"Il fuoco ha bruciato ulivi, arance e il senso del nostro lavoro", afferma l'imprenditore Capizzi. Si tratta dell'area dei Calanchi del Cannizzola, nell'Ennnese
CENTURIPE (ENNA) – Nella Sicilia dei 380 roghi in un giorno rimangono ferite profonde. In particolare, due incendi devastanti hanno colpito, in rapida successione, l’area dei Calanchi del Cannizzola, nel cuore del progetto “Deserto fiorito di Sicilia” a Centuripe, nell’Ennese. Il tutto trasformando in cenere, a fine luglio, ettari di paesaggio rigenerato con anni di “impegno, passione e visione”. A denunciare quanto accaduto è Francesco Capizzi, imprenditore agricolo e promotore del progetto “Le uniche arance del deserto di Sicilia”. Imprenditore che da anni lavora con la comunità locale per trasformare un’area marginale e dimenticata in “un laboratorio vivente di rigenerazione ecologica, agricola e culturale”.
Ha dichiarato Capizzi, dopo aver documentato in un video il disastro ambientale: “Sono demoralizzato. È difficile trovare le parole quando vedi andare in fumo quello che hai costruito passo dopo passo, insieme a tante persone, con amore, fatica e speranza. I Calanchi del Cannizzola oggi sono una ferita viva. Il fuoco non ha solo bruciato gli ulivi, le arance e il paesaggio. Ha colpito il senso stesso del nostro lavoro. Ma non ci arrendiamo. Questa terra è resiliente. E noi con lei. Il silenzio delle istituzioni è assordante. Ma il grido della terra ferita e di chi la ama è più forte”.


Il fuoco ha aggredito un territorio fragile ma in piena rinascita. “Un paesaggio unico che negli ultimi anni è diventato simbolo della Sicilia che resiste e rifiorisce grazie a progetti collettivi di agricoltura sostenibile, turismo etico, arte sociale, educazione ambientale e inclusione”, viene sottolineato. “Chi incendia il territorio – ha aggiunto Capizzi – colpisce la possibilità di futuro. Brucia la bellezza, il lavoro, la dignità. Chiediamo con forza alle istituzioni: dov’erano i presidi? Dov’era la prevenzione? Dov’è il rispetto per chi resta e ricostruisce?”.
L’appello: “Occorre davvero investire nei territori e nella prevenzione”
La comunità del “Deserto fiorito” lancia ora un appello pubblico: “È urgente cambiare passo. Investire davvero nella cura dei territori. Rafforzare la prevenzione. Proteggere chi vive e lavora nelle aree interne, spesso abbandonate e ignorate dalle politiche pubbliche”.
“Dal Touring Club un riconoscimento al valore paesaggistico, naturalistico e culturale dei Calanchi del Cannizzola”
Per comprendere l’importanza strategica del luogo, basta un dettaglio: il ringraziamento, sulla pagina Facebook del progetto, al Touring Club Italiano lo scorso giugno: “Desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento per aver scelto i Calanchi del Cannizzola come meta turistica. La vostra attenzione verso questo luogo unico, tanto affascinante quanto fragile, rappresenta un riconoscimento prezioso per il valore paesaggistico, naturalistico e culturale di un territorio che merita di essere conosciuto e soprattutto tutelato. I Calanchi del Cannizzola, con la loro straordinaria bellezza modellata dal tempo e dalle forze della natura, raccontano una storia silenziosa fatta di equilibri delicati. La vostra scelta contribuisce a sensibilizzare visitatori e istituzioni sull’importanza della loro conservazione e valorizzazione sostenibile. Grazie per aver dato visibilità a questo angolo autentico e spesso dimenticato della nostra terra. Il vostro impegno per un turismo consapevole è una fonte di ispirazione”.
