal capogruppo dei consiglieri comunali Felice Calabrò, dal segretario Giuseppe Grioli e dal vice segretario Armando Hyerace – ha denunciato l’inadempienza della giunta Buzzanca, che ha lasciato scadere i termini della delibera di messa in liquidazione della società, approvata dall’asse Pdl/Udc il 14 febbraio scorso.

Il PD già a suo tempo aveva duramente contestato la messa in liquidazione, proponendo, invece, con due emendamenti, una soluzione diversa: la “trasformazione per scissione”. Una strategia che consentirebbe di accompagnare l’Atm nella sua mutazione in S.p.a., senza spaventare i creditori, che, come sottolinea Grioli, con l’approvazione della messa in liquidazione, invece, hanno incrementato gli interventi di pignoramento. Inoltre, una parte dei debiti, quelli cosiddetti di esercizio, sarebbe stata rilevata dalla nuova società per azioni, capitalizzata nel frattempo, vista la mancanza di liquidità, direttamente tramite gli immobili di proprietà comunale, come il Cavallotti, gli stessi mezzi di trasporto, ecc. Poi, dopo un tempo minimo di stabilizzazione, si sarebbero potute immettere sul mercato fino al 40% delle azioni della nuova S.p.a.

Oggi il consigliere Saglimbeni ha esposto, inoltre, i dati dell’accertamento da lui programmato circa la soluzione del problema del trasporto urbano. Dall’inchiesta risulta che due milioni di euro sarebbero sufficienti per un servizio funzionale con ottanta autobus e nove vetture del tram. Quella della trasformazione per scissione è una soluzione approvata dal direttore generale Falgares, del Dipartimento Regionale Trasporti. Infatti, visto che a Palazzo Zanca la proposta non veniva presa sul serio, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Previti e il capogruppo PD Felice Calabrò hanno chiesto consiglio alla Regione. Palermo ha approvato il piano,ma il PDL, insieme all’UDC, ha votato comunque l’emendamento per la liquidazione della società. La delibera stabilisce che entro 60 giorni dall’approvazione bisognava presentare lo statuto e un mese dopo, realizzare la nuova S.p.a. Da febbraio, però, nulla è stato fatto. Adesso è uscito un bando per la selezione di tre collaboratori per redigere il Piano della di Riorganizzazione dei Servizi di Mobilità. Se si considera che entro 90 giorni doveva già esserci una nuova società, con tanto di statuto, si vede che i termini sono ampiamente scaduti. Per il PD questa è la dimostrazione dell’inadeguatezza di una giunta che è “lo zero assoluto a Messina, Palermo e Roma”.

Per questo bisogna riscoprire il ruolo del consiglio comunale, in attesa di un commissariamento ormai imminente, vista la decisione dell’Ars sul doppio incarico di Buzzanca. E a chi obietta che il consiglio comunale, di solito scarsamente partecipato, non suscita molta fiducia, Calabrò risponde: “Il consiglio comunale è in grado di affrontare la sfida, ha solo bisogno di essere spronato. Deve assumersi il ruolo che in questi anni abbiamo dimenticato”. Mentre a chi domanda se la situazione attuale dell’Atm sia responsabilità della sola giunta Buzzanca, o anche quella Genovese, venuta prima, abbia una parte di colpa, Grioli risponde che in venti mesi di gestione del centro sinistra la società è stata coscienziosamente amministrata.

Rilanciando la proposta firmata PD per la soluzione del caso Atm, vengono chiamati in causa i sindacati e il loro ruolo di mediazione tra lavoratori e istituzioni. Qualche sacrificio, afferma Calabrò, vista la situazione, sarà chiesto ai lavoratori. Si dovrà considerare, ad esempio, il pre-pensionamento o la mobilità del personale, che potrebbe essere utilizzato in enti o ruoli diversi.

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2 commenti

  1. Purtroppo non esiste una soluzione ottimale ad un problema grosso come l’ATM ma forse la proposta del PD, almeno a breve termine, è la più assennata.

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  2. Salvatore Vernaci 6 Luglio 2012 14:46

    La diatriba sull’ATM va affrontata con serietà, con cognizione di causa, nel rispetto della normativa vigente e collaborando tutti insieme a trovare soluzioni possibili ed efficaci. La legge 148 del 14 settembre 2011 (che ha il titolo “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”) e la legge di stabilità 2012. impone agli Enti Locali di valutare, entro il 12 agosto 2012 e in ogni caso prima del conferimento o del rinnovo della gestione dei servizi, la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi: l’attribuzione dei diritti in esclusiva è limitata ai soli casi in cui la libera iniziativa non possa soddisfare i bisogni della comunità. La norma, inoltre, stabilisce che il conferimento della gestione del servizio può essere effettuata a imprenditori individuati attraverso procedure competitive di evidenza pubblica oppure a società miste, a condizione che al partner privato – selezionato attraverso una gara – sia riservato almeno il 40 per cento del capitale sociale. Resta del tutto ESCLUSA la possibilità di una gestione diretta o di un affidamento cosiddetto “IN HOUSE”, cioè a società direttamente controllate dall’ente locale.
    Quindi la legge di stabilità impone agli enti locali di aprire i servizi pubblici alla concorrenza.
    L’unica via, al Comune di Messina, per uscire dall’impasse è la trasformazione dell’ATM in S.p.A., previo accollo dei debiti da parte del Comune. Infatti è il Comune che risponde, in modo illimitato, dei debiti contratti dalle proprie Aziende municipalizzate e dalle Società, ove il Comune sia azionista unico o, pro quota. (Corte dei Conti – Del. 30 ottobre 2006 n. 17). Il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri comunali, i Dirigenti, i Revisori dei conti, gli Organi ed i direttori generali dei C.D.A delle Aziende muncipalizzate, gli Organi delle Società partecipate, ciascuno, secondo le competenze, rispondono dei provvedimenti adottati o della mancanza di controllo, per la gestione dissennata dell’Azienda o Società, che si è concretizzata nel non rispetto delle regole di sana ed economica gestione, che potrebbero avere provocato danno erariale al Comune”. (Corte dei Conti, Sez. I – Giurisd. Centrale, -sentenza del 21 settembre 2011 n. 402).
    Il Consiglio Comunale, per deliberare la trasformazione dell’ATM in S.p.A., deve preventivamente: 1) conoscere la posizione debitoria dell’ATM.; 2) verificare se il bilancio comunale ha risorse di parte corrente e sufficiente avanzo di amministrazione per poter procedere alla copertura dei debiti dell’Azienda; 3) procedere al riconoscimento ed all’accollo dei debiti fuori bilancio, riconoscibili, a norma dell’art. 194 del T.U.E.L. ed alle eventuali azioni di rivalsa per quelli, giuridicamente, non riconoscibili 4) lasciare il patrimonio aziendale alla costituenda S.p.A.
    Una volta trasformata in S.p.A., si prenderà atto che soldi non ce ne sono e bisogna attingere alla imprenditoria privata sana che ha voglia di scendere in campo.
    La cessione di quote minoritarie di proprietà a investitori privati creerebbe un immediato sollievo per la finanza pubblica locale
    Il Comune di Messina, qualche anno fa, aveva preso già contatti con una rinomata società francese, grande operatore di trasporto urbano, che aveva manifestato significativo interessamento per la mobilità di Messina. Perché non riallacciare questi contatti?… Ormai i trasporti pubblici interni di diverse Città italiane (Genova, Belluno, Roma, Napoli, ecc… )sono gestite o hanno in corso trattative con Società straniere, perché la gestione diretta dei trasporti pubblici, economicamente e funzionalmente, non è più possibile.

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