I cancelli, però, restano aperti
«Questa scoperta è di grande importanza, – ha ribadito anche ieri Giovanna Maria Bacci, della Soprintendenza ai Beni Culturali – importante per tutta la storia della colonizzazione greca non soltanto in Sicilia ma in tutto il Meridione. Potremo avere la certezza – ha aggiunto la responsabile –, che l’area è servita ai greci per fondare Zancle dopo anni di studi, ma adesso si può sicuramente affermare che quella è la zona in cui, verso la fine dell’VIII secolo, è avvenuto un rito, protrattosi poi nel tempo, che ha attinenza proprio con Zancle».
La dichiarazione della dottoressa Bacci riportata dalla Gazzetta del sud, riaccende l’attenzione dei cittadini e degli studiosi sull’importanza presunta del sito archeologico rinvenuto in Via La Farina, ma la stessa devozione non è riposta nell’ottemperare alle attività di protezione del sito in oggetto.
A oltre due settimane dal nostro primo intervento, abbiamo nuovamente indagato sullo stato di mantenimento, riscontrando che: la chiusura posta in essere dalla ditta edile diretta dall’ arch. Geraci, già contattato in merito da noi, per evitare accessi indesiderati risulta essere assolutamente inutile se vista a fronte dell’accessibilità “permessa- da un’inefficace chiusura frontale (come dimostrato da foto). Inoltre, in seguito alle copiose piogge dei giorni scorsi si nota un collasso delle precarie, quanto inutili coperture agli ambienti riportati alla luce dalla soprintendenza, colmandoli di fango e detriti, fra i quali si notano anche reperti in coccio, che andavano perlomeno protetti al fine di garantire una meglio definita lettura della stratificazione storica.
Va considerato che nell’area in oggetto, negli scorsi anni, è andato già perduto un corposo bagaglio del nostro trascorso storico, vedi l’adiacente palazzo (rosso) che solo un paio di anni fa ha concluso la sua edificazione senza nulla “trovare- nei suoi scavi, come se l’interesse archeologico fosse limitato all’area del palazzo Colapesce, mentre da foto d’epoca notiamo con chiarezza che fin sul sito dove ora sorge la stazione ferroviaria, progettata dall’arch. Mazzone, si erano riportati alla luce importanti resti archeologici, riferiti (come si vede nella fotogallery)ad un “mercato- databile IV – V secolo a.C.
Ci chiediamo quando le varie amministrazioni vorranno prendere seriamente atto del nostro patrimonio storico, e convertirlo in ricchezza occupazionale.
