"Salvini fermati", Germanà no ponte: il pesce d'aprile messinese

“Salvini fermati”, Germanà no ponte: il pesce d’aprile messinese

Redazione

“Salvini fermati”, Germanà no ponte: il pesce d’aprile messinese

lunedì 01 Aprile 2024 - 08:04

Una tradizione che si rinnova all'epoca del web, con una finta Ansa

Gira da ieri circola una finta Ansa negli ambienti politici messinesi. “Ho cambiato opinione sul ponte, Salvini fermati”: parole del senatore Nino Germanà, paladino di “Ponte e libertà”, folgorato sulla via dei no ponte. Ma si tratta di un pesce d’aprile.

Continua il finto comunicato: “Il prossimo lunedì il senatore leghista terrà una conferenza stampa per spiegare le ragioni che lo hanno portato a cambiare opinione sulla grande opera, aderendo al fronte noponte. Sembra abbiano pesato i numerosi commenti nopontisti postati in questi mesi sulla pagina fb del senatore, che ne hanno fatto la pagina più nopontista sul web (Ansa)”.
Insomma, anche nell’epoca delle fake news e del web, si mantiene la tradizione del pesce d’aprile. Ma quali sono le sue radici?

La storia del pesce d’aprile

Le origini sono incerte. Non si conosce esattamente il periodo in cui ebbe inizio, né per opera di chi. Gli studiosi di tradizioni popolari forniscono diverse versioni – basate più su congetture teoriche che su dati scientificamente provati – che avvolgono la nascita di questa tradizione in un alone di mistero.

L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile a un periodo antecedente al 154 A.C., quando il primo aprile segnava l’inizio dell’anno. Più tardi, la Chiesa soppresse la festa stabilendo l’inizio dell’anno il primo di gennaio. La vecchia tradizione continuò comunque a sopravvivere tra i pagani che per questo venivano derisi, si racconta.

Un’altra ipotesi, abbastanza diffusa, si rifà invece al rito pagano, legato all’antico calendario giuliano, quando il primo di aprile segnava l’inizio del solstizio di primavera. Terminato l’inverno, l’avvento della stagione primaverile sanciva il rinnovamento della terra e della vita. In questa occasione, tra il 25 di marzo e il primo di aprile, si usava propiziare gli dèi, offrendo doni e facendo sacrifici in loro onore. La festa era anche occasione per esprimersi in massima libertà con lazzi, burle e buffonerie.

Con l’avvento del Cristianesimo, nell’Impero Romano feste di questo tipo furono sostituite con altre festività religiose, con l’obiettivo di far scomparire per sempre gli usi e le tradizioni pagane. Le persone che, nonostante ciò, si ostinavano a festeggiare il vecchio rito pagano venivano ridicolizzate, si dice.

Entrambe le ipotesi, comunque, confermano la matrice pagana della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo (ricerca di Annalisa Cameli, fonte http://www.intrage.it/).

Un commento

  1. Corbezzoli…. com’è spiritoso!

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