«L’attesa del Santo Padre è stata dolce e densa di sentimenti devoti e santi». Il ricordo emozionato della Clarisse in occasione della canonizzazione di Esmeralda Eustochia, la prima nella storia fuori dal territorio pontificio. In approfondimento l’omelia integrale
«La Chiesa gioisce di poter oggi qui, a Messina, proclamare solennemente la santità di una delle figlie della vostra terra siciliana: la beata Eustochia Smeralda Calafato». Con queste parole il papa Giovanni Paolo II “salutò” la canonizzazione della Beata Eustochia, il giorno della sua visita l’11 giugno 1988. Un giorno storico non solo per Messina: quella canonizzazione, infatti, fu la prima, nella storia, celebrata fuori dal territorio pontificio per l’Italia, detta “extra urbem”. Un evento che la dice lunga sull’importanza che la «vostra nuova santa messinese» rivestiva per Karol Woityla. «La vostra nuova Santa “messinese” – disse il Papa nell’omelia (in approfondimento il testo integrale), figlia della Sicilia, sembra ripetere attraverso i secoli e le generazioni questo invito di Cristo: “rimanete in me ed io in voi”. (…) Ho pensato alla vita di questa vostra madre e sorella fondatrice, che oggi arriva agli onori dell’altare come una Santa, Santa di questa terra, Patrona di questa città». Toccante è ripercorrere le ore di quel giorno così come le vissero le Clarisse di Montevergine. «L’attesa del Santo Padre è stata dolce e densa di sentimenti devoti e santi. Nel primo pomeriggio di quell’11 giugno ci siamo trovate in chiesa per celebrare i Vespri. Terminata la celebrazione della liturgia, un certo movimento degli agenti di polizia ha richiamato la nostra attenzione: il Papa è in arrivo!». In strada si ferma un’automobile, poi una seconda, una terza ed ancora altre, «poi quella del Pontefice». Giunto in chiesa, papa Woityla si inginocchia e si ferma a pregare per una decina di minuti. «Questo silenzio orante – raccontano le Clarisse – ci ha messo in comunicazione diretta con lui, dolce Cristo in terra, in un modo misterioso ma reale».
Il Papa si siede poi ad un tavolo, sul quale «vi era una grande pergamena in cui ringraziavamo lui delle sue adesioni», che lo stesso avrebbe poi firmato. «Prima che egli si accostasse al microfono, gli abbiamo fatto indossare dal suo segretario Stanislavo Djwsj una stola antica tutta ricamata su rete con filati d’oro, perché ci rimanesse come ricordo. Così ha rivolto agli astanti una sua riflessione sulla liturgia, sul versetto “Calicem Domini accipiam et nomen Domini invocabo”». Papa Giovanni Paolo II fa dunque un discorso alle Clarisse, prima di impartire la benedizione: gli vengono quindi offerti un quadro di una Madonna nera lavorata finemente a mezzo punto, un astuccio contenente una medaglia ricordo della canonizzazione di S. Eustochia e una teca in argento con una sua reliquia. Inoltre Madre Gemma Ganci, presidente della Federazione dei Monasteri, presenta una pergamena e l’offerta di due milioni, «quale dono delle Clarisse di Sicilia». Subito dopo «il Pontefice ha posato su tutte la sua santa mano accompagnandola con un dolce sorriso. Anche qui silenzio, ma dialogo profondo di gratitudine reciproca e verso il buon Dio. Ha salutato ancora le Sorelle fino all’uscita».
Questo, invece, il racconto della “preparazione” al rito della canonizzazione. «Preparazione lunga, faticosa – leggiamo ancora nel Bollettino – fatta di contatti, dialoghi, difficoltà da superare… I testi, i gesti, i ministri, gli arredi, il luogo… ora è tutto pronto. Attendiamo il suo arrivo. (…) Il Santo Padre entra in sacrestia. Tutti si stringono attorno a lui. Egli saluta e poi si avvia a prendere gli abiti liturgici. C’è ancora confusione. Inizia il commento e, come per incanto, tutto tace attorno. Migliaia di occhi si polarizzano verso l’Altare». Al Papa rivolge il suo saluto l’arcivescovo del tempo, Ignazio Cannavò: «In questo momento vi dice grazie tutta la Chiesa di Messina – Lipari – S. Lucia del Mela con la rappresentanza di questa folla, che sarebbe stata più numerosa se avessimo avuto uno spazio più grande. Vi dicono grazie i piccoli, i giovani, gli adulti, gli anziani, i sani e i malati, la gente umile, i lavoratori e gli uomini di cultura. (…) Messina è in stato di missione, tesa a crescere nella ministerialità e nella missionarietà. Viviamo anche la grande realtà della disoccupazione specialmente giovanile,con la conseguente crescita della delinquenza e dell’uso della droga. A tante nostre famiglie manca la casa nonostante l’impegno delle Autorità, che dovrà ancora aumentare. (…) Beatissimo Padre, vogliamo essere sempre più uniti a Voi, e Voi benediteci». (Bollettino Ecclesiastico Messinese). (FOTO D’ARCHIVIO ISOLINO)
(IN APPROFONDIMENTO L’OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DELLA CANONIZZAZIONE DI S. EUSTOCHIA)
