Il tappeto rosso delle grandi occasioni che dall’ingresso del Rettorato è stato steso fin sui gradini della cattedra dell’Aula Magna, è la sintesi perfetta dell’accoglienza che l’Università di Messina ha riservato ieri al direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian(nella foto).
Un incontro o, come ha preferito definirlo il Magnifico Rettore Franco Tomasello, una lezione in cui il direttore del quotidiano della Santa Sede, nonché prof. ordinario di Filologia patristica all’Università la Sapienza di Roma, ha discusso con i presenti di uno dei temi cardine della tradizione cristiana, oggi più che mai di grande attualità: fede e ragione.
L’analisi di Giovanni Maria Vian, ha preso spunto da quelli che lo stesso professore ha definito i “punti cruciali- del papato di Benedetto XVI, in cui l’argomento è stato al centro di numerose polemiche: la lezione tenuta da Papa Ratzinger all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006 dal titolo “Fede, ragione e università- e il mancato discorso, ma ugualmente pubblicato sulle pagine dell’Osservatore Romano, che il rigoroso e dogmatico papa tedesco avrebbe dovuto tenere in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’Università romana, lo scorso 17 gennaio.
“Due occasioni – ha detto Vian rivolto verso l’uditorio di una stracolma Aula Magna – in cui il pontefice ha analizzato a fondo il complesso rapporto esistente tra la due realtà che però, complice una non sempre corretta informazione, è stato in parte distorto, contribuendo così ad alimentare sterili polemiche intorno ad un tema delicato come quello in esame-.
L’incontro, voluto dalla Facoltà di Lettere ed organizzato dalla prof. Maria Antonietta Barbara, ha rappresentato, a detta dello stesso Tomasello, un’occasione di grande prestigio per l’università di Messina: un’occasione in cui i tanti studenti intervenuti hanno potuto riflettere e confrontarsi in modo più approfondito su una questione che, dopo l’episodio della Sapienza, definito sia dal Rettore sia dal prof. Vian, “triste e desolante-, non può non essere discussa proprio in un’aula universitaria.
