Seguenza, Maurolico, La Farina, Archimede, Ainis, Basile “in mano” agli studenti. Che rispondono indispettiti a chi li accusa di voler solo anticipare l’inizio delle vacanze natalizie
Studenti messinesi allineati e compatti: tutti contro la riforma Gelmini, che il prossimo 14 dicembre, crisi di governo permettendo, dovrebbe essere approvata in Senato.
Si ingrossano, dunque, le file della la protesta studentesca messinese e adesso gli istituti superiori occupati sono sei: “Seguenza”, “Maurolico”, “La Farina”, “Archimede”, “Ainis”, “Basile”.
Gli “attori protagonisti” della mobilitazione, cioè gli studenti, difendono strenuamente questa forma estrema di contestazione e respingono le accuse di chi afferma che l’occupazione in atto è solo un espediente per anticipare le vacanze di Natale ormai alle porte.
Alla base della protesta, affermano convinti gli “occupanti”, ragioni serie e reali, messe nere su bianco nei “manifesti” dei singoli istituti.
Ad esempio, gli studenti del Maurolico spiegano il loro “no” alla riforma in un documento indirizzato sia al prefetto Alecci che al dirigente scolastico Dinolfo, nel quale contestano i tagli di circa 8 mld di euro in tre anni per la scuola pubblica, ritenendo che tale ridimensionamento inficerebbe la funzionalità del sistema formativo italiano.
«La riduzione dei fondi – si legge – anche a causa del licenziamento massivo di personale docente ed A.T.A. (pari a più di 42 mila docenti ed oltre 15mila personale Ata per l’A.S. 2009/2010, a fronte di un aumento degli studenti di circa 37 mila unità) limita fortemente l’attività didattica e formativa, penalizzando tutte le componenti della scuola. Si prevede, infatti, l’annullamento di tutti i corsi extracurriculari di recupero e potenziamento».
Al Maurolico, così come negli altri sei istituti “in mano agli studenti”, l’occupazione si sta svolgendo in maniera pacifica ed è accompagnata da attività extrascolastiche e dibattiti.
Giovedì 9 Dicembre, la mobilitazione sfocerà in un corteo che vedrà sfilare insieme, in strada, studenti di Messina e provincia, universitari,ricercatori, precari della scuola e chiunque «si sia speso nella battaglia per un’istruzione pubblica, di qualità e di massa».
